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Il governo italiano a caccia di 007: per la prima volta il bando è online

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ROMA – “Aaa, aspirante agente segreto cercasi anche part-time. Inviare curriculum, astenersi giornalisti, magistrati e sacerdoti”. Non è uno scherzo: chi vuole entrare nell’intelligence italiana adesso ha a disposizione il sito della presidenza del Consiglio dei ministri e non è escluso che possa ricevere un’offerta di lavoro a tempo determinato. Ma si può dirlo a nessuno: “Dobbiamo dire che siamo impiegati pubblici”.
Gli aspiranti 007 nostrani iniziano la loro carriera cliccando su www.sicurezzanazionale.gov.it: “Il sito è aperto dal 23 ottobre e finora è stato visitato da alcune decine di migliaia di persone. E abbiamo già ricevuto alcuni curriculum”, spiega il prefetto Adriano Soi, responsabile dei rapporti con la stampa del Dis, il Dipartimento informazioni per la sicurezza che coordina e verifica tutte le attività di intelligence di casa nostra. “E’ una novità assoluta per i nostri servizi di informazione che in questo modo, dopo l’apertura del sito web, proseguono nell’attuazione dei principi di trasparenza e di maggiore integrazione nel sistema-Paese che la legge di riforma ha affermato”.“I curriculum arrivati fino ad adesso – spiega il prefetto – hanno il classico format del curriculum europeo, ben fatto ma a noi interessa sapere di più: sul sito c’è la foto con la mano che riempie il modulo e la frase: ‘Se pensi che la tua professionalità possa essere utilizzata per difendere l’indipendenza, l’integrità e la sicurezza della Repubblica clicca qui’. Ecco questi sono i requisiti di base”. Tra le cose che vengono richieste c’è anche il curriculum universitario esame per esame e i titoli post laurea di specializzazione: “Abbiamo bisogno di profili di specializzazione e di alta qualità”, sottolinea Soi. Ai cittadini italiani maggiorenni che si collegano con il sito sono prospettate due carriere (“Ma in futuro ne aggiungeremo altre”, spiega Soi): quella di analista di intelligence e quella di network manager. L’analista (che il prefetto per semplificare paragona al Robert Redford dei Tre giorni del condor), svolge, “nella massima riservatezza, attività di ricerca, di selezione e studio dei fenomeni di minaccia che interessano la sicurezza nazionale (terrorismo, eversione, proliferazione, criminalità, immigrazione clandestina, ecc.)”. Sono richieste la laurea, in materie umanistiche o economiche e conoscenze relative all’attualità nazionale e internazionale, dalla politica all’economia alla finanza all’energia alla tecnologia al diritto, oltre a un elevato livello di conoscenza delle lingue, da quelle “veicolari” a quelle “rare”. Poi c’è la figura del network manager. In questo caso è richiesta la laurea in ingegneria delle comunicazioni o informatica, oltre ad almeno 5 anni di esperienza nel settore dell’ingegneria delle reti. Il prefetto tiene subito a sgombrare il campo dal dubbio che si tratti di un lavoro da burocrati o passacarte:CB007273“L’analista deve avere grandi capacità di ricerca, selezione e studio, deve catturare il senso delle informazioni che arrivano da una quantità enorme di fonti. Non pensiamo solo a James Bond. Non a caso questa è la figura che abbiamo messo per prima. Oggi da un’intelligence tarata solo sulla difesa in blocchi contrapposti, siamo passati all’intelligence della globalizzazione”. Quindi compiti legati anche agli interessi economici. “Pensiamo ad un Paese come il nostro con molte imprese impegnate all’estero – spiega Soi – Oggi il mondo è pieno di persone che vanno in giro a carpire tecnologie che non hanno a casa”. Ma di quanti ‘posti di lavoro’ stiamo parlando? “Anche se si tratta di impiegati pubblici a tutti gli effetti, non si deve pensare ai concorsi della P.A. Cerchiamo di creare un data-base articolato per profili professionali, per qualità e motivazione. In questo momento l’intelligence è alla ricerca di una decina di persone”. E come nel pubblico impiego si fanno contratti a tempo indeterminato e contratti a termine “che sono quelli più interessanti. Oggi abbiamo un profilo molto aziendale e anche l’approccio è aziendalistico: in questo senso abbiamo un modo di rivolgersi al mercato tipico. Una volta selezionati i curriculum le persone vengono chiamate e parte una procedura di selezione tra prove scritte, orali, e psico-attitudinali. Alla fine si ha chi si cerca”.
C’è poi l’aspetto economico: “Sono stipendi del pubblico impiego, si prende meno che nel privato, ma per la P.A. è un buon stipendio, però non si viene pagati per gli straordinari e l’orario di lavoro è più lungo. Chi lavora nell’intelligence ha l’onere della riservatezza nel lavoro e nella vita. Deve dire ‘sono un dipendente pubblico’, altrimenti rischia di diventare un bersaglio”. Diverse da un normale impiegato anche le procedura di sicurezza in ufficio: “Sono molto severe, l’impegno è alto, in uno standard di vita più serio. Ma tutto questo non lo fa considerare un lavoro usurante, si va in pensione come tutti gli altri”.
Chi viene assunto, poi, segue un corso di formazione, ma è praticamente impossibile sapere i dettagli: “Ci sono dodici regolamenti di attuazione. Tranne quello sul segreto di Stato che è pubblico, gli altri sono riservati. Una volta entrati in servizio i dipendenti verranno formati sia su materie generaliste che inerenti al profilo di impiego”. Il nostro agente segreto viene addestrato anche su tecniche di difesa personale, ma è un addestramento che non sfocia in attività di tipo militare che non rientrano nei compiti dell’intelligence. L’ultimo aspetto riguarda le attività sotto copertura: “Sono previste e regolate dalla nuova legge sull’intelligence”, ma se il cronista volesse fare domanda la risposta è garbata ma secca: “La legge ci vieta di assumere giornalisti, sacerdoti o magistrati”. Tutti gli altri possono farsi avanti.
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/agenti-segreti/agenti-segreti/agenti-segreti.html?rss

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