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Secondo una ricerca di Harvard l’INQUINAMENTO atmosferico incrementa la MORTALITA’ da COVID-19

CORONAVIRUS E INQUINAMENTO, ECCO COSA EVIDENZIA UNA NUOVA RICERCA DALL’UNIVERSITA’ DI HARVARD – L’inquinamento da polveri sottili può aumentare la mortalità da Covid-19.
E’ quanto emerge da un recente studio pubblicato dalla prestigiosa Università di Harvard, condotta da un team di ricercatori internazionali tra cui anche l’italiana Francesca Dominici, in qualità di co-direttrice dell’Harvard Data Science: lo studio titola Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States ( qui la ricerca completa ).
 In particolare i ricercatori hanno raccolto dati sulla concentrazione dei particolati fini negli ultimi 17 anni su oltre 3.
000 contee, incrociandoli con i conteggi dei decessi Covid-19 per ciascuna contea fino al 4 aprile ufficializzati dal Center for Systems Science and Engineering Coronavirus Resource Center.
A seguito di complesse analisi statistiche si è giunto ad un risultato piuttosto eclatante: ad un aumento di solo 1 μg/m3 di PM2.
5 sarebbe associato un incremento di circa il 15% nel tasso di mortalità da Covid-19.
Questo fatto risulta ancor più grave considerando che si tratterebbe di un incremento 20 volte più significativo rispetto a quello riscontrato in un precedente studio dagli stessi ricercatori, relativo all’aumento di mortalità per tutte le altre cause a seguito dell’esposizione a lungo termine di inquinamento da PM2,5.
Vale la pena notare come uno studio analogo condotto nel 2003 dal Dr.
Zuo-Feng Zhang, preside associato per la ricerca presso la University of California, Los Angeles, Fielding School of Public Health, ha evidenziato un maggior numero di morti nelle aree inquinate della Cina durante l’epidemia di Sars.
D’altra parte, a prescindere dal Coronavirus, le PM2.
5 insieme alle PM10 sono tra i maggiori fattori di inquinamento anche in Europa e in Italia, che contano un elevato numero di morti premature (nel nostro Paese ben 45.
600 nel 2016, qui la ricerca).
Il particolato fine si introduce nelle nostre vie respiratorie e si deposita nei polmoni senza essere filtrato, causando un indebolimento e una maggiore vulnerabilità di quegli organi che sono proprio uno dei target primari del nuovo Coronavirus.
Vi sono numerose ricerche provanti il fatto che l’esposizione al particolato fine mette le persone ad alto rischio di cancro ai polmoni, ictus e purtroppo anche morte prematura.
Secondo i ricercatori – “sebbene l’epidemiologia di Covid-19 sia in evoluzione, abbiamo osservato che esiste una grande sovrapposizione tra le cause di decesso dei pazienti Covid-19 e le malattie che sono legate all’esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2.
5), che influisce negativamente sul sistema respiratorio e cardiovascolare.
I risultati di questo studio” – proseguono i ricercatori – “suggeriscono che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità al verificarsi degli esiti più gravi di Covid-19 (come il ricovero in terapia intensiva).
Anche in Italia l’inquinamento della Valpadana potrebbe essere uno tra i fattori che hanno influito in una maggiore mortalità, sebbene la questione sia ancora dibattuta e controversa.
La società italiana di aerosol Ias aveva infatti sostenuto a fine marzo che non vi sono ancora prove certe del legame tra mortalità da Covid-19 e smog.
 Resta il fatto che nel frattempo le ricerche proseguono, si aggiornano.

Fonte Ansa.it

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