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L’esempio greco e la sindrome del TITANIC

Di Giuseppe Rigoni

Che cosa non si è ben compreso della crisi economica della Grecia in Italia?
Secondo me non si è compreso che si tratta di un simbolico cavallo di Troia per le economie deboli del sud Europa. L’ attuale pacificazione sui mercati finanziari, che si è instaurata durante e dopo la crisi, non è affatto una pace reale, nè tantomeno una pace possibile, visto che per il momento ha lasciate intatte le cause che hanno generato la crisi. E le cause sono l’eccessivo indebitamento degli stati ad economia evoluta, America compresa, tutti noi conosciamo quanto sia grande il debito pubblico americano, ed anche quanto sia importante la mole dei titoli tossici americani nel contesto della loro economia.
In Europa le cose non vanno meglio, in assenza di un’ unica regia economica Europea, le economie dei singoli stati hanno fatto a gara a chi si indebitava più velocemente, per dimostrare agli altri stati membri, che indebitarsi era una necessità se si voleva restare al passo con la modernita degli altri stati, alcuni stati menbri della novella Europa, si sono poi indebitati per attuare della socialità gratuita e poco responsabile, è stato il caso della Grecia ed è il caso dell’Italia che da sola ha un debito pubblico stratosferico.
Gli attuali governatori dell’economia, sono di pareri discordi tra di loro, Draghi ammonisce e rammenta che è tempo di stringere i cordoni della borsa e di risanare, Tremonti dice che siamo in linea con il resto delle economie europee, e nel fondo stiamo meglio degli altri.
Nella realtà però le cose stanno diversamente e lo si è visto con la crisi greca, spesso a muovere la crisi sono dei fattori esterni all’Europa, la finanza cinese, ad esempio, sta diventando pericolosa, perchè sta prendendo coscienza che in poche ore potrebbe perdere più della metà della ricchezza aurea accumulata in questi anni, se solo l’America portasse a parcheggio parte dei titoli tossici che al momento tiene fermi nel cassetto. Ma potrebbe succedere che per necessità americane legate ad altri equilibri, (ad esempio alla crisi iraniana),  l’America decida di farne saltare una certa percentuale creando un improvviso forte scossone della borsa, il chè potrebbe mettere in crisi gli stati ad economia più debole del sud Europa, Spagna ed Italia incluse, obbligandole all’improvviso a risanare se stesse senza ulteriori deroghe per nessuno.
Ebbene in quel momento serviranno a ben poco le manifestazioni di piazza per salvare il salvabile, ma si dovranno rifare all’improvviso tutti i nostri conti ed accettare un tenore di vita più basso, ed un prelievo fiscale alle stelle per parecchi anni per poter restituire i prestiti che le economie forti ci faranno per farci sopravvivere.
Per ora i politici recitano tutti la loro parte come da copione, nessuno dei despoti cerca negli altri un punto di incontro per superare i problemi. L’attuale sistema elettorale del resto ha messo in moto il demone del
despotismo, mentre in alteranativa avevamo bisogno di governi di unità nazionale che avessero spinto verso una pacificazione nazionale  e verso la ricerca di una via d’uscita onorevole per il Paese.
E mentre nei circuiti ufficiali si festeggiano i fasti della unità nazionale, in qualche villa appartata si studia come far fracassare su se stessa l’Italia che con la legalità perseguita i padrini delle cosche, che da tempo
hanno assunto il potere, invece dei padroni delle fabbriche che per anni hanno dato lustro allo stato italiano,  dando l’impressione che il lavoro che accomuna tutta la gente onesta sia un valore da difendere.
Mentre ora il governo vuole stabilire l’impunità per tutti coloro che da dentro il malaffare hanno condotto l’Italia verso il baratro dove è finita la Grecia.
Ultimamente però, qualcuno ha iniziato a capire che stiamo rischiando troppo, è il caso del Presidente della Camera, ma l’oblio del potere ha dato alla testa a molti dentro la maggioranza e mentre il Paese aspetta misure correttive di risanamento forti, il resto della truppa impunita brinda nella sala delle feste dentro il TITANIC.

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