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La sindrome di Peter Pan


di Annalisa FARINELLO. Nostalgia, sentimento che tutti noi abbiamo sperimentato.
Si parla della nostalgia nei confronti della Patria, della persona amata, di oggetti in qualche modo reali.
C’è un’altra forma di nostalgia e chi “soffre di nostalgia” non rimpiange una persona o un luogo quanto un tempo.
La propria giovinezza, l’infanzia..
Il sottile patimento prodotto da questa nostalgia non può essere guarito da alcun ritorno.
E’ infatti il tempo il vero nemico contro cui il nostalgico cerca disperatamente di combattere.
Non poter recuperare “il tempo” è il dramma che non riesce ad accettare.
Una furiosa lotta contro il tempo, un desiderio di ritorno, una necessità di “tornare indietro” di poter credere in promesse non mantenute, la paura di “ andare avanti”, di essere dolorosamente delusi, feriti.
La capacità di costruire scenari interiori, dove il possibile e l’impossibile si incrociano e si sovrappongono, riveste nella vita psichica una grande importanza.
E’ da molto piccoli che si impara a far uso delle fantasie per riempire il vuoto del sentirsi soli, separati, rifiutati, non amati.
Fantasticare diventa per il bambino lo spazio- tempo in cui creare e ricreare, in cui passato e presente si confondono, dove realtà e desiderio coesistono senza urti.
Con l’età adulta il desiderio lascia il posto al possibile, al principio di realtà, dove i sogni continuano a colorare i giorni grigi, senza confondersi con il reale.
In questo scenario “l’adulto nostalgico” si muove come un acrobata che cammina sul filo, in una condizione di perenne rischio; il principio di desiderio e il principio di realtà, la perenne lotta che immobilizza.
E’ quella situazione psicologica il cui termine è entrato nell’uso comune in seguito alla pubblicazione di un libro di Dan Kiley, nel 1983, “The Peter Pan Syndrome” letteralmente “ Il ragazzo che non voleva crescere”.
E’ più frequente nel maschio, la persona è immatura, si rifiuta o è incapace di crescere, di assumersi responsabilità anche se ha trenta o più primavere.
Ritiene il mondo degli adulti ostile e si rifugia “nostalgicamente” nell’infanzia o nell’adolescenza.
Si trova spesso nella storia di questi soggetti un padre assente, irresponsabile e una madre insicura, incapace di contenere le ansie dei figli.
E’ la difficoltà di vivere l’oggi che preclude la costruzione del domani, rifugiandosi nel passato, l’adulto “ Peter Pan” si illude di poterlo manipolare, di poter ricucire gli strappi affettivi subiti, negando la realtà del suo vissuto.
E’ un lavoro lungo che bisogna intraprendere per uscire da questa trappola, per eliminare il blocco emozionale, per vincere la paura degli altri, le angosce della vita adulta che solo vede e paventa.
Non si può prescindere dal riconoscimento del proprio stato da parte di chi è affetto da questa sindrome per un intervento efficace.
Solo attraverso una guidata revisione critica sarà possibile ridare alle dimensioni temporali la giusta successione.
Accettarsi, costruire pian piano quell’autostima che permette di vivere nel mondo adulto in un confronto reale, dove le gratificazioni non siano più legate a magiche fantasie ma alla capacità di incidere con l’assunzione di responsabilità sul proprio futuro, questo l’obiettivo da raggiungere.

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