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Furbata della Lega acchiappa consensi: liberi tutti ma è fumo o arrosto?

Un Zaia inedito, infuriato, oggi in conferenza stampa.

Caricato a molla, sembra essere il vaso di Pandora di tutti i mali dell’economia in costanza di Covid 19.

Il suo eloquio non è ragionato e lucido come avevamo amato e apprezzato in questi mesi: spunta qualche riferimento anti meridionalista, mal celato, perchè la Lega i voti ora li prende anche da quelle parti ma irritante perchè in questo momento il Sud dalla pandemia è stato colpito gran poco e quindi non è proprio sua la colpa del reiterato lockdown di Conte di ieri (e comunque seminare odio gratuitamente non è mai la soluzione a nessuna frustrazione).

L’intento populista è chiaro:

liberi tutti, nel Comune, via libera anche alle seconde case in regione per ragioni manutentive etc. etc. ma chi ha imparato a seguire le mille sfumature tra l’annunciato, il possibile, il legale, l’obbligatorio e le fake news di questa vita tra social e pandemia, non può non sentire la puzza di bruciato: un giornalista timidamente gli pone la domanda delle domande sulla validità dell’ordinanza.

Il viso di Zaia cambia, non è fiero e orgogliosamente depositario della verità come consuetudine: risponde, senza riprendere noi le parole testuali, che se non è valida qualcuno la impugni.

Come mai, lui, che fine a questo momento aveva vantato un operato spalleggiato da avvocati e scienziati oggi è meno sicuro del solito?

Ecco spiegato:

articoli 2 e 3 del Dl 19/2020

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/25/20G00035/sg

In sostanza, l’articolo 3, comma 1 ha stabilito che prevalgono i Dpcm. Ma le Regioni possono prendere loro decisioni più restrittive, se ci sono «situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso». Mantenendosi però «esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale».

In ogni caso, queste ordinanze regionali valgono solo fino al momento in cui viene adottato un Dpcm che riguardi quelle situazioni locali. E che, pare di capire, possa anche smentire la Regione, riportando in vigore le misure nazionali precedenti al Dpcm stesso o comunque stabilendone di nuove meno restrittive di quelle introdotte dall’ordinanza regionale.

Il Dl 19/2020 è ancora più netto nei confronti dei Comuni. Così stabilisce l’articolo 3, comma 2: «I sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali, né eccedendo i limiti di oggetto cui al comma 1».

In sostanza: l’ordinanza a firma del Presidente della Regione Veneto, essendo in contrasto con quanto disposto dal DCPM (nel senso di maggiori concessioni e non restrizioni) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n.108 del 27-04-2020) di fatto è esautorata dal suo valore legale ed è immediatamente in contrasto con le norme ancora in vigore nel resto dell’Italia.

La parola passa a Conte e al Governo, ignorare ciò o annullare con una legittima prova di forza analogamente al caso di De Luca a Messina?

Quali conseguenze? La rivoluzione sociale è dietro l’angolo?

One Response to Furbata della Lega acchiappa consensi: liberi tutti ma è fumo o arrosto?

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