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Dopo Alitalia anche FS “cancella” la Sicilia

Vi ricordate quello che successe lo scorso anno? Dalla rivista di bordo “Ulisse” di Alitalia, d’improvviso, dalla cartina che riproduceva il nostro stivale, scomparve un pezzo del tricolore, la bella Trinacria.  Alla segnalazione rispose subito chi di dovere adducendo l’errore ad un inconveniente grafico del nuovo service a cui era stata affidata la realizzazione del magazine dopo l’avvio di Cai. Ryanair, dal canto suo, omaggiò Rocco Sabelli, Amministratore Delegato di Alitalia, con dei biglietti a/r da Roma per Trapani, chiedendogli se, la rimozione della Sicilia dalla mappa delle destinazioni di Alitalia fosse una conferma del fatto che CAI non possa competere con le tariffe basse garantite di Ryanair da/per la Sicilia, aggiungendo all’errore lo sberleffo dei concorrenti. Come se non bastasse, FS sta mettendo in atto una delle più certosine opere di dismissione mai viste: negli ultimi due anni si è verificato nella Regione Sicilia, ed in particolare nell’area dello Stretto di Messina, una graduale ma costante riduzione del servizio universale di trasporto viaggiatori a lunga percorrenza, del servizio di trasporto regionale e del servizio di trasporto merci conseguente alle politiche aziendali dal gruppo Ferrovie dello Stato, alcune delle quali già poste in essere, altre preannunciate;
le suddette strategie aziendali si sono tradotte nella mancanza di ammodernamento dei servizi, della flotta navale ed anche di manutenzione e di investimenti nella rete, al contrario di quanto il gruppo ha progettato e già in parte realizzato nel resto d’Italia: ciò sta avendo come diretta conseguenza l’aumento del divario in termini di infrastrutture e di servizi tra il Nord ed il Sud e dunque una riduzione dei flussi di traffico passeggeri e merci da e verso il Sud con un progressivo calo della redditività dei servizi ferroviari, già considerato alla base delle suddette strategie aziendali;
tutto ciò si traduce altresì in una vertenza di natura occupazionale: nel solo territorio della provincia di Messina negli ultimi dieci anni il numero dei lavoratori occupati da Ferrovie dello Stato è diminuito da 5000 a 1700. Per quanto attiene al servizio universale passeggeri, è stata più volte esplicitata la strategia aziendale di Trenitalia volta a privilegiare lo sviluppo del trasporto passeggeri cosiddetto redditizio e a non supportare i treni che generano perdite il cui primato in negativo è detenuto proprio dalle tratte ferroviarie che hanno origine a Palermo o a Siracusa e, via Messina, sono dirette verso Torino o verso Venezia;
inoltre, per quanto riguarda il servizio di traghettamento veloce passeggeri nell’area dello Stretto di Messina, gravi sono i disagi che registrano quotidianamente i pendolari delle due sponde che attraversano lo stretto per ragioni di lavoro o di studio.
E’ davvero estremamente curioso come in tutto questo il Governo non abbia fatto assolutamente nulla per intevenire lasciando che si procedesse stancamente non ad una politica di investimento sull’isola più bella del Mediterraneo ma di assoluto abbondono a se stessa della Trinacria, come se, in un gioco delle parti, sia stata “promessa a qualcuno” , andando in chiaro conflitto con quanto sembra la politica “senza macchia e senza paura” del Ministro Maroni.  L’azione degli uomini politici locali è sicuramente in linea con la nostra generale perplessità: l’onorevole CARMELO LO MONTE , capogruppo dell’ MPA alla Camera e vicepresidente del gruppo Misto, nel corso del question time ha contestato che le dismissioni delle FS nella Regione Sicilia siano state destinate a privati a titolo oneroso, contravvenendo al disposto dell’ art. 32 dello Statuto della Regione Siciliana che stabilisce: “I beni del demanio dello Stato, comprese le acque pubbliche esistenti nella Regione, sono assegnati alla Regione, eccetto quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere generale”. 
Ma il problema è davvero questo? Non si dovrebbe altresì pensare allo sviluppo di quest’isola e contestare tutte le azioni che di fatto ne minano per sempre l’affrancamento da una condizione di miseria che da secoli le impedisce di liberarsi da una strisciante connivenza con il potere mafioso?  In ultima analisi la provocazione del Codacons: “chiudiamo l’autostrada Messina Catania perchè troppo pericolosa”.  La suddetta associazione dei consumatori ha effettuato una verifica dello stato in cui riversa l’autostrada Messina-Catania a più di 6 mesi dalla denuncia presentata per le cattive condizioni del manto stradale e della segnaletica, trovando che la situazione non è migliorata affatto nella maggior parte della tratta. Si profila un futuro dove per spostarsi si tornerà agli asinelli??!!… Non ci resta che piangere..

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