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La linea del Viminale: «Tutti i Comuni dovranno accogliere i profughi»

profughi
PADOVA. Addio ai centri di accoglienza e via libera all’accoglienza diffusa, da cui nessun Comune veneto potrà chiamarsi fuori: non sarà facile e non sarà immediato, ma è questo il senso unico tracciato dal responsabile del dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno Mario Morcone in visita ieri mattina ai centri di accoglienza allestiti nella ex base dell’aeronautica di San Siro di Bagnoli nel Padovano (dove ha anche pranzato insieme ai profughi) e a quella di Cona, nel Veneziano. Due strutture lontane pochi chilometri una dall’altra con oltre 1500 ospiti.
Morcone parla con le spalle coperte da una direttiva che il ministro Angelino Alfano ha diramato ai Prefetti. L’accoglienza dei profughi sarà distribuita in tutti i Comuni e su questo principio fondamentale si dovranno attenere i prossimi bandi per la gestione dell’accoglienza. Alle cooperative sarà chiesto di distribuire i richiedenti asilo in tutti i comuni che oggi sono esclusi dall’accoglienza, fissando per ciascuno un numero minimo. «Il parametro va da 1,5 a 2,5 profughi ogni mille abitanti» scandisce Morcone, «tenendo fuori i piccoli Comuni, quelli sotto i duemila abitanti. Il primo grande passo è stato fatto a luglio 2014 con la suddivisione dei profughi per ciascuna Regione, questo è il passo successivo, che li distribuisce nei Comuni. Intendiamoci» avverte il responsabile per l’Immigrazione, «non è un piano che si attua dall’oggi al domani. È un percorso che inizia. Progressivamente verranno svuotati i centri di accoglienza: a San Siro e Cona ho visto situazioni inaccettabili. Porremo rimedio al sovraffollamento in poche settimane. L’obiettivo rimane chiuderli».
I percorsi prospettati ai Comuni sono due: «L’accoglienza passiva è quella nell’ambito dell’emergenza profughi che di fatto ai Comuni non chiede nulla» sottolinea Morcone, «vengono alloggiati nelle strutture gestite dalle cooperative e dal momento che ce ne saranno in ogni paese e città, il numero sarà esiguo. L’accoglienza attiva è quella dello Sprar ed è riferita ai rifugiati. In questo caso i Comuni sono coinvolti nel percorso di integrazione. Con l’Anci si è condivisa la necessità di parificare sempre più i due percorsi, per favorire oltre che l’accoglienza i processi di integrazione». Per il responsabile dell’Immigrazione c’è un falso problema da sfatare: «I sindaci non possono opporsi all’accoglienza perché non gli si chiede nulla ed è ora che la smettano di costruire paure funzionali a sostenere posizioni assurde». Morcone ha anche confermato che entro un mese saranno sbloccati i paagemtni alle cooperative (solo a Padova si tratta di 9 milioni di euro)
Ora si gioca sul fattore tempo. Il senatore del Pd Giorgio Santini, presente alla visita di Morcone, fa notare: «Nei prossimi mesi le condizioni meteorologiche garantiranno una tregua negli sbarchi, questo consentirà di mettere in moto il nuovo processo che il piano Viminale-Anci prevede e che si basa su una previsione di 160 mila arrivi l’anno su basenazionale. Si parte dal progressivo svuotamento degli hub e la predisposizione dei nuovi bandi per la gestione dell’accoglienza nei Comuni che finora si sono chiamati fuori. Sblocco del turn over dei dipendenti e una quota pro capite per ciascun profugo ospitato – si sta ragionando su un euro – sono alcuni degli incentivi sul tavolo. Nelle prossime settimane saranno definite le modalità con cui la direttiva troverà concreta applicazione».
Fonte http://mattinopadova.gelocal.it/

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