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Come ti faccio nero il bullo

Di Caterina Franchina

Strana questa epoca Covid, in cui le distanze sono diventate voragini emotive e in cui la dolcezza è diventata debolezza, sfogo, tiro al bersaglio di cattivi, frustrati, code di educatori in cerca di rivalsa dove sanno il terreno è fertile per piantare la bandiera della vergogna.

Siamo in un mondo in cui l’interessamento è diventata invadenza, le domande sono diventate accuse malcelate, le manifestazioni di affetto sono diventate debolezza, le difficoltà espressive frammenti di ignoranza e così precipitiamo in un baratro in cui non potendoci toccare con le mani, peggioriamo lo status quo e ci evitiamo anche con il cuore, in uno sterile vivere scandito da emoticons e whatsapp senza contenuti perchè non avendo niente da dire lasciamo che un sistema binario di positivo – negativo social ci interpreti come persone sulla cresta dell’onda ma in realtà pronti a farsi sbattere sulla riva.

Personalmente, nel mio lavoro, in barba alla mascherina, all’igienizzante e allo schermo protettivo come scudo, se non ci metti il cuore non puoi davvero volare ed entrare in empatia con chi ti sta davanti e così in questo anno e mezzo, al di là del dio denaro, ho cercato di sforzarmi di sorridere con gli occhi, di abbracciare con la parola, di superare con tanta sopportazione, ogni elemento di sfiducia con una spada per aprire ogni strada: “LA VERITA’!”

Quanto è complicato brandire un’ arma così delicata per far comprendere quello che ti accade senza apparire psicologicamente violenti, quanto è difficile fare capire che ciò che fai lo faresti anche gratis perchè la soddisfazione dell’aiuto è talmente grande che ti riempie sopra ogni cosa ma non puoi..

E allora?Il bullo perchè vive? Chi è questo bullo della domenica, del lunedì e di tutti gli altri giorni della settimana?

Vive perchè a una certa età, quando si è piccoli, se non si è giusti si è sfigati, se non sai dire la battuta sei inutile nel contesto e sei degradato a quella tappezzeria sbiadita che sa sempre di superfluo e antico, da sostituire come una scarpa, vecchia e bucata non rendendosi conto che, dietro il colore pallido c’è un cuore grande così, pronto a riscaldare anche te,se hai la pazienza di scoprirlo, amarlo, rispettarlo per quello che è, nella sua diversità e poi?

Crescendo?

Crescendo, i rapporti umani diventano un’impresa:

abbiamo mille filtri, il lavoro, la famiglia, i figli, i nostri problemi, i problemi legati alla scuola, pensieri di salute, economici, tutti a scandire la nostra sopravvivenza quotidiana.

L’amicizia non esiste più, difficile se non storica, se non vissuta dall’infanzia, di gente che ti conosce perchè sei la figlia di…, avete frequentato la stessa scuola, avete condiviso un’estate insieme, il mare, la squadra di calcio o pallavolo. Diversamente a quasi 48 anni che amicizia si vuole trovare da zero? Nessuno.

Io ho incontrato solo dita di giudici improvvisati, a cui ho cercato di spiegare frammenti della mia vita ma che tuttavia hanno preferito ascoltare il loro impulso di pelle repellente, la loro voglia di ascoltare chi di te ha parlato male, per invidia, per incomprensione, per puro diletto e piacere, creando il vuoto, quello che all’inizio fa male, che non ti spieghi ma che poi ragionandoci sopra dici e pensi “va bene così: chi non ha tempo per capire, chi non vuole conoscerti, chi non vuole apprezzarti e condividere la tua compagnia, meglio perderlo, che trovarlo”.

E poi c’è lei, unica come una rosa blu.

A lei vorrei fare capire che nella vita si sta bene anche da soli, che se il prossimo ti rifiuta, se dice di non voler condividere il proprio tempo con te accampando scuse, non è la fine del mondo: che c’è una strada per affermarsi nel mondo per quello che si è, per farsi apprezzare per quello che si dà o meglio, per quello che si è capaci di dare, senza regalare all’altro che ti rifiuta la tua infelicità. Ogni giorno ripeto ossessivamente che nessuno merita una tua lacrima, che il sorriso è il miglior vestito che indossiamo la mattina e che rende belli e unici e che bisogna donarlo a chi ci rispetta, ci stima e non tratta la nostra anima come una moda da relegare nell’armadio quando non ci va più. Ci provo ogni santo giorno a fare nero il bullo di turno e un giorno lo insegnerò anche a lei davvero, facendola uscire dalla sua bolla di tristezza per regalarle il Sole che merita ad illuminare il suo cuore.

Questo mio è dedicato a Sarah Vita e Caminiti, a Sergio Spadaro, a Cristina Cocuccio, Micol Centorrino, a Cinzia Spinelli, a Maria Abate, sono quelle persone speciali che io ho incontrato nella mia vita e che per mille motivi non dimenticherò mai: auguro alla mia rosa blu, di incontrare almeno una persona come loro come compagna di viaggio.

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