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Il coraggio di parlare: gli abusi subiti nell’ambito di una relazione tossica

Presi dalla notizia unica che imperversa sui giornali e sul web dell’ingombrante presenza della pandemia mondiale che è tornata a condizionare le nostre vite fino al punto da prefigurarsi un nuovo prossimo lockdown, ci siamo dimenticati della violenza che si finisce per subire tra le mura domestiche, non sempre fatta di lividi e percosse ma spesso di una sottile e devastante violenza psicologica che assume un nome ben preciso di gaslighting.

Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 Gaslight (inizialmente nota come Angel Street negli Stati Uniti) del drammaturgo britannico Patrick Hamilton, e dagli adattamenti cinematografici del 1940 e 1944 (quest’ultimo conosciuto in Italia come Angoscia). La trama tratta di un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, per esempio affievolendo le luci delle lampade a gas. La moglie nota questi cambiamenti, ma il marito insiste nell’affermare che sia lei a ricordare male o inventarsi le cose.

Il tratto tipico di chi subisce crudeltà mentale da parte del proprio partner è uno stato di totale confusione sul piano emotivo e una sorta di assuefazione che impediscono di percepire quanto subito come sbagliato.
Il manipolatore, noto come “narcisista perverso” è una persona dall’acuta cattiveria che impone un amore finto, malsano che imprigiona il partner in una relazione tossica e anaffettiva. Un vero e proprio “massacro” psicologico in cui la vittima si convince di essere inetta, piena di difetti e siffatta condizione la rende più vulnerabile e facilmente assoggettabile al controllo del gaslighter.
Il crudele manipolatore è vuoto di sentimenti, incapace di vivere in maniera vera e genuina l’amore e la sua megalomania, l’assenza di empatia e d’interesse per gli altri, la totale negazione dell’identità altrui, la fredda distanza affettiva celano, spesso, frustrazioni, insoddisfazioni personali o relazioni fedifraghe.

E’ importante sapere che [Fonte: Il danno da gaslighting
(www.StudioCataldi.it)] :

Nell’ottica dei danni alla persona l’abuso psicologico del gaslighting rientra nel novero dei danni non patrimoniali (art. 2059 c.c.) ed in particolar modo nell’ottica della tutela risarcitoria fondata sul gravissimo oltraggio alla sfera personale, relazionale ed emotiva. Come si colloca la lesione di diritti inviolabili dell’uomo nella sfera dell’abuso emozionale perpetrato dal narcisista perverso?
L’attenzione si concentra sulla lesione dei diritti inviolabili della persona secondo una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c.. E’ proprio nell’ambito di questa concezione che ritrova ampiamente i suoi spazi il pregiudizio esistenziale, che riguarda tutti quei comportamenti che generano sofferenze per il peggioramento della qualità della vita, alterazioni delle abitudini quotidiane e delle attività realizzatrici della persona. È su questi valori che si fonda la figura del danno esistenziale, inteso come cambiamento in pejus dell’esistenza del danneggiato e come compromissione dell’attuazione e dello sviluppo della propria personalità.
Nella valutazione del danno alla persona vittima di crudeltà mentale si considerano quegli eventi che generano traumi di tipo psichico ed esistenziale. Tali traumi comportano disequilibri e chiusura emotiva nonché disturbi della personalità e difficoltà nei rapporti interpersonali.

Le condotte del gaslighter realizzate nel contesto del rapporto coniugale potrebbero, inoltre, costituire il presupposto per il riconoscimento dell’addebito della separazione laddove si dimostri che gli atteggiamenti ostili del coniuge abusante abbiano di fatto reso impossibile la convivenza e irreparabile la rottura dell’unione matrimoniale.

Tutti abbiamo diritto di vivere una vita degna di essere vissuta: coraggio!

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