Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Il riformatorio italiano

Di Giuseppe RIGONI

Superate le elezioni regionali, sembra quasi che l’Italia si avvii verso la sua dissoluzione, visto che, ad avanzare è stato solo il partito che chiede la fine dello Stato Italiano e l’avvio, in alternativa, di una confederazione di stati regionali, che emulino i fasti economici della EX Iugoslavia in rovina. Sembrava ormai tutto avviato verso lo scossone finale, quando la destra storica con un colpo di reni, ha posto fine alla grande ammucchiata dei Piduisti, che da qualche tempo tengono in pugno il potere in Italia e che usando il despotismo vorrebbero sovvertire l’ordine costituito, sottomettendo la giustizia al potere ed emulando il sistema Satrapico coniato a suo tempo da Ciro il Grande.  Ed ecco che Fini all’improvviso dice – no-  , le riforme in senso distruttivo dello Stato Italiano non saranno da lui avvallate, il semipresidenzialismo si può fare, ma solo se accompagnato da una legge elettorale con il doppio turno alla Francese, che ridia potere alla gente nei collegi e che tolga ai partiti il diritto di scegliersi i candidati e sopratutto, che dia libertà di espressione al primo turno elettorale, ma mandi al ballottaggio solo i due partiti che hanno avuto maggiori suffragi al primo turno e tolga il finanziamento pubblico alla polverizzazione partitica, che è diventata la vera cancrena del malessere italiano. Il sistema economico è in crisi, le aziende chiudono, ma i partiti prosperano e proliferano, sostenuti dal pubblico danaro e dalla corruzione politica alimentata da un fenomeno anormale e malsano, (dal troppo potere mediatico assegnato senza regole ad una sola persona) che dispone di quattro reti televisive private, ed attraverso la politica domina anche tutte quelle pubbliche, ponendo il nostro stato di fatto al di fuori dal consesso degli stati democratici, in cui la libertà è condizionata e tutelata da leggi precise sul conflitto di interessi. Cosi Fini ha deciso di andare contro il grande potere, ma al momento ci va da solo, nessun plauso dal fronte dei partiti dell’opposizione, legati anche loro nel tragico abbraccio con il Satrapo e che, vede la politica, come una fonte di introiti per molte persone addette ai lavori e non, come organismi eletti che vanno a governare lo Stato in nome dei cittadini e del bene comune. In Francia a suo tempo fu de Gaulle a fare un colpo di Stato a termine per imporre una legge elettorale diversa, che ponga fine alla cancrenizzazione del sistema democratico ed alla sua degenerazione partitica; de Gaulle agì appoggiato dall’esercito all’epoca e dopo tre mesi rimandò i francesi a votare  e da quel giorno la storia della Francia cambiò nettamente in meglio ed oggi, ad oltre quarantanni di distanza, i molti governi democratici che si sono susseguiti, nessuno di loro ha ritenuto di dover cambiare quella legge e questo significa che va bene. Dunque non sempre alla destra vanno imputate colpe non sue, a Fini ora l’onere di dimostrare a se stesso ed all’italia che la storia si può cambiare, tutto dipende da quanto danaro gli verrà messo a disposizione perchè si fermi ed abbassi la testa al potere della <grande piovra>. Personalmente è da anni che insisto su questo tema, speriamo che sia la volta buona.

One Response to Il riformatorio italiano

  1. giuseppe rigoni

    7 Ottobre 2010 at 21:53

    IL DUO FASANO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.