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AUSTERITY PER IL POPOLO MA NON PER I POLITICI: PIOVONO MINISTERI

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La XV Legislatura italiana “capitanata” da Romano Prodi, ha visto una delle compagini più corpose nella squadra di Governo. La coalizione eterogenea messa insieme per riuscire ad avere la meglio sul Cavaliere richiedeva la necessaria moltiplicazione delle cariche per poter soddisfare gli appetiti delle varie formazioni partitiche messe in campo, non senza polemiche. Una politica sprecona passò di bocca in bocca nel comune sdegno degli italiani. Prodi cercò di salvare il salvabile ed infatti il Senato votò nel novembre 2007 l’articolo 8 bis che stabiliva che dal Governo successivo il numero dei ministeri dovesse essere al massimo 12 e la compagine governativa tra ministri, viceministri e sottosegretari non potesse superare il tetto di 60 componenti.
Con l’avvento di Berlusconi, l’austerity avrebbe (condizionale d’obbligo) dovuto essere la parola d’ordine, una volta di più in quanto la contemporaneità era ed è permeata da una crisi economica senza precedenti che richiede prudenza ed accortezza nell’uso del denaro pubblico. L’8 maggio del 2009 viene ripristinato il Ministero del Turismo, dopo che un referendum del 1993 lo aveva di fatto abrogato (espressione di un’assente considerazione del parere del popolo) ed oggi apprendiamo che nuovo Ministro della Salute è Ferruccio Fazio, curiosamente in carica dopo una leggina ad hoc del 13 novembre 2009 n. 172 che stabiliva l’istituzione del Ministero della salute e l’incremento del numero complessivo dei Sottosegretari di Stato intervenendo sulla legge 24 dicembre 2007, n. 244 di “paternità” prodiana, succitata. Ovviamente nessun risalto, visti gli stringenti argomenti di cronaca che vedono la ribalta monopolizzata dall’aggressione a Berlusconi, viene dato dai mass media alle contorsioni della politica in materia di gestione e prolificazione delle cariche a favore della partitocrazia imperante,
ma riteniamo opportuno mettere un indice affinchè, gli eventi che minano la stabilità economica del nostro Paese, non passino sotto silenzio: ad ottobre il debito pubblico ha sfondato quota 1800 miliardi, fermandosi a 1801,6, in aumento di 15 miliardi rispetto ai 1786,8 di settembre. A che gioco stanno giocando i nostri rappresentanti?

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