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Perchè il popolo italiano non può dire “NO” alla guerra!

Di Caterina Franchina

“Se il popolo ha fame dategli le brioches, anzi, una pistola, anzi un condizionatore…” Citazione di Mimmo Grisù, il governatore (personaggio di fantasia)

Sembra un processo lento e ineluttabile: stiamo entrando in guerra senza volerlo, senza capirlo, senza neanche mai immaginare che una cosa del genere potesse mai succedere, hic et nunc.

La cosa più terribile che, chi ama e ha studiato per anni la storia ben oltre la scuola dell’obbligo, è che mai come oggi si abbia la percezione che il pensiero sia unico, che non sia possibile opporsi senza essere scambiati per filo-putiniani, per nemici della democrazia, per troll.

Eppure essere a favore della pace non è mai stata una fazione ma la ragione di un mondo fatto per migliorare, che ambisce a un futuro sostenibile, di integrazione tra i popoli, dove razzismo, segregazione culturale e povertà fossero sempre più ghettizzati all’ignoranza e mai più benvenuti in questo come in nessun altro luogo dell’universo.

Qualcosa di molto grave però sta accadendo sotto i nostri occhi e l’ho visto negli occhi terrorizzati di mia figlia di undici anni, quando ieri sera, tornando in macchina e affermando il mio rammarico per il passaggio dalla pandemia alla quasi guerra, ho scorto il terrore nel suo sguardo (come biasimarla: mai più dalla mia bocca uscirà quella parola).

Le pareti della sua scuola, sono tappezzate di disegni fatti dai bambini, che richiamano temi di pace, amore, fratellanza: non si parla di condizionatori, di guerra giusta, di crociata contro la Russia. Non sussiste nell’immaginario dei bambini nessun orco da abbattere, nessun richiamo agli americani ma solo voglia di serenità e diritto a un futuro.

Quanto orrore nelle parole di Draghi, sempre più inadeguato come Primo Ministro, come capo del Governo: “volete la pace o i condizionatori?” Ma chi gli dà il diritto di parlare così? Noi abbiamo una Costituzione che parla chiaro: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa” e noi non centriamo niente con la guerra in Ucraina. Nessuno può chiamarci a soffrire o stare senza luce o gas per una ragione a noi estranea: abbiamo offerto, ospitalità, vitto, alloggio e solidarietà ma chi sta sopra le nostre teste distribuisce armi; chi sta sopra le nostre teste parla di una nuova Nato mondiale dove, state sicuri che la guerra sarà uno strumento giusto, dove il pensiero sarà unico e gli oppositori in questa nuova democrazia monocolore, faranno la fine di Putin, isolato, denigrato a favore degli esportatori di pace a suon di bombe e battutine ironiche verso il popolo a umiliarne le proprie legittime istanze.

E poi ci sono i social media: pensate, dopo anni dall’iscrizione, forse il 2009, il mio profilo è stato bannato per un’intera giornata per il mio pensiero e la mia ironia. Già, facebook che accetta battute d’odio come legittime nei confronti della Russia e dei Russi, non accetta più neanche idee diverse mettendo in campo la censura. E quando oltre alle sanzioni economiche, oltre al libero pensiero, si condanna anche la cultura sovietica, come sta accadendo, la mia preoccupazione cresce; ricordatevi questa frase:

«Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen» («Là dove si bruciano i famosi libri si finisce per bruciare anche gli uomini»
Heinrich Heine

Le cosiddette Bücherverbrennungen (in italiano “roghi di libri”) sono stati dei roghi organizzati nel 1933 dalle autorità della Germania nazista, durante i quali vennero bruciati tutti i libri non corrispondenti all’ideologia nazista. Quanto siamo oggi lontani da tutto questo?

La finta democrazia si sta trasformando in vera dittatura in giacca e cravatta: mai in mio nome!

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