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Crisanti: da eroe di Vò a predicatore nel deserto.

Cosa succede quando un esperto come Crisanti si trasforma da Caronte, traghettatore dei veneti sul fiume dannato del Covid 19 a fardello sulla strada della ripartenza, ce lo spiegano le immagini di Padova di una manciata di sere fa:

Questo fa eco alle spinte forsennate di alcuni governatori, tra i quali quello autoctono, che, come a fine febbraio, nella fase immediatamente precedente all’emergenza, spingevano per l’apertura a qualunque costo, ora, allo stesso modo, replicano le loro posizioni, convinti che, basti scimmiottare gli assunti di una battaglia vinta dimenticando che la guerra è ancora in corso e questa spavalderia dovrà fare i conti con mille incognite e nuovi possibili quadri epidemiologici.

Siamo arrivati alla Fase 2 impreparati. I giovani non hanno capito la gravità della situazione. Stiamo dando al virus l’opportunità di trasmettersi”. Lo sostiene in un’intervista a ‘Repubblica’ il microbiologo Andrea Crisanti, capo del laboratorio di virologia dell’ospedale di Padova, che aggiunge: “La colpa non è tanto dei ragazzi, quanto delle istituzioni che hanno inviato loro messaggi ambigui e incoerenti”.

L’errore è stato, per Crisanti, il rivolgersi nel chiedere “cautela soprattutto agli anziani e ai soggetti deboli, dimenticandoci però che sono i giovani che si infettano più facilmente. Le mascherine servirebbero se le indossassimo tutti, cosa che non mi pare che accada. Comunque non è vero che ci sono ovunque, mi arrivano segnalazioni che, in alcune zone d’Italia, ancora non si trovano”.

“Se il governo ritiene che le mascherine servano – aggiunge – le deve fornire a tutti. Se invece non ha scorte sufficienti, deve ammettere con chiarezza come stanno le cose. Anche sulle mascherine i messaggi sono stati ambigui: all’inizio hanno detto che servivano quelle certificate, poi andavano bene non certificate, ora invece dicono che si possono usare quelle fatte in casa. In questo modo induci i giovani a sottovalutare, a ritenere che qualcuno li stia prendendo in giro. Lo stesso si può dire con le distanze sociali: sulla spiaggia tre metri, nei ristoranti uno… dov’è l’elemento razionale?”

E anche sull’app di tracciamento, per Crisanti, incoerenza: “Prima era obbligatoria, poi è diventata facoltativa. Ora dicono che funzionerà se la usa il 60 per cento degli italiani. Considerando che i positivi sono almeno quattro volte di più di quelli diagnosticati – conclude -, la app potrebbe rivelarsi poco efficace”.

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