Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Quello che le donne non dicono

“Libertà di scegliere una tecnica antalgica efficace e sicura per lenire un dolore importante come quello del parto”.gravidanza
L’AIPA, Associazione Italiana Parto in Analgesia è nata grazie all’impegno di un manipolo di donne testarde, amiche virtuali incontrate per caso su epidurale.blogspot.com e sul forum di www.alfemminile.com.
Mesi di post e discussioni su parto, dolore ed epidurale, diritto di libera scelta e poi alla fine la decisione. Inutile arrabbiarsi leggendo l’ennesima bufala sull’epidurale spacciata per buona grazie al bollino della Evidence based medicine. Inutile imbufalirsi per l’ennesima richiesta disperata dell’ennesima futura mamma alla ricerca dell’epidurale che non c’è. Così le più affezionate al blog epidurale hanno deciso di passare all’azione, di rispondere colpo su colpo alla propaganda anti-epidurale, al partito del parto naturale a tutti i costi, alla frangia manichea che vorrebbe ridurre il parto in Italia ad una logica calcistica: naturale contro medicalizzato.
Leonilde, Arianna, Federica, Gabriella, Laura. Donne diverse per professione – dalla casalinga alla dottoressa anestesista – ma tutte convinte che l’Italia ha bisogno di voci femminili che difendano attivamente il diritto di scelta delle donne ad un parto rispettoso del loro corpo, della loro persona e del loro dolore.
Leonilde è la prima che tracciato il solco dove tutte noi oggi cerchiamo di seminare idee e iniziative, perchè Leonilde ha scritto la petizione che oggi l’AIPA promuove attivamente (http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita). Una petizione che prima di essere affidata al web girava per le strade di Velletri e zona Castelli Romani. Titty (Leonilde) fermava per strada i passanti e spiegava loro quello che nessuno in Italia sa o finge di non sapere. E cioè che l’84% degli ospedali e delle cliniche convenzionate nega il parto in analgesia epidurale alle donne. Che persino in quel 16% si annidano protocolli ospedalieri e/o personale sanitario che di fatto possono negare arbitrariamente e senza nessuna motivazione medica l’epidurale alle partorienti che ne fanno richiesta. Basta dire che non sei ancora a 4 cm di dilatazione e che devi aspettare. E tu aspetti e spingi e soffri. E le ore passano e quando implori nuovamente l’anestesista quello non verrà mai perchè hai superato i 6 cm. 4 cm, 6 cm. Nel parto la geometria è un’opinione peraltro impossibile da verificare nelle sue grandezze.
Laura è avvocato e più di una volta ci ha aiutato con le sue consulenze legali. Gabriella sarà mamma per la terza volta e malgrado la sua panciona ha percorso i corridoi degli uffici della Regione Toscana per conoscere i motivi che hanno fatto della sua regione, un paradiso del parto “naturale” e un incubo per le madri che vorrebbero un parto indolore assicurato.
Arianna è l’anestesista del gruppo, la nostra fonte principale di informazioni mediche sulla tecnica della analgesia in travaglio di parto. Federica è la nostra pillola energetica, la nostra giornalista d’inchiesta, quella che riesce a trovare notizie incredibili che fanno spesso riflettere.
Ma poi ci sono Claudia e Federica la rossa, Alessia, Natalia, Paky. Chiedo scusa se non nomino tutte le donne che hanno dato e danno un contributo importante per questa lotta. Donne che credono che gridare alla medicalizzazione quando si parla di epidurale è da scellerate. Perchè la storia dovrebbe averci insegnato che la difesa incondizionata della naturalità, nasconde ombre che credavamo fugate con i referendum su aborto e divorzio. E’ la difesa della Natura – quella metafisica con la enne maiuscola – che ha privato per millenni le donne del diritto di scelta ad una maternità consapevole. E’ sempre per amore della Natura che le donne infertili vengono bombardate di ormoni e costrette ad impiantarsi tre embrioni senza indagine prenatale. Sempre per amore della Natura e contro l’eccessiva medicalizzazione le italiane sono le ultime in Europa a poter abortire con la RU486. I rischi di un intervento chirurgico evidentemente per qualcuno sono preferibili all’assunzione di un farmaco.
Il 9 dicembre alcune di queste donne che mai si sono viste se non su facebook si incontreranno finalmente a Roma in conferenza stampa. Lasceranno le loro case di Velletri, Milano e Venezia e tenteranno di portare la voce di altre donne e di altri uomini. Gli altri, quelli che pensano che il dolore non possa essere imposto. Che il diritto di scelta è alla base di uno stato laico e democratico. Che non ci si può nascondere dietro l’empowerment della futura madre; che l’empowerment non può giustificare l’indecenza di non poter scegliere una tecnica antalgica efficace e sicura per lenire un dolore importante come quello del parto.
Paola Banovaz
Presidente AIPA

[youtube F0SKDXFHOoo]

One Response to Quello che le donne non dicono

  1. wanda montanelli

    5 Novembre 2009 at 22:27

    Speriamo di riuscirci presto. Wanda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.