Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La Vara: storia di una tradizione che si ripete dal 1500 ogni ferragosto

Di Caterina FRANCHINA

Numerosissime sono le tradizioni, gli spettacoli, gli eventi che si celebrano da Nord a Sud in occasione del prossimo ferragosto. Nella città di Messina si ripete dal  ‘500 la festa della Vara ed è il momento centrale dell’agosto peloritano profondamente sentito da tutti gli strati della popolazione, tanto che coloro che si trovassero fuori per vacanza, rientrano per partecipare al grande evento. La Storia secolare della Vara ci riconduce alla “machina”, ideata nel 1500 per accogliere trionfalmente a Messina il Re Carlo V. Quella macchina trionfale ebbe grande successo e suscitò l’ammirazione di tutto il popolo, tanto da deciderne l’utilizzazione per onorare la Beata Vergine Maria nella festa dell’Assunta. Nei suoi 500 anni e più di storia la processione della Vara si è interrotta soltanto in occasione delle vicende drammatiche che hanno colpito la città, come nel secolo scorso, dopo il terremoto del 1908 e in occasione della seconda guerra mondiale. Ma poi ha sempre ripreso il suo cammino con forte determinazione e rinnovato entusiasmo, perché !’evento della Vara è rimasto sempre vivo nel cuore dei messinesi.
Una parola di particolare ammirazione va rivolta nei confronti dei tiratori che sono migliaia e migliaia che si tramandano l’impegno di tirare la Vara di generazione in generazione, di padre in figlio.
Perfino i detenuti del carcere di Gazzi un tempo chiedevano il permesso di partecipare alla processione della Vara e veniva loro concesso perché si era sicuri, come poi è sempre avvenuto, che al termine della processione puntualmente rientravano nelle loro celle.  Impressionante l’immensa folla che si assiepa ai lati della via Garibaldi ed al punto più delicato del traino della Vara nell’incrocio con via I Settembre, quando si effettua la cosiddetta “Girata” ad angolo retto per indirizzare la Vara verso piazza Duomo dove si conclude la processione.
Si calcola una folla che si aggira tra le 200 e 300 mila persone: una folla davvero immensa, composta non solo da messinesi ma anche da numerosi gruppi provenienti dalle altre parti della Sicilia e dalla vicina Calabria. Ne mancano numerosi turisti e soprattutto emigrati messinesi provenienti anche dalle più lontane regioni del mondo (Australia e Americhe) che vengono a Messina proprio per assistere a questo evento. Lungo il tragitto della processione la Vara si ferma di fronte alla Madonnina del porto, sulla cui stele si innalza, quasi in mezzo al mare, la Madonna della Lettera. Quando si giunge in piazza Duomo, alzando gli occhi verso l’alto, si ammira il santuario della Madonna di Montalto che ricorda la dama bianca apparsa in difesa di Messina; guardando ancora più in alto si può ammirare il santuario della Madonna di Dinnammare che dal monte più alto dei peloritani veglia sulla città. Questi santuari Mariani simboleggiano in modo visivo come tutta la città è avvolta dallo sguardo vigile e protettivo della Vergine Maria che non cessa mai di benedire Messina e i suoi abitanti.  Per quanto riguarda la sua ideazione, diversi studiosi locali l’hanno attribuita a tale Radese in occasione, appunto, della venuta a Messina dell’imperatore Carlo V nel 1535 ma è probabile che essa sia precedente di oltre un secolo, forse riadattata per la visita dell’imperatore. E’ quasi certo che lo scienziato Francesco Maurolico abbia suggerito alcuni dei meccanismi interni. La Vara infatti presenta al suo interno una serie di ingranaggi che, azionati manualmente, ne consentono i vari movimenti. La “machina” è una grande struttura di forma piramidale che simboleggia l’assunzione in cielo della Vergine. Nella parte più bassa troviamo la tomba della Madonna circondata dagli apostoli. Subito sopra vi sono degli angeli con dei ramoscelli d’ulivo in mano che girano insieme al sole e alla luna. Sulle loro teste troviamo ancora altri angioletti e su di essi un globo stellato, che rappresenta il cielo, cinto dalla fascia dello zodiaco. Più sopra troviamo un cerchio con ancora altri angeli e in cima la figura di Gesù Cristo che tiene sul palmo della mano destra l’Alma Mater. Anticamente, tutti i personaggi della Vara erano viventi. A testimonianza dell’imponenza della “machina”, poi, si noti che gli angeli erano nel ‘600 ben 150, ridotti ad un centinaio nel 1842 e solo dal 1866 vennero sostituiti con delle statue. Durante la processione del 1681 la piramide si ruppe: i due più in alto e quattro angeli caddero tra la folla restando miracolosamente illesi. Un episodio analogo si verificò nel 1738. A ricordo di questi avvenimenti alle spalle del Duomo fu edificato un monumento all’Immacolata tutt’ora esistente. Negli ultimi anni è stato ripreso l’uso di inserire alcuni personaggi viventi. A completamento degli apparati festivi dell’Agosto messinese, oltre la monumentale e complessa piramide della Vara, vi erano, e in parte permangono, altri tipi di “machine” festive, quali la Galea, i trasparenti, le luminarie, le fontane e le colossali statue di Mata e Grifone, detti i “Giganti”, cui si accompagna l’aggressiva maschera del cammello, “u camiddu”.
Nei giorni che precedono la processione del 15, le grandi statue venivano portate a spalla nei vari quartieri della città. Secondo la tradizione, i simulacri raffigurano i mitici progenitori della prosapie peloritana.  La leggenda racconta che intorno al 964 d.C. un Saraceno di nome Hassam Ibn-Hammar, dalla stura da gigante, sbarcò con cinquanta seguaci dalle parti di Rometta. La città di Rometta al tempo, era sotto dominazione Mussulmana, e Hassam Ibn-Hammar fu guidato attraverso passaggi che gli consentirono l’arrivo a Messina eludendo i controlli e le difese Messinesi. Hassam prese possesso di quelle zone che oggi sono conosciute come Camaro e Dinnamare, nomi che sembrano infatti ricordare il cognome del gigante della leggenda(Ibn-Hammar). Trovandosi lontano delle sorveglianze armate, Hassam ed i suoi seguaci si dedicarono pienamente al saccheggio e a violenze varie diventando un incubo anche per i borghi limitrofi. Dopo ogni saccheggio Hassam faceva sparire le sue tracce tra i monti Peloritani dove nessuno aveva coraggio di cercarlo. Un giorno tuttavia, durante uno dei suoi assalti, vide una ragazza di bell’aspetto, dal portamento dignitoso e dal corpo, come lui, di statura fuori dall’ordinario e si innamorò immediatamente di lei. Il nome della ragazza era Marta (Mata in Messinese), e ormai Hassam non riusciva a pensare ad altro che a lei, al punto da interrompere per un breve periodo le sue scorribande. Mata, era la figlia di Cosimo II di Castellacio, ricco signorotto locale di nobile casata il cui stemma era uno dei tre castelli rappresentati nella’antico stemma Messinese che copriva la zona tra Montepiselli e Camaro. In oltre Mata era una fervente Cristiana.  Non sapendo più resistere al desiderio di questa nobile fanciulla, Ibn-Hammar si presento al padre di Mata per chiederla in sposa, ma essendo di religione Mussulmana oltre che Saraceno e più volte predone della zona, ottenne un ovvio rifiuto. Egli perse la testa e per vendetta ricominciò con i suoi seguaci, i feroci saccheggi che divennero ancor più sanguinolenti che prima. (Secondo una variante di questa leggenda Hassam sfido a duello il padre di Mata per averne la mano). Nessuno più aveva coraggio ad’uscir di casa da solo la sera, e a causa del terrore causato da Hassam, il padre e la madre di Mata decisero per maggior sicurezza di portare di nascosto la figlia in un podere di loro possedimento. Così Hassam per lungo tempo non rivide più la ragazza di qui si era innamorato, finché mandando i suoi uomini alla ricerca, per mezzo di promesse e torture riuscì a scoprire dove Mata era nascosta e a rapirla, conducendola al suo rifugio segreto nascosto in quelli che oggi sono chiamati colli S. Rizzo. Per quanto potesse esser riuscito a portar con se Mata al suo rifugio, Hassam era ben lontano dall’ottenere il suo amore, tanto che la ragazza non gli rivolse parola ne gli concesse nulla, nemmeno il più semplice bacio. Egli provò in tutti i modi a farla innamorare ma fu invano, neanche implorandola riuscì a cambiare l’indifferenza di Mata nei suoi confronti. Quando capì che la sua dolce Mata, in quella situazione, avrebbe preferito la morte piuttosto di concedersi, Hassam abbandonò i saccheggi, si convertì al Cristianesimo e cambiò il suo nome in Grifo che sarà poi modificato dalla popolazione in Grifone, per via della sua statura. Da allora Grifone, cambiò del tutto, dedicandosi alla coltivazione dei campi e trattando il prossimo con amore. Marta osservando il miracoloso cambiamento di Grifone, cominciò pian piano a corrispondere quel sentimento amoroso che Grifone provava già da tempo. Poco dopo i due si sposarono e secondo leggenda ebbero una prole tanto numerosa da attribuirgli la nomina di progenitori e fondatori di Messina. Anche quest’anno la tradizione si ripete; di seguito il programma 2010: venerdì 13, alle ore 17,30, partenza della passeggiata dei Giganti, accompagnata dai carretti siciliani e gruppi folkloristici con corteo da Camaro a piazza Unione Europea, ed itinerario viale Europa, Cesare Battisti, via Garibaldi, piazza Unione Europea; alle ore 18 scopertura della Vara; alle 20 spettacolo folkloristico in piazza Unione Europea; alle 22 Maratona di ferragosto tra piazza Unione Europea e piazza Cairoli. Sabato 14, alle 10,30-12,30 ed alle 18,30-20,30, in piazza Unione Europea, animazione con canti e musiche popolari siciliani attorno ai Giganti; alle ore 20,30 Santa Messa ai piedi della Vara a piazza Castronovo, celebrata da S.E. Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo di Messina; alle 21,30 partenza della passeggiata dei Giganti, accompagnati dai carretti siciliani, gruppi folcloristi e tamburi, con corteo da piazza Unione Europea, via Garibaldi lato mare, viale Giostra, via Garibaldi lato monte, ed arrivo previsto a piazza Unione Europea, alle ore 23,40. Domenica 15, alle ore 7,30, montaggio delle corde al Ceppo della Vara; alle ore 8 sparo di 21 colpi di cannone; alle ore 11 Solenne Pontificale in Cattedrale, presieduto dall’Arcivescovo Monsignor Calogero La Piana; alle ore 17,30, trasferimento del Gonfalone della Città, e dei ceri votivi dalla Chiesa dei Marinai a piazza Castronovo, accompagnati dal gruppo Gran Tercio Viejo de Sicilia; alle ore 19, partenza della Vara da piazza Castronovo, con spari e giochi pirotecnici e con il lancio dei bigliettini da cannoni; all’arrivo in piazza Prefettura spettacolo pirotecnico, all’altezza del torrente Boccetta fermata per la preghiera; in piazza Unione Europea spari e giochi pirotecnici, ed all’arrivo in piazza Duomo il saluto dell’Arcivescovo La Piana. Alle ore 23 ed alle 23,30 infine spettacolo pirotecnico sotto la Stele della Madonnina del Porto. Domenica 16, alle ore 21, Concerto della Banda della Brigata Aosta in piazza Duomo.

Fonti http://www.varamessina.it; http://www.regioni-italiane.com/ferragosto-messina.htm; http://www.intornoamessina.it/articoli/64/mata-e-grifone/; http://forum.pirovagando.it/viewtopic.php?p=95162

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.