Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Aste giudiziarie: “e qui comando io!” L’utente deve sapere.

Il bullismo prepotente degli ausiliari

Di Dr.ssa Caterina Franchina – Veneto Aste

Sono ancora frastornata e confusa da quanto ancora accaduto ieri ed è per questo, con l’obiettivo di offrire sempre un servizio unico per obiettività e trasparenza che, tutti coloro che sono stati miei clienti e sono passati solo dal mio studio per un colloquio sanno essere la legge suprema di Veneto Aste, condivido con la rete social la mia esperienza.

Non tutti sanno che fu la l. 14 maggio 2005, n. 80, a prevedere che le operazioni di vendita possano essere affidate anche ad altri professionisti: il giudice nel momento in cui provvede sull’istanza di vendita di cui all’art. 569 c.p.c., e sentiti gli interessati ha il potere di delegare ad un notaio avente preferibilmente sede nel circondario o a un avvocato ovvero a un commercialista iscritti nei relativi elenchi di cui all’art. 179-ter disp. att. c.p.c., il compimento delle operazioni di vendita secondo le modalità di cui al medesimo art. 569, comma 3, c.p.c., come previsto dall’art. 591-bis, comma 1, c.p.c.[3]

Ciò detto, torniamo alla ragione del nostro racconto.

Come spiegato già altre volte, la professione svolta dalla sottoscritta di consulente immobiliare è una delle professioni del nuovo millennio, non normata da albi ma che sta prendendo sempre più piede alla luce delle nuove esigenze del mercato immobiliare: l’impennata dei prezzi sul mercato libero e le ristrettezze economiche di molti famiglie con l’intramontabile bisogno di casa, tesoro dei tesori in Italia, hanno dato il là a questo sviluppo delle vendite giudiziarie con prezzi contenuti e soprattutto senza “ALCUNA ESCLUSIVA CONNESSA AGLI IMMOBILI”; un consulente assiste un cliente ovunque e secondo le sue necessità rispondendo al bisogno di professionalità ed esperienza connessa alla necessaria analisi e verifica dell’obiettivo immobiliare agognato.

Nell’ambito di questi tour concernenti la mia attività mi sono imbattuta in un’associazione che mi sta creando non pochi problemi in quanto non gradiscono chiaramente la presenza della sottoscritta e le sue competenze arrivando, perfino, nell’ultima visita a spingere palesemente il cliente a scavalcarmi in modo mafioso e prepotente (tu ti ribelli a noi, noi ti annientiamo: ho vinto un tumore, non mi piegherò certo a loro).

Gli scontri non si contano:

arbitrarie esclusioni dalle aste per vaglia postali gialli (secondo loro non adatti alle aste) invece di rosa (ora hanno aggiunto l’esplicita dicitura in avviso di vendita per evitare polemiche);

tentativi di mandarmi fuori dalla sala d’asta

quando prima, per antonomasia, le aste sono sempre state pubbliche (ho lavorato anni in associazione e conosco il tema molto bene anche dall’altro lato);

più e più volte ambiguità in loco protese verso gli obbligati: dichiarazioni davanti al cliente del tipo “con bambini è difficile mandarli via” oppure “ho chiesto già al giudice una proroga di sei mesi per consentire che possano trovare una nuova casa con calma” o ancora, quella più bella e coreografica in un appartamento dove chi ci ha accompagnato in questo immobile annuiva con contrizione (i miei clienti penso difficilmente dimenticheranno) ai post it e disegni con su scritto “andate via”, “nessuno prenderà la casa”, “non siete i benvenuti” senza alcun intervento e che anzi invitava, tra le altre cose a non uscire in balcone a visionare gli esterni perchè nessuno aveva mai chiesto di farlo, mentre fuori ci avvisava che erano pronti a intervenire i familiari per salvare la casa (pensate che ho cercato senza riuscire di convincere i miei clienti che nulla poteva impedire l’esito corretto dell’asta ma per i morsi morali hanno rinunciato, avendo passato anche la notte in bianco).

Le mie proteste veementi non hanno ancora sortito l’effetto calmierante (immagino i clienti soli soletti in queste situazioni, scapperanno a gambe levate) in quanto, se è vero come è vero che si fosse in chiari episodi di turbativa d’asta (reato tanto grave quanto difficilissimo da dimostrare: “ho sbagliato in quel caso a non fare foto ma ho ancora conservato la discussione su whatspp con l’ausiliaria del giudice”), indipendentemente dal tema etico ma disquisendo esclusivamente sull’aspetto legale, si è giunti quindi agli ultimi episodi in cui:

a) per un immobile viene proposta come data visita per il mio cliente il 14 agosto alle 14.30 (venghino signori, venghino) e b) siamo passati poi a una visita per un altro lotto, di importanti metrature e potenzialità, per la quale non ci si riusciva a coordinare per un sopralluogo.

Faccio una premessa traendo come fonte un sito, la competenza degli autori è indiscutibile, https://forum.inexecutivis.it/:

Gli interessati a presentare l’offerta di acquisto hanno diritto di esaminare i beni in vendita entro quindici giorni dalla richiesta. La richiesta è formulata mediante il portale delle vendite pubbliche e non può essere resa nota a persona diversa dal custode. La disamina dei beni si svolge con modalità idonee a garantire la riservatezza dell’identità degli interessati e ad impedire che essi abbiano contatti tra loro.

Ora, a prescindere dalla data di applicazione della norma, (che entrerà in vigore solo quando sarà operativo il portale delle vendite pubbliche) è opinione unanimemente condivisa (anche prima che fosse introdotta nel sistema normativo la disposizione che abbiamo appena richiamato) che il potenziale offerente deve poter visitare l’immobile. Lo si ricavava, in particolare, dallo stesso ultimo comma dell’art. 560 cpc il quale, anche prima di essere modificato nel senso sopra rappresentato, prevedeva che “il custode deve adoperarsi affinché gli interessati a presentare offerta di acquisto esaminino i beni posti in vendita”.

Ciò detto avevo avanzato per un cliente/turnista, con ampio anticipo, la richiesta di sopralluogo ad un immobile molto importante, come scrivevo: ovviamente il cliente era (perchè opportunamente deviato dall’ausiliario intervenuto, era e non è più nostro, mi dispiace per lui perchè oggettivamente lo aspetta un salasso per tipo di immobile, danni e necessarie spese per ristrutturare l’abitazione e condominiali se dovesse scegliere di continuare) in difficoltà ad avere malleabilità a sottostare alle indicazioni del custode che, fatalità, era lo stesso del 14 agosto di cui scritto sopra.

Alla fine ho puntato i piedi ponendo in evidenza l’assunto normativo circa i diritti di un aspirante acquirente e sono riuscita ad avere un incontro proprio ieri, fatalità, in loco: il teatrino è stato disarmante.

Premesso che, la collega del custode, intervenuta in sostituzione (dei quali altri miei clienti si erano lamentati per il fare compiacente verso altre persone in altra visita- è tutto deciso, mi hanno detto al momento-, cosa che avevo fatto presente, rendendola ancora più impettita e indispettita), è arrivata già con l’intento di screditarmi ad ogni passo (stazionavo due metri indietro l’accesso e si gira verso di me e fa “l’entrata è qui”, quasi a dire, – non ti rendi conto (qual è il problema, ho pensato… Ero accompagnata da mia figlia di 9 anni, ho evitato polemiche sterile subito).

Poi dentro comincia lo show a discredito: a parte che l’abitazione si presentava piena zeppa di tracce d’umidità da cielo a terra e lei faceva apparire fosse quasi un pochino di condensa con il suo fare commerciale e non da commercialista, faceva continui riferimenti al cliente di chiamare il collega per avere informazioni (sembrava un disco rotto), quindi scavalcandomi palesemente (la mia presenza le faceva mancare l’aria: mi ha guardato con gli occhi spalancati quando a un certo punto ho fatto un apprezzamento non positivo per dissuadere il cliente dall’intento di proseguire, – ma come??!? -) e poi con lo show finale: l’amministratore sarà pronto a dare ogni informazione a riguardo, chiami in studio che le dò il numero ma anche quello di una ditta che potrebbe fare i lavori.. Ma che bravi, se non fosse che non volevano neanche portarlo a fare il sopralluogo, ci sarebbe da crederci.

Dove sta il problema? Ha fatto il suo lavoro? Eh no, il danno sta in premessa: il custode non deve promuovere un bene (non è agente con esclusiva ma ausiliario del giudice per la gestione del bene) ma deve farlo vedere (ciò che viene detto ai corsi a cui io per prima ho assistito è di fare credere che sia tutto a posto perchè l’obiettivo è piazzarlo per il bene della procedura ma avrò capito male, senza dubbio), cosa che senza le mie insistenze sarebbe stato impossibile e quindi?

La terzietà degli ausiliari del giudice dove è finita?

Possono loro agire come venditori? O devono dare solo informazioni sul bene? In avviso di vendita, quello pubblicato on line, è chiaro.

Ho un sospetto: qui c’è chi vuole fare il bello e cattivo tempo e certi atteggiamenti con retrogusto mafioso non passeranno più inosservati e magari la prossima volta mi farò accompagnare da qualcuno in borghese o prenderò altre misure meno evidenti ma efficaci, giusto per affermare il principio che il cliente va rispettato e la delega del giudice non vada scambiata per professione di onnipotenza, con rispetto per le maestranze connesse alla propria attività.

Il consulente immobiliare (che non è agente) nasce per evitare queste situazioni dove il controllore ed il controllato si identificano creando una situazione fumosa dove solo l’amico dell’amico ha garanzia di successo (le dritte in tema d’affari costano e si pagano), anche in tempo di Covid: anzi, forse, è giunto il momento di unirsi, tutti i colleghi, affinchè ciascuno abbia un ruolo normato secondo le proprie prerogative e la legalità torni protagonista in ogni momento dell’iter giudiziario di un immobile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.