Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

IPOCONDRIA, CHE COS’E’


Di Annalisa Farinello
Molier nel suo romanzo teatrale “Il malato immaginario”, dove un uomo sanissino, Argante, passa la sua vita a consultare medici e a ingollare medicine, ci descrive il dramma di chi per paura di soffrire, soffre già per quel che teme.
Ipocondria deriva dal termine medico hypochondrium che si riferisce a un sintomo addominale riferito spesso da questi pazienti.
La sofferenza di questi pazienti è reale, anche se non soffrono di alcuna malattia.
E’ angosciante essere convinti di avere

una grave malattia e che nessun esame clinico o strumentale è in grado di dimostrarne l’esistenza.
Il paziente interpreta normali segnali fisiologici come sintomi di una grave malattia e, nonostante le rassicurazioni dei molteplici medici che consulta, la sua interpretazione irrazionale non viene scalfita.
Si affianca a questo generale stato di malessere, anche la suscettibilità ad essere condizionati da altrui reali malanni, nessuno escluso.
Se leggono o sentono parlare di una specifica malattia, ne colgono subito i sintomi anche sul loro corpo.
Per esempio, se qualcuno è stato colpito da infarto, subito focalizzano la loro attenzione sul loro battito cardiaco, sul misurarsi la pressione più volte, ripetuti ECG, Holter e richiedendo perfino una angiografia cardiaca.
Cercano convulsamente un segno che dia loro conferma della patologia che temono e che paradossalmente continuano a cercare e a temere in un susseguirsi di angosce senza fine.
E’ come se trovando concretezza alle loro infondate paure potessero confrontarsi con un nemico reale, la malattia, e così poterlo finalmente combattere.
L’attenzione continua verso le malattie temute diventa il perno dei loro pensieri, argomento quasi unico delle loro conversazioni e da questo ne consegue un impoverimento graduale di interessi e relazioni sociali.
La vita di questi soggetti si focalizza intorno al loro stato fisico, tutto il resto della quotidianità sfuma e diventa secondario.
La vita lavorativa, in soggetti con buona capacità critica, se riescono a limitare le loro preoccupazioni al di fuori dell’ambiente lavorativo, può risultare quasi normale.
L’immagine che hanno di se’ e che riportano con convinzione, è di persone estremamente fragili, vulnerabili, deboli e soggetti più degli altri esseri umani, a ogni sorta di insulto fisico.
Questa convinzione è globale e costituisce il nucleo centrale da cui si è costruita e ruota l’identità dell’ipocondriaco.
Come molti tratti caratteristici della nostra personalità, anche questo tratto così problematico per la gestione di una normale vita adulta, trova le sue radici nella prima infanzia e nelle relazioni con le figure affettivamente significative.
Spesso la figura dell’attacamento primario rimandava un’immagine di debolezza in modo ripetitivo, comportamenti iperprotettivi che ne consolidavano l’immagine di fragilità e vulnerabilità.
In una personalità in via di formazione, relazioni quasi “simbiotiche” possono limitare, ritardare o minare l’armonico sviluppo del futuro adulto, contribuendo a creare un soggetto potenzialmente ipocondriaco.
Non solo la delolezza sul piano fisico, e quindi verso le malattie, ma anche la debolezza sul piano psicologico si accompagna inevitabilmente; un connubio che diventa quasi sempre, bagaglio pesantissimo da portare.
Provare emozioni esagerate, difficoltà nel controllarle e dunque tendenza ad esserne sopraffatti, tutto questo sotto il nome di una “sensibilità” che tende ad attribuire all’esterno le fonti del disagio psicologico, come per le malattie, e dalle quali bisogna assolutamente difendersi.
Spesso, nelle relazioni di coppia, vengono riproposti i modelli disfunzionali della famiglia di origine contribuendo a consolidare l’immagine di fragilità e di dipendenza che caratterizzano il soggetto ipocondriaco. Il tour tra medici, esami specialistici e “santoni” assorbe talvolta anche gran parte delle risorse economiche senza trovare mai la rassicurazione che disperatamente cercano.
Maschi e femmine ne soffrono in egual misura, si ritiene che ne sia affetta la popolazione nella misura intorno al 9%.
L’insorgenza può avvenire a qualsiasi età, ma più frequentemente è nell’età adulta che si manifesta, spesso legata a una pregressa, grave malattia di un membro della famiglia.
Ha tendenza a cronicizzare se sottovalutata, può portare in casi estremi, a invalidità di origine psichica.
Basandosi sulla falsa convinzione di avere una grave malattia e il falso convincimento si basa sull’erronea interpretazione di segni o sensazioni fisiche normali, è comprensibile come sia complesso l’approccio e come sia necessario un assessment accurato da parte dello Psicoterapeuta che si fa carico di questi pazienti.
E’necessario un lavoro paziente di smantellamento delle idee irrazionali che governano la sproporzione tra sintomo e interpretazione catastrofica del proprio stato di salute nonostante il fallimento clinico e strumentale per metterne in evidenza una qualsiasi base organica.
La psicoterapia Cognitivo- Comportamentale si è dimostrata nel tempo la più appropriata e funzionale per questo tipo di disturbo, l’automonitoraggio sui pensieri catastrofizzanti e irrazionali, l’uso della meta cognizione e la ristrutturazione cognitiva, gli strumenti più efficaci.

PR: 0

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.