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ENGLARO OSSIA….

Che cosa ha mosso la questione del caso Englaro in italia? Una frana.
Si una frana che da secoli era li ferma e sostenuta dalle profonde
radici degli ulivi, come la collina in Calabria, e questa frana ha
fatto cascare la montagna  dell’assolutismo religioso, che da sempre
si riteneva l’unico depositario dell’umanesimo Cristiano, umanesimo
che aveva sempre dipinto i non credenti, come nemici violenti e
persecutori del pensiero religioso.
Ebbene il papà Englaro ha dimostrato al contrario di aver portato il
suo umanesimo fino allo stremo delle sue forze, dedicando se stesso, e
tutti i mezzi che aveva ad aiutare sua figlia Eluana. Lui ha sofferto
ogni giorno vedendola trasformarsi ormai in una crisalide di se
stessa, e, pur essendo ateo, ha elargito ogni possibile energia sperando
di vederla un giorno guarita volare con ali leggere e correre serena
nei prati verdi della  vita.
Ebbene lui in nome di questa speranza ha sofferto in silenzio, senza
chiedere niente a nessuno, senza il conforto di nessuno, lui e la sua
crisalide.
Ma più il tempo passava e più le speranze di vederla guarire
svanivano e contestualmente ne osservava la lenta mutazione verso la
sua fine naturale, fine che da tempo si era trasformata in una
snervante ed intollerabile agonia.
Così papà Englaro dopo tante sofferenze si è trovato di fronte alla
sconvolgente verità di doverne decidere la sua fine, incoraggiato nel
suo intimo anche da una decisione presa poco tempo prima per se stesso
dal grande Papa Polacco, la decisione di staccare le macchine e di
accettare per lei la fine che del resto era inevitabile come tocca a
tutti gli esseri viventi.
Cosi Papà Englaro decide nella sua solitudine di far staccare le
macchine che la tenevano in vita, ma… aveva fatto i conti male, non
aveva fatto i conti con la giustizia; così mentre assiste alla
lenta fine di sua figlia, nella disperazione silenziosa, deve
affrontare i processi e le spese degli avvoltoi che li seguono (GLI
AVVOCATI);   alla fine i giudici comprendono e gli danno ragione,
Eluana nel frattempo è molto peggiorata e lui la osserva inerme senza
poterla aiutare nel suo trapasso. ma… Il bello deve ancora arrivare.
Quando il mondo ipocrita del falso umanesimo Cattolico si accorge
di aver perso le cause civili, le scatena contro di lui una campagna
diffamatoria, dipingendolo come  un mostro che sopprime sua figlia.
Quanta malvagità contro di lui e quanto perbenismo ipocrita ha
ispirato il Cattolicesimo in questa tragedia familiare, e per
dimostrare che cosa in fondo? Per dimostrare che un ateo non credente
non può essere umano e generoso come lo sono i credenti e qui si
passa alla fase finale della vicenda quella più triste, la vera emarginazione dell’individuo
ed il suo isolamento totale, che altro non è che una persecuzione
occulta, di quelle che solo l’ottusità religiosa sa condurre avanti,
legittimata da una omologazione Divina che ormai non ha più fondamento
di esistere.
Il caso Englaro dimostra semmai che si può essere buoni e generosi
anche se non si crede nell’esistenza di un DIO, anzi spesso è proprio da quella parte della società che nasce il
vero umanesimo, un umanesimo non compensato da nessun paradiso
nell’aldilà, un umanesimo senza tornaconto personale, un umanesimo
spontaneo e smisurato, che pochi credenti sanno estrapolare,
un umanesimo senza etichettature religiose o peggio ancora politiche,
un umanesimo spinto fino alle estreme conseguenze e per questo
osteggiato dai grassi ed opulenti parolieri del cardinalato Cattolico,
che oltre alle anacronistiche morali non sa donare senza avere
compenso. Englaro ha fatto tutto senza reclamare nessun compenso
nell’aldilà,  ma solo con la speranza che la sua Eluana potesse un
giorno uscire dalla sua prigione dove veniva mantenuta in vita con le
macchine e da li potesse un giorno schiudere le ali e volare verso un
paradiso immaginario che entrambi si meritano e che di norma viene
condensato in un bel funerale. Ma… a lei il perbenismo molto
Cattolico e poco Cristiano ha voluto negare questo come ai peggiori nemici
dell’umanità. Ad  Eluana vorrei dedicare per questo una antica
preghiera Ebraica: “O.. DIO  grande DIO di Sion, in questo triste
momento prendimi per mano ed accompagnami lungo i sentieri
dell’infinito, onde io possa dimenticarmi di ciò che ero e di ciò che
erano i miei simili e possa sperare con te di volare tra le stelle
per l’eternità”.
RIGONI GIUSEPPE

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