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Adusbef. Risparmio tradito: fioccano le sentenze di condanna contro le banche

lannutti

Di Elio Lannutti
(Presidente )

Ad oltre 13 anni dal default dell’Argentina,12 dal crack Cirio, singole sentenze consolidate di Tribunali e Corti Appello (in assenza della class action scippata nel 2008 dal Governo Berlusconi), continuano a condannare le banche che avevano appioppato ad 1 milione di risparmiatori bidoni finanziari per 50 miliardi di euro.
Le ultime due sentenze del Tribunale di Messina ed una del Tribunale di Barcellona P.G. (Me) sono state ottenute dall’avv. Marianna Orlando, responsabile Adusbef per Messina e Capo d’Orlando a tutela di tre coppie di coniugi che avevano investito tutti i propri risparmi in obbligazioni tossiche. Le prime due pronunce hanno riguardato i Bond Argentina mentre l’ultima è relativa alle Obbligazioni Cirio Finance, tutte sottoscritte negli anni 2001-2002. In queste sentenze è stata riconosciuta e dichiarata la nullità del c.d. contratto quadro per mancanza di forma scritta, poiché tale contratto non era stato sottoscritto da alcun funzionario rappresentante della banca, con l’effetto che è stata riconosciuta e dichiarata la nullità dell’acquisto delle citate obbligazioni. Le conseguenze sancite in tutte queste pronunce sono state l’obbligo della banca di restituire l’intero importo investito, senza rivalutazione monetaria, e l’obbligo degli investitori di restituire i titoli alla banca. Diverse invece sono state le altre disposizioni:
Nella sentenza n. 2294/13 del Tribunale di Messina sono stati riconosciuti a favore degli attori, ai sensi dell’art. 2033 c.c., gli interessi legali sul capitale investito di € 51.932,73 con decorrenza dalla data di esecuzione in quanto è stato ritenuto che la banca ha agito in male fede, ed anche il maggior danno ex art. 1224 c.c. risultante dalla espletata ctu in cui si è accertato che se gli attori “avessero impegnato la somma ….in prodotti finanziari compatibili con il loro profilo investitori, avrebbero ricavato, alla data della citazione una plusvalenza”; su tale importo sono stati riconosciuti gli interessi pari al 3% dal giorno dell’ordine di acquisto dei bond argentina con rivalutazione anno per anno. Di converso, gli attori sono stati condannati a restituire alla banca la cedola percepita nel 2001 oltre interessi legali dal giorno della domanda formulata dalla banca in quanto è stato ritenuto “che gli attori abbiano percepito i detti interessi in buona fede”.
Nella sentenza n. 462/13 del Tribunale di Barcellona P.G. (ME), invece, sono stati riconosciuti a favore degli attori gli interessi legali sul capitale investito di € 41.119,98 con decorrenza dalla data dell’investimento, senza riconoscimento di alcun maggior danno. Di contro, gli attori sono stati condannati a restituire alla banca la cedola percepita nel 2006 oltre interessi legali dal giorno dell’investimento.
Nell’ultima sentenza n.222/14 del Tribunale di Messina, invece, sono stati riconosciuti a favore degli attori gli interessi legali sul capitale investito di € 102.697,44 con decorrenza dalla data della domanda e non dalla data dell’investimento, senza riconoscimento di alcun maggior danno. Di contro, gli attori non sono stati condannati a restituire alla banca la cedola percepita in quanto “si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede”.
Tali sentenze, che si aggiungono alle migliaia di condanna delle banche ottenute dall’Adusbef negli ultimi 10 anni sul cosiddetto fenomeno del risparmio tradito (Parmalat, Tango Bond, Cirio, Giacomelli) oltre a confermare l’orientamento maggioritario che riconosce la nullità del c.d. contratto quadro per assenza di forma scritta in caso di mancata sottoscrizione da parte del funzionario della banca, con l’effetto della restituzione ai clienti da parte della banca dei soldi investiti oltre gli interessi legali, dovrebbero indurre le distratte autorità vigilanti a rompere il connubio coi vigilati, coi quali vanno sempre più a braccetto.

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