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Il despotismo politico e la realpolitik


Chi ascolta la televisione e segue la politica, non può non
verificare il clima di scontro giornaliero, che esiste tra
maggioranza ed opposizione, da quando in Italia si è liberato il
demone del despotismo, ed i despoti hanno occupato le massime cariche
dello stato, ogni giorno assistiamo alle schermaglie dei despoti, che
dai posti chiave delle televisioni pubbliche e private, fanno da
megafono ai padrini che da dietro le quinte li sobbillano, onde le
ragioni della maggioranza anche se errate, prevalgano su quella della
opposizione.
Lo stesso Parlamento da qualche tempo non è più un organismo scelto
dai cittadini, ma un accolito di persone candidate dai partiti ed
imposte attraverso il sistema elettorale, onde dar parvenza di
democraticità, ad un sistema dittatoriale strisciante, che sovverte
anche lo stesso mandato del premier, che si auto eroga la elezione
diretta dal popolo, solo perchè si è fatto mettere arbitrariamente in
testa ad una lista elettorale, e che comunque viene eletto dal
Parlamento a maggioranza, e non plebiscitariamente dal popolo come
tanta di far credere alla gente semplice.
In questa sua investitura immaginaria, lui si eroga il diritto di
farsi auto assolvere nelle sue implicazioni con la giustizzia.
Al di fuori del teatrino messo in scena dai despoti giornalmente in
televisione, c’ è il dramma della crisi economica, che attanaglia lo
Stato, e miete ogni giorno un numero maggiore di disoccupati senza
speranza per il futuro, (fa strappare il cuore solo a pensare a quel
giovane disoccupato disperato, che si dà fuoco dalla disperazione). Le
grandi multinazionali con questo clima interno hanno deciso ormai di
abbandonare l’Italia, lasciandoci soli dentro le nostre
contraddizioni, a coltivare il nuovo morbo sociale del fascismo, ed
una alla volta decideranno di andarsene assieme al capitale Ebraico.
Al Governo non è sfuggito tutto questo, ed è corso ai ripari facendo
un viaggio in Israele, sperando che gli Ebrei gli diano fiducia, nella
sua dissennata marcia verso le rapide dove sta conducendo l’Italia.
Gli Ebrei però, non sono abituati a pensare al giorno dopo, a quello
ci hanno pensato dieci anni prima, loro adesso pensano a che cosa
dovranno fare tra dieci anni, così definire il nostro governo (il più
GRANDE amico di Israele), è stata una definizione davvero sarcastica
ed appropriata.
Agli Ebrei non è sfuggito un fatto concreto dell’Italia, negli ultimi
cinquant’anni con i governi provvisori, e con i governi balneari, della
vecchia e compromissiva Democrazia Cristiana, partendo da zero, siamo
diventati la quinta potenza industriale del mondo, in pochi anni di
stabilità di governo di centro destra, sciamo scesi al quarantesimo
posto, se restano su fino a fine mandato finiremo al duecentesimo
posto, e questo grazie alla alleanza tra padrinato del sud, ed il
secessionismo padano ed il capitale reazionario ed impunito. Diventa
chiaro che le prospettive per il futuro dei nostri figli in mezzo a
tanta discordia sono tristemente poche, e mentre i giovani si danno
fuoco dalla disperazione, il perenne sorriso beffardo di chi comanda
ci spiega in quale considerazione sono tenute le loro ansie e le loro
speranze per il futuro.
RIGONI GIUSEPPE