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Bce taglia i tassi di 25 punti: denaro allo 0,25% (minimo storico)

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Roma, 7 nov. (TMNews) – La Banca centrale europea ha reagito al peggioramento di alcuni indicatori economici chiave tagliando a sorpresa i tassi di interesse dell’area euro di 25 punti base, in questo modo il principale riferimento sul costo del danaro cala allo 0,25 per cento, nuovo minimo storico.

Inoltre, a decorrere dal 13 novembre prossimo, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali scenderà dall’attuale 1 per cento allo 0,75 per cento. Confermato infine a zero il tasso praticato sui depositi custoditi per conto delle banche commerciali.

La Bce ha deciso di muoversi dopo che negli ultimi giorni si sono registrati vari sviluppi che avevano sollevato incognite sulle sul quadro di stabilità e di ripresa dell’area euro. Specialmente dopo lo scorso 31 ottobre, quando Eurostat ha riferito che l’inflazione ha accusato una moderazione ben più marcata del previsto, finendo sotto allo 0,7 per cento su base annua. Un vero e proprio collasso con cui è tornata ai minimi dal 2009, quando si era in piena recessione globale nel dopo crisi finanziaria del 2007-2008. Intanto la disoccupazione è rimasta inchiodata al massimo storico del 12, per cento.

Difficile quindi poter contare in energici contributi della domanda interna alla ripresa di Eurolandia. E al tempo stesso anche il canale estero sembra compromesso rispetto a qualche mese fa. Perché l’euro ha registrato una vera e propria impennata, fino a toccare 1,38 dollari di recente. Proprio le recenti attese di una reazione della Bce a questi sviluppi – assieme ad un ridimensionamento specularmente delle previsioni di linea soft della Federal Reserve negli Usa – hanno favorito una modesta retromarcia della valuta.

Anche ai valori attuali, sotto 1,34 dollari, l’euro resta oltre il 5,5 per cento più alto rispetto al minimo toccato sul dollaro nel luglio scorso. E un rafforzamento valutario è proprio quello che non ci voleva in una fase in cui l’Unione valutaria sta faticosamente cercando di ritrovare crescita, dopo una lunga fase di ricaduta in recessione. D’altra parte i dati che giungono dall’industria della Germania, prima economia dell’area euro, appaiono meno allarmanti. E le indagini sull’attività delle imprese di tutta l’unione valutaria hanno ridimensionato le precedenti indicazioni di rallentamento nel mese appena trascorso.

Anche per questo la maggior parte degli analisti si attendeva un possibile taglio solo a dicembre, quando saranno pronte le previsioni aggiornate su inflazione e crescita della stessa Bce. Le attese di un taglio oggi erano minoritarie. Ma si sono rivelate quelle esatte: l’istituzione guidata da Mario Draghi però ha deciso di rompere gli indugi. Peraltro resta da verificare la possibilità di sviluppi sull’erogazione di liquidità supplementari al circuito economico, mediante rifinanziamenti agevolati di lungo termine alle banche.

Per questo ora l’attenzione si sposta sulla consueta conferenza stampa esplicativa che Draghi terrà alle 14 e 30, solitamente riservata agli annunci di altre eventuali misure operative.

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