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18 regali, un’emozione che ti accarezza

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Dopo molti mesi di silenzio, sono stata letteralmente trascinata a riprendere la scrittura delle pagine di questo blog, da un film bellissimo, toccante, visto ieri allo Starplex di Marano Vicentino (multisala dell’Alto vicentino di cui non avevo mai fruito e che merita), un’emozione bellissima, disegnata come un capolavoro a cui si assiste subendo o meglio fruendo di una sindrome di Stendhal cinematografica.

La storia è stata liberamente ispirata, con un tocco di originalità unica, alla vicenda reale della meravigliosa mamma trevigiana, Elisa Girotto, a cui era stata diagnosticata una forma di cancro al seno di rara aggressività e che rendendosi conto di non poter vivere accanto alla figlia decide di darle atto di costanza e di presenza concreta del suo amore donandole 18 regali anticipati, uno per ogni compleanno, che sarebbero stati consegnati dal marito, fino alla maggiore età.
Avere vissuto un’esperienza personale simile a quella raccontata dal grande schermo, avere mia figlia accanto, tra venti giorni esatti 9 anni, che mi ha trascinato per sua volontà e desiderio a vedere questo film, quasi come uno scherzo del destino, ha amplificato l’emozione una voltà di più quando ho visto i suoi occhietti riempirsi di lacrime in alcune scene, di rara bellezza come solo le cose semplici sanno essere, quando fianco a fianco mamma e figlia cucinavano(come spesso facciamo noi e come succede comunemente in un rapporto vissuto in modo giocoso) o quando rossa, rossissima e nervosa uscire dalla sala nascondendo l’emozione alla visione della nascita di Anna, piccola  che piange e si consola accanto alla madre sommersa dalle lacrime.  Senza fiato: Vittoria Puccini  si perde letteralmente nel dramma interpretato  tal da raggiungere per intensità la bravura di un’altra grande attrice italiana, Margherita Buy, al punto che chi guarda deve riaversi per rendersi conto che confondere realtà e finzione è facile ma siamo dentro una sala cinematografica che purtroppo ha raccontato una straziante storia vera ma sopratutto, che a pensarci bene Anna c’è davvero, non è la ribelle Porcaroli(dentro il personaggio tal da fare venire la pelle d’oca) e vive a testimonianza di un amore sincero come quello di una mamma verso una figlia può essere, dotato di quell’immediata spontaneità che lo rende unico e al di sopra dei confini del tempo e dello spazio.

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