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C’è un ideale di libertà che non si coniuga con il PDL

“La Corte d’Appello di Palermo, seconda sezione penale, alla pubblica udienza del 29 giugno 2010, ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza: visti gli articoli 150 C. P., 530, 531 e 605 C. P. P.; in riforma della sentenza del Tribunale di Palermo dell’11 dicembre 2004 appellata da Cinà Gaetano e Dell’Utri Marcello e incidentalmente dal Procuratore della Repubblica di Palermo; dichiara non doversi procedere nei confronti di Cinà Gaetano in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per morte del reo; assorbita l’imputazione ascritta al capo A della rubrica in quella di cui al capo B, assolve Dell’Utri Marcello dal reato ascrittogli limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992, perché il fatto non sussiste e per l’effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni 7 di reclusione: Conferma nel resto l’appellata sentenza; condanna Dell’Utri Marcello alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituire, Provincia regionale di Palermo e Comune di Palermo che si liquidano per ciascuna di esse in complessivi euro 7.000 oltre a spese generali, Iva e Cpa come per legge. Indica in giorni 90 il termine per il deposito delle motivazione”.

La Corte ha ritenuto provato che il Senatore  Dell’Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992. Viene creata una naturale zona franca per il partito di Silvio Berlusconi, risultato immune da qualsiasi coinvolgimento con Cosa Nostra nell’operato del suo co-fondatore.
Dopo questo anno fatidico sembra che ogni rapporto tra Dell’Utri, ergo Forza Italia, sia magicamente sconfessato o perlomeno privo di prove provate come se, passata la coscienza in una centrifuga sia rinata l’onestà nella condotta di vita di codesto e quindi si siano rotti bruscamente i rapporti con le organizzazioni criminali ex abrupto, senza “se” e senza “ma”, come “una storia d’amore” esaurita (????). Se i vertici del partito tirano un sospiro di sollievo e nel nome del garantismo hanno “occupato” oggi i programmi televisivi difendendo a spada tratta il “Marcello”, succede quello che è di fatto la vera notizia del giorno: la Giovane Italia non ci sta, non ci sta a difendere il Senatore condannato, non ci sta a condividere il solo pensiero di un “Mangano eroe!!”,
[youtube xMT2reOC3n0], non ci sta nel considerare il PDL un rifugio per delinquenti di ogni sorta e privi di quell’ideale di libertà che anima il loro operato, la loro voglia di cambiamento, di politica vera. Silvio Giovine (nella foto), Dirigente Nazionale della Giovane Italia diffonde su facebook  un comunicato (pubblicato di seguito) che non possiamo che condividere con i lettori de’ “Il Colle”: speriamo che un pò di rossore di vergogna venga sulle gote degli yes man della dirigenza e che il vento della gioventù cominci a soffiare forte prima che sia troppo tardi….

All’interno del PDL va avviata una profonda riflessione dopo la condanna del Senatore Marcello Dell’Utri a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Riflessione che necessariamente deve partire dal movimento giovanile che non può esimersi dal prendere una netta posizione su fatti come questa condanna la quale, seppure non definitiva, rimane gravissima.
Il coordinatore Nazionale di Giovane Italia Francesco Pasquali ha dichiarato che “il virus del giustizialismo più scontato pare essersi insinuato all’interno del movimento giovanile, anche se solo a livello periferico, e che eventuali dichiarazioni contro il Senatore Dell’Utri dovrebbero essere espresse senza appropriarsi del nome di Giovane Italia perché infantili e demagogiche”. Se per giustizialismo si intende seguire convintamente gli insegnamenti di Borsellino sulla lotta contro l’infiltrazione mafiosa nei partiti e nelle istituzioni piuttosto che affermare con orgoglio l’infinita ammirazione per un eroe vero come Falcone e il totale disprezzo per mafiosi come Mangano, allora certo, siamo tanti giustizialisti periferici. Se essere giustizialisti significa chiedere con forza che nello statuto del PDL venga inserita una norma che preveda l’espulsione per chi è stato condannato in via definitiva per mafia e corruzione, allora in tanti ci dovremmo riconoscere in questa corrente di pensiero.
Il fatto è che proprio per combattere quel giustizialismo sterile e demagogico non possiamo sottrarci dall’affrontare con serietà questioni di questa natura perché sarebbe la nostra credibilità ad uscirne lesa.
Probabilmente è il coordinatore nazionale Pasquali che dovrebbe astenersi dall’affiancare il nome di Giovane Italia quando intende assumere certe posizioni; il nostro movimento giovanile, in una fase delicata come quella attuale per la politica, dovrebbe piuttosto intraprendere una battaglia generazionale per far in modo che i giovani possano finalmente essere messi in prima fila dai vertici del nostro partito. E non mi riferisco a veline o soubrette ma ai tanti militanti idealisti puri e coerenti che sacrificano quotidianamente il loro tempo libero in nome di un’idea e di una passione.

 

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