Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

ADOLESCENZA, DIFFICILE CAMMINO DI CRESCITA.


Di Annalisa FARINELLO
Nel tempo in cui viviamo, la famiglia ha subito una modificazione della sua struttura millenaria, si è trasformata, ora è diventato difficile, anche per i genitori, identificare un proprio ruolo.
Sono mutate non solo le relazioni all’interno del nucleo, ma anche nei rapporti col mondo esterno.
Il ritmo frenetico della quotidianità , il poco tempo libero, i ragazzini prima e adolescenti poi, faticano a gestire il senso di vuoto, troppo spesso riempito dai genitori in mille attività extra scolastiche o dal solitario amico “gen boy”.
Non sono più bambini, non sono adulti, il corpo cambia rapidamente e questo crea spesso disagio. Con chi e come parlarne? E’ questo il periodo della vita dove si manifesta in modo più evidente e doloroso il bisogno di essere aiutati e la difficoltà di chiedere aiuto. Il sentirsi brutto e inadeguato, il timore per il futuro che spesso appare ostile fa sì che il presente ingoi ogni progetto.
La sessualità e le tempeste ormonali, il flusso delle sensazioni in attesa di dar loro un significato, un’identità imperfetta in un corpo in grado di procreare, un mondo emotivo e cognitivo spesso ancora legato all’infanzia,
In questa fase, nasce il bisogno di allontanarsi dai genitori, di confrontarsi col gruppo dei pari, di sperimentare, di mettersi alla prova, di avere l’amico/amica del cuore a cui confidare le prime cotte, i sogni, i desideri, le gioie e i dolori.
Spesso l’adolescente che sempre era stato ligio alle regole, che a scuola si impegnava, che era ordinato nelle sue cose, improvvisamente cambia. Tutto quello che prima andava bene ora fa “schifo”, nascono contrapposizioni e conflitti in famiglia, non accetta idee diverse, le regole le sembrano imposizioni dittatoriali.
I genitori si spaventano, non riconoscono più il loro figlio, talvolta inaspriscono ancor più le regole, tolgono piccoli privilegi per punizione, non capiscono, si disperano non sanno che fare, sono confusi come e più dei loro figli.
L’adolescente non agevola certo l’armonia familiare, è sempre alla ricerca del conflitto, mette in discussione idee e valori genitoriali, spesso intende la libertà come assenza di regole o contrapposiozione alle regole precedenti.
Ha comunque ancora bisogno che il genitore continui a svolgere la sua funzione di contenimento, il bisogno di essere protetto dalla famiglia è grande come grande è la spinta a differenziarsi, ad acquisire una propria identità, urge la separazione da un punto di vista fisico ma soprattutto simbolico, la transizione per entrare attraverso il superamento della crisi “adolescenziale” alla formazione di una identità adulta perché senza crisi non c’è crescita.
Una domanda inconscia che martella l’adolescente e che può diventare angosciante è: “Mi vogliono bene perché sono io, o perché sono il figlio ubbidiente e studioso, e se fossi diverso e ribelle, mi vorrebbero ancora bene o si vergognerebbero di me? La provocazione, la sfida è inevitabile. Devono sapere, il bisogno di essere accettati affettivamente è fondamentale, hanno bisogno di fiducia quando troppo spesso la fiducia viene negata perché prima “bisogna meritarsela” e così il conflitto si inasprisce fino a raggiungere talvolta punti di rottura.
Crescere non è così semplice, è un periodo ricco di sofferenza e dolore ma anche bellissimo, merita di essere vissuto pienamente, se l’adolescente è accudito, e ascoltato, guidato senza imposizioni, si rivela una delle esperienze più intense da ricordare con grande gioia.
L’acquisizione di una propria identità è un processo che dura anni e si costituisce attraverso l’abbandono del concetto di se’ costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo con un giudizio dei coetanei, del mondo esterno, dove l’aspetto fisico può diventare un elemento determinante.
Può sentirsi valutato negativamente e ciò comporta ansia e frustrazione e il volere, in modo compensativo tentare di primeggiare in altri ambiti, spesso discutibili e talvolta pericolosi.
Noi adulti dimentichiamo facilmente di essere stati adolescenti, di aver avuto gli stessi bisogni, gli stessi turbamenti, di aver provato gli stessi timori per le certezze che non avevamo, di essere stati insoddisfatti, curiosi, testardi o diffidenti, a volte tristi e disperati, con tanta voglia di crescere e tanta paura di sbagliare.
L’adolescenza del figlio mette spesso in crisi la coppia, si trovano a fare il bilancio soprattutto quelle coppie in cui i coniugi si erano identificati soprattutto nel ruolo di genitori. Possono rischiare di sentirsi inutili o inadeguati davanti alla crescente richiesta di indipendenza del figlio, può venir meno la capacità di investire in termini di sostegno reciproco.
Si parte come coppia e si diventerà nuovamente coppia, i figli crescono abbandonano il nido, aiutiamoli a spiegare le ali!
Il benessere dei figli non può essere superiore o a scapito del genitore, in quanto il genitore è egli stessso una persona, un individuo che ha dei bisogni e dei desideri. Quando il genitore, nel tentativo di creare maggior benessere nei figli, inizia a rinunciare a se stesso, dovrebbe ricordare che il proprio benessere e la la propria soddisfazione saranno per i figli un modello per il proprio futuro di persona adulta, matura cioè libera e autonoma.
E’ difficile essere genitore, è necessario essere flessibili e saper accogliere le sue richieste di autonomia ma anche di protezione per aiutarlo nella ricerca della propria individualità senza farlo sentire solo.
Non permissivismo ma regole chiare che possano tener conto delle reciproche esigenze, quella dell’adolescente che deve sperimentare e quella dei genitori che devono essere riconosciuti nel loro ruolo genitoriale , gli amici sono il gruppo dei pari, non i genitori.
Un ruolo di autorevolezza, non autoritario, che si costruisce dinamicamente fin dai primi mesi di vita del piccolo uomo/donna che ora reclama la sua autonomia all’interno di quella dipendenza che lo protegge, di cui ha bisogno, che gli va stretta, che vorrebbe negare e che non dobbiamo mai fargli pesare.
La discussione, il dialogo in famiglia non è soltanto un mezzo per sviluppare conoscenze e consapevolezze, è anche una delle vie per stimolare la formazione di un sistema di riferimeto individuale e creare i presupposti per affrontare gli eventi difficili trovando e provando modi alternativi di reagire.
Si impara attraverso l’esempio a bilanciare per ogni scelta piaceri e fatiche.

PR: 0

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.