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Scuola Materna S. Marco 2.0. “Babbo Natale esiste” e abbiamo le prove

il pacco della felicità

il pacco della felicità

di Caterina FRANCHINA

Copiamo ed incolliamo dalla pagina della celebre blogger Selvaggia Lucarelli:
Vabbè. Questa è la storia più bella e comica di questo 2016. Ieri sera tante belle famigliole sono all’Auditorium a Roma ad assistere a Frozen della Disney.
Pare che durante gli applausi scroscianti alcuni genitori e bambini comincino ad alzarsi per andare via. A quel punto il direttore d’orchestra, stizzito, afferra il microfono e posseduto dalla perfidia del Grinch esclama: “Comunque Babbo Natale non esiste!”. Bambini in lacrime. Sipario.

Giacomo Loprieno, il soggetto dall’ uscita memorabile degna di Trump giacomo-loprieno, meglio in evidenza nella foto, ha generato una quantità industriale di mal di pancia non solo ai bambini ingiustamente feriti nelle legittime aspettative dei loro sogni ingenui e delicati ma anche ai commentatori di tutte le testate che hanno dato risalto alla notizia, una delle più assurde in tema di Natale, perchè dello stesso Natale rinnegava e devastava il DNA generando una caccia all’uomo che ha ferito quanto di più bello sia stato creato come favola condivisa da milioni e milioni di coetanei come viatico di gioia, affetti, sorpresa, allegria, conferma che i desideri, se ci credi si possono avverare e subito.
Con lo spirito di ferire questo losco figuro, di buttare fiori e emozioni sulla cattiveria di questo vuoto professionista di una musica stonata, stamattina abbiamo con attenzione, perizia e con legittima commozione montato foto e video del dolcissimo spettacolino di Natale messo in scena lo scorso 21 dicembre dai bambini e le maestre della Scuola Materna S. Marco chiamandolo, per rabbiosa ripicca ““.
Già esiste.
Che sarà saltato in mente a quel direttore di odii e frustrazione mal celati? Ce lo siamo immaginato prendere il microfono della maestra Stefania e urlare rabbioso: “Babbo Natale non esiste”… Avresti dovuto farlo caro Loprieno: forse oggi si racconterebbe la storia di un direttore linciato dai familiari per aver urlato che i bambini devono smettere di sognare e istituire, per vuote ragioni, un monumento alla cattiveria in quel parco abituato invece alle più tenere e dolci emozioni di infanti.
Semplicemente meravigliosi i 130 bambini della materna che hanno creduto, in una spettacolare giornata di primavera posticipata ritagliata ad hoc, che il sole potesse riscaldare anche a dicembre e il carro di Apollo ha continuato a disegnare luminosi raggi come cornice per fare in modo che l’emozione del sempre commovente impatto dopo la discesa giù per le scale, da star, verso i genitori, i nonni e fratellini in trepidante attesa, si sciogliesse via in un solo istante.

Ci siamo immaginati su uno degli alberi mimetizzati e nascosti Babbo Natale e la Befana guardare compiaciuti i loro piccoli esibirsi in un concerto omaggio alla tenerezza e battere sulla spalla del misero Loprieno e chiedere ironicamente: “problemi?”

E poi le maestre, vere direttrici d’orchestra talentuose, si sono coccolate senza risparmiarsi i loro bambini: mentre una di loro prende in braccio e solleva festoso un cucciolo, un’altra mette in ordine la sciarpa ad una dei grandi per assicurarsi che sia meravigliosa più che mai davanti ai genitori e nonni giunti ad assistere alla performance di magie del cuore. Un’altra sopporta i capricci e rilancia con messaggi di serenità e pazienza contenendo l’emotività di chi non riesce a gestire la timedezza verso un insieme di convergenti prove di coraggio, seppur condivise. E poi, il massimo di professionalità a misura di bambino, quella poesia ripetuta verso una ipotetica perfezione, insieme, alle maestre, circondata dai sorrisi dei familiari e da un applauso scrosciante, liberatorio verso il momento più intimo, in classe, nel loro piccolo habitat quotidiano, insieme agli amichetti e i parenti stretti.

E’ finita, anche quest’anno, per i grandi per l’ultimo anno ed è stato davvero speciale perchè nell’aria si respirava amore, gioia, leggerezza e non insana cattiveria di uno spettacolo patinato, ideale, perfetto ma privo dell’elemento che ne fa un capolavoro vero: il cuore.

 

 

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