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The sound of silence

Di Caterina FRANCHINA

the end
Non ho mai amato il suono del silenzio salvo quando mia figlia dorme ed allora desidererei che il mondo intero andasse in ferie e la nostra famiglia rimanesse l’unica a custodia di Creazzo e dintorni nel raggio di 15 Km (non come oggi in cui il nostro vicino frontista, per carità anche simpatico ma ha deciso di tagliare l’erba alle otto del mattino… sarà sabato anche per lui, o forse no?)

Nel silenzio si annidano momenti supremi di pace per alcuni ma per altri….
Il silenzio è solitudine: quando non hai qualcuno con cui parlare e ti ritrovi a convivere con un telefono muto e il tuo migliore amico diventa il rullo continuo delle notizie di un telegiornale che senti e risenti senza renderti conto neanche dei contenuti O PEGGIO..
Hai presente quando non riesci a staccarti dal telefonino e confondi ormai la realtà della vita e internet e la rete sono le parole che ripeti come un intercalare ogni cinque parole quando incontri un umano ovunque? Il silenzio è solitudine vera: facebook e twitter non parlano, intorpidiscono le menti e ti lasciano credere che tu sia vivo quando nei fatti sei già, virtualmente MORTO.

Poi c’è il suono del silenzio come rassegnazione:
quando non ti senti più di ribellarti a delle situazioni di sopraffazione
in famiglia
a lavoro
per te
per i tuoi familiari
e lasci che gli eventi corrano via prendendo il timone, loro, di una vita che tu sai già di non essere più degna di essere vissuta.
Sono certa che ognuno di noi conosce per i motivi più svariati questa sensazione: terribile, che ti stringe il cuore e l’anima al risveglio o prima di addormentarti, che ti rende inquieto quando intorno a te tutto sembra essere sereno perchè sai che qualcosa è fuori posto e di fatto viene fuori come un rigurgito quando ti trovi solo con te stesso.
Il silenzio è codardia: quando per timore di agire rimani chiuso nel gruppo, faccia senza volto, nome senza cuore perchè vuoi essere come gli altri e l’unico momento in cui sai dire che qualcosa ti piace è in rete, appunto, dove, anche dietro un “like” puoi nasconderti.
Il silenzio può essere invece rabbiosa protesta quando racchiudi in uno sguardo severo e in dei comportamenti inequivocabili la volontà ferma di ribellarti senza urlare, di fare capire senza scontri diretti ma con la civiltà di chi sa che la presa di posizione che poni come l’aria gelida in un mattino in pieno inverno può essere più efficace di un pugno in pieno volto.
Il silenzio è ricco sempre di implicazioni: non lasciarlo mai andare come un tempo morto e vuoto ma prendine atto con doverosa consapevolezza perchè quando il silenzio è la risposta la morale non è mai analoga all’acqua che scorre imperterrita di un fiume verso il mare ma può racchiudere, senza che tu te ne renda conto, un drammatico the end.

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