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La cosa giusta: quando “il tanti auguri a te” mi fa piangere

Di Caterina Franchina

Era circa il 1985, io avevo poco più di 12 anni ed erano ancora tempi di vinili e musicassette; me lo ricordo come fosse ieri, il mio primo disco comprato con i risparmi delle paghette “estorte” con proverbiale faccia di bronzo a nonno e zio, Picture Book dei Simply Red e quella canzone che fece impazzire a quel tempo la mia generazione “The Right Thing”.
Già, : sono giorni che mi rimbalza in testa questo motivetto allegro, quasi una tragicomica presa in giro che si sublima da 6 anni, da quando per una serie di magiche congiunture siamo diventati genitori e io mamma, da quando la vita non è più un viverla per se, per il noi al prezzo del due di coppia ma dell'”incubo” (l’altra faccia della paura di sbagliare), obbligo, dovere, moralmente responsabile, della cosa giusta.
Oggi è proprio giorno di binomio dinastico, non è tempo di Tiziano Ferro ma di anni 80, di percezione assoluta di cambiamento, di maturità, di svolta stavolta definitiva perchè raggiunta la quadra del trittico famiglia, lavoro, vita genitoriale in cui capisci che il ritmo non è più quello di nevrotici stop and go e in cui ti rendi conto che la benzina, fino all’ultimo giorno sarà quella della “cosa giusta” sempre, come succede in maniera, a volte esasperata, da 6 anni, da quando sei nata tu, amore adorato.
Cosa è cambiato nei fatti?
Non è più tempo da tempo di vestiti per farsi belle ma di comprare per te ciò che ti rende principessa delle principesse;
non è più tempo di trucco e parrucco ma di dedicarti ogni attenzione perchè, di fronte alla mia proverbiale incapacità manuale, tu possa apparire meravigliosamente e sempre donnina meravigliosa quale sei dalla dolcezza infinitamente grande e profonda;
non è più tempo da dedicare al tempo libero ma di rubare ogni minuto alla vita ed ai doveri perchè il tempo con te non tornerà mai più indietro e un giorno, quel giorno che ogni giorno diventa sempre più vicino, sarai tu a non volerlo più passare con me.
Ed a volte è proprio quella stessa paura di sbagliare che mi fa guardare con trasporto e preoccupazione insieme a te e papà, ogni sabato, quel programma che ha ridato umanità oltre al reality alla tv, C’è posta per te!
Maria De Filippi è riuscita a rimettere insieme davanti al piccolo schermo le famiglie il sabato sera come succedeva un tempo, in quei mitici anni 80/90 in cui il salotto aveva una sua sacralità del post cena, in cui non c’era internet e telefonino, in cui si viveva la condivisione affettiva in maniera completa in cui il noi non era solo un gruppo su whatsapp ma aveva un valore di pienezza completa.
Ogni sabato come un rituale si rinnovano storie determinate da mancata gestione della cosa giusta, tra fidanzati, marito e moglie, mamma e figlio/a, padre e figlio/a e quando quella busta si apre con un gesto di autorizzazione che fa scattare quel click sul telecomando della chiusura affettiva che incommensurabile sollievo!!
Fosse così facile, risolvere contenziosi e questioni di vario tipo nel proprio quotidiano: ci vorrebbe Maria in ogni angola della Terra, con la sua capacità psicologica di raddrizzare rapporti logorati da una errata gestione della “cosa giusta”.
Però, credimi, stavolta l’errore è tutto di mamma, cara, ormai seienne bambina mia, perchè in fondo me lo dovevo aspettare stavolta, anche se credevo che stavolta, non so perchè, fossi diventata meno sensibile: al momento della torta, ieri, nel giorno dei giorni, quello della festa del tuo compleanno, mentre partiva un ritmato tanti auguri, dovevo aspettarmelo, dovevo saperlo che sarebbe successo, ti emozioni sempre, lo fai da 6 anni quando tutti, in coro, intoniamo, tanti auguri a te:
compleanno del 2014 (foto di repertorio del 2014:-))

Non so perchè, ossessionata dalla cosa giusta, non ho bloccato tutti dal farti piangere di nuovo di emozione, non so perchè ho permesso che anche stavolta fossi psicologicamente travolta da questo momento di attenzione nei tuoi confronti con il più classico dei classici motivetti: cantarlo, in quel momento, era la cosa giusta ma non per te, tu sei tu e basta.

E ieri che mi rinfacciami a modo tuo “io ce l’ho con te perchè mi hai fatto piangere cantandomi tanti auguri” mi sono sentita piegare le gambe perchè ho capito davvero quanto sia profondo quello che provo per te e che non esistono manuali, rituali, regole, finchè saremo io e tuo padre a scegliere e decidere per te dovremmo, sempre di più, ogni giorno che passa, rimodularci e reinventarci, con la comprensione profonda, con rispetto assoluto, senza diktat nè regolamenti precostituiti verso la tua unicità che ci travolge e ci coinvolge ogni giorno di più malgrado siamo ormai arrivati ai sei anni, tempo di scelta di scuola dell’obbligo, di riduzione di tempo del gioco, di primi passi verso una maturità sociale vera, tu per noi resterai sempre e per sempre la nostra dolcissima e unica PAPU: PROMESSO, MAI PIU’ LACRIME, MAI PIU TANTI AUGURI!!

PAPU

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