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La filosofia del jeans

Di Alessandro OROFINO

I giovani e la trasgressione. Un binomio inscindibile, nei confronti dei quali pedagoghi, sociologi, psicologi, giornalisti e filosofi puntualmente si arrovellano, indicandone cause ed effetti, spiegazioni e timori.
Spesso i giovani ricercano emozioni forti, speranzosi di poter esperire nuove prospettive e così placare quella sete di sensazioni alternative che l’età richiede. Credo che nei limiti, e con i dovuti accorgimenti, queste attitudini rivelino in sé qualcosa di buono. Lo stesso Aristotele riteneva che la curiosità fosse alla base del sapere, che alla conoscenza si giungesse grazie ad un moto interno, ad un pungolo, ad una sollecitazione: “E’ a causa del sentimento della meraviglia che gli uomini ora, come al principio, cominciano a filosofare”, così scriveva più di duemila anni fa il noto pensatore di Stagira. Naturalmente queste spinte propulsive necessitano di un controllo perché non divengano predicato di azioni nocive per sé e per gli altri. L’ingenuità, l’incoscienza, la goliardia delle giovani menti può sovente giocare brutti scherzi. A questo proposito mi ha molto colpito la pubblicità di una nota marca di jeans che in questi mesi, attraverso i cartelli pubblicitari affissi nelle nostre città, inneggia all’essere stupidi. Sì, be stupid, questo è lo slogan adoperato per colpire l’immaginario dei passanti. E per meglio rendere filtrante il concetto, l’azienda utilizza immagini esplicite come ad esempio quella della ragazza che si denuda difronte ad una telecamera di un palazzo. Una pubblicità che di fatto vuole (o vorrebbe) valorizzare la qualità dei propri prodotti, legandoli ad un certo tipo di filosofia. L’essere stupidi appunto. Ma in questo caso, la volontà del brand è quella di identificare lo stupido con il furbo, il trasgressivo, l’anticonvenzionale, facendone un eroe o peggio, un esempio. Quanto poi questo produca appeal nei confronti dei giovani, non mi è dato di sapere. Ma mi spaventa, però, l’esaltazione di comportamenti che possono franare in atti pericolosi. Penso ai ragazzi di qualche settimana fa, che attraversavano la tangenziale con le vetture in corsa per dimostrare la propria intraprendenza; o al minorenne che l’altro ieri ha perso la vita dopo un incidente stradale con l’auto presa all’insaputa del padre; o ancora alla baby-gang che a Ventimiglia ha aggredito un turista milanese, reo di aver preso le difese di un anziano signore. Comportamenti “stupidi”, certo, ma che qualcuno deifica. Per vendere qualche capo in più. (Nella foto Alessandro Orofino).

One Response to La filosofia del jeans

  1. Arcisio

    5 Marzo 2021 at 14:45

    Ne dic i ciut st’Orofin’!
    Ma va zapp a terr ciut!

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