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Non in mio nome! L’Italia ripudia la guerra.

Quello che sta succedendo in questi giorni è agghiacciante: dopo essere stato il mondo prostrato da una pandemia, non essendo ancora venuto fuori dal tunnel, milioni di persone che hanno perso il lavoro, partite iva in fumo, debiti aumentati in modo esasperante, aumentati i costi delle materie prime e bollette che hanno costretto le aziende a chiudere, all’orizzonte si prevede un nuovo drammatico patatrac, una guerra che si consuma nel cuore dell’Europa già da qualche anno ma che adesso sta assumendo una forma e una struttura preoccupante, come un tumore che vuole coinvolgere il mondo intero.

Gli attori della vicenda, mai come in questo caso termine più adatto sono:

Zelensky, Presidente , ex comico e showman e Putin, zar incontrastato di Russia: la questione è la necessaria indipendenza dell’Ucraina, il rispetto di patti antichi e le mire espansionistiche dell’America che, come in passato, non risparmia più colpi al leader sovietico e che finanzia a piene mani con armi la battaglia dal lato degli Ucraini verso un ingresso alla Nato di diritto (che poi così non è viste le guerra intestine che la travagliano da anni).

E noi? L’Italia è stretta tra due patti: uno con i padri costituenti che hanno siglato a lettere di fuoco che l’Italia ripudia la guerra e l’altro con la Nato che non può muovere guerra ad altrui Stato se non prima uno dei membri viene attaccato e, ricordiamo per i più distratti, che l’Ucraina non fa parte della Nato.

Eppure, invece di porci in una posizione di mezzo, come mediatori, per favorire la pace ed evitare un inasprirsi del conflitto in una dimensione mondiale, i media continuano a bombardare l’opinione pubblica con un’informazione a senso unico: nei programmi dedicati vengono fatti tacere come gli ultimi degli idioti chi cerca di ragionare verso un ripristino a situazioni pre-belliche e i nostri rappresentanti, si lanciano in affermazioni come, Di Maio :”Putin è come un animale!” e Draghi: “Nelle scorse settimane è stato sottolineato come il processo di ingresso nell’Unione Europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante. Voglio dire al Presidente Zelensky che l’Italia è al fianco dell’Ucraina in questo processo: l’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea“.

Quest’ultima affermazione suona come una dichiarazione di guerra verso il capo russo e rimbomba come strano pensare che si voglia aumenta la spesa bellica, vergognosamente, mentre si reagisce in modo soft al problema sociale di incrementi ingiustificati della spesa per bollette e carburante indipendenti dalla situazione bellica e gli sconti approvati, contentini, per chi non l’avesse capito, della durata di appena un mese.

Notizia di oggi è che gli uomini di Conte voteranno no all’aumento della spesa per le armi, sulla base del fatto che non ci sia spazio per certe follie ma che il popolo italiano ha bisogno qui ed ora.

Gli uomini di Conte, che non dico Movimento 5 stelle, per non confonderli con un soggetto che si è innamorato del potere, come Di Maio, sono pronti a fare cadere il Governo: se ciò dovesse accadere, ricordiamoci questo come uno dei passaggi fondamentali della storia della nostra Repubblica che, a Dio piacendo, ci libererà da un affarista glaciale come Draghi, sperando venga, di nuovo rimesso al potere un uomo del popolo, che si ricordi che, prima di essere partner/servitori degli americani, siamo italiani, che abbiamo diritto a una vita, a un futuro degno di essere vissuto e che dobbiamo ai nostri figli un mondo non devastato da un conflitto nucleare perchè un incosciente ha strumentalizzato un popolo in fuga per assentire a chi lo finanzia (si invita chi può a seguire l’odore dei soldi nei paradisi fiscali) e che la guerra non è mai una soluzione, non esiste la guerra giusta.

Siate furbi, mantenete la capacità di informarvi e siate pronti a scendere in piazza, da nord a sud: la resistenza non violenta a chi ci vuole rubare il domani è la protesta popolare di 10, 100, 1000, 1 milione di umani, 1 miliardo di teste pensanti che non pensino che dire sì alla pace, voglia dire essere pro Putin ma che la strada maestra è la mediazione e la fine di dichiarazioni e passerelle nei vari Parlamenti europei in cerca di consensi della vergogna bellica collettiva (gli americani non hanno più il coraggio di scendere in campo raccontando l’ennesima favoletta del lupo cattivo che vuole mangiarsi la nonnina) e che portino il mondo a percorrere la parabola discendente del giorno zero, verso la fine. Mai in mio nome!

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