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Scuola Materna S. Marco 2.0. La più grandi delle morali di una favola giunta all’epilogo: impariamo dai nostri bambini

Di Caterina Franchina
Scuola Materna S. Marco
Scorrono veloci i giorni verso la fine di questo triennio, un’avventura emotivamente intensa, vissuta dall’inizio con la voglia e la ferma determinazione di non lasciare nulla d’intentato, un’impresa simile a quello del buon Mario Vielmo quando dopo una delle sue scalate si gode i panorami mozzafiato dimenticando la fatica dell’ennesima impresa.
A pensarci bene, forse, la fatica la sentiamo solo noi genitori coinvolti minuto per minuto come una telecronaca di una finale di Champions League della nostra squadra del cuore nel percorso di crescita delle nostre meravigliose creature e loro… Loro sono lì immensi nella loro ingenuità, che catturano l’istante nella leggerezza di un sorriso lasciato lì a caso a sublimare il momento della loro unica condivisione quotidiana insieme ai loro simili;

li vedi crescere in modo impercettibile ma reale, si articolano i discorsi, cresce giorno per giorno l’interazione con loro, la loro responsabilità, la loro presenza vissuta sempre più come altro del nostro io, come autonomia di emozioni e d’intenti perchè loro sono ora “bimbi grandi”, un ossimoro che scandisce la loro crescita al nostro fianco nella spinta amorevole verso l’autonomia.

Quanta fatica le maestre a sopportare i brontolii di noi genitori insopportabili (mi metto prima nella lista con tanto di cappello a Carla e Caterina, a cui solo da qui mi permetto un eloquio diretto con l’abitudine di chiamarle nel quotidiano “maestre) tesi ad arginare ogni difficoltà pratica ed emotiva dei nostri bambini;
quanta determinazione a supportare per converso questi bellissimi bruchi lasciati nelle loro mani fino al momento in cui sono pronti a diventare oggi, davvero, meravigliose farfalle e a riempire della bellezza della loro unicità il mondo che li circonda che li aspetta e che alcuni “vecchi parrucconi” teme nella paura che un novello Robespierre possa entrare in schemi e paradigmi consolidati e rivoluzionarli come un artista su un tavolozza dipinge il mondo facendone un capolavoro.
Vorrei essere così brava da riuscire a scriverlo e dare atto a chi ha creduto sempre in modo fermo e incrollabile nella propria capacità professionale prima e sensibilità ed empatia verso i bambini, nel prendere il bandolo della matassa, nel riprendere le fila del discorso quando il discorso diventava dissennato e ai limiti della follia con lo sguardo lungimirante di chi vede il traguardo e divora gli ostacoli con il piglio deciso ed il metodo che solo un’esperienza consolidata e rinnovata e un affiatamento perfetto sanno dareCarla e Caterina

Un pezzo di cuore sarà sempre con voi: sappiate questi anni rimarranno nei ricordi che i nostri figli racconteranno ai loro figli… Tra i capitoli più belli della storia della propria vita.

Una sincera carezza rivolta alle affettuose ausiliarie, prima della lista, la nostra “temuta” (e più volte abbracciata):
Emanuela a cui va l’oscar della pazienza.  Il vero motore della scuola, scandisce le regole ferree verso bambini e noi genitori (come me malati di ritardo cronico) non lesinando mai  sinceri sorrisi, pacche sulla spalla e collaborazione da “terzo genitore”, figura da manuale in una Scuola dell’Infanzia, un sergente di ferro e noi il suo esercito, un pilastro, a pieno titolo, da sempre.
Silvia, dolcissima e discreta: un momento la vedi operativa nel suo quotidiano e poi ti giri e la ritrovi con un bimbo piccolo in braccio, in attesa che un nonno o un genitore recuperi “il capitale sociale” in classe.. Una sorella maggiore per tutti.
E Francesca: la mattacchiona per eccellenza! Lei incarna la quintessenza di un’integrazione sul campo grandi-piccoli: la vedi abbracciare indistintamente i bambini che le vanno incontro abbandonandosi come un’esigenza che si ha quando si ama davvero.
Cara maestra Stefania Zanotto il team messo insieme che nel tuo nome riuniamo in un’unica standing ovation è veramente speciale e non c’è parola per spiegare l’emozione sincera che accompagna la voglia di salutare vivendo ogni istante rimasto, minuti per minuti, attimo dopo attimo, dal profondo.

E’ finito questo triennio e il seme (i nostri bambini) è germogliato ed è diventato un meraviglioso frutto di cui noi godiamo gli effetti commossi;

quanto ci hanno dato e quanto ci danno ogni giorno: riuniti in una comunità moderna e senza differenza di razza e di cultura con qualche sano litigio superato dalla voglia di essere un’unica famiglia, un piccolo nucleo compatto, granitico verso ogni difficoltà; quanto abbiamo da imparare da loro noi adulti che fingiamo di sapere già tutto per non apparire ignoranti rispetto alla loro capacità di inventare un mondo nuovo, fossero loro a governare il mondo stesso, ora, sarebbe tutto diverso.

Genitori, vi prego, fate un passo indietro e non rovinate tutto: il mondo degli adulti ha delle regole che mal si conciliano con tutto quanto sopra;

genitori, vi prego non pretendete che ragionino da grandi, che parlino da grandi, che vivano da grandi.

Genitori vi prego, fate un passo indietro e non insegnategli l’odio: permettete loro di volersi bene, di litigare e fare pace, di crescere, cadere e rialzarsi senza essere condizionati dalle nostre pretese, dalle nostre aspettative, dai nostri dogmi personali e culturali.

Lasciate che in questa fase vivano con l’unico riferimento dei valori positivi, delle pulsioni del cuore e non strozzati dai nostri no sense.

Genitori vi prego lasciate che imparino dalla vita ad essere se stessi.  Scuola M.

Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona

 

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