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Sante preghiere/ La Conferenza Episcopale francesce modifica il Padre Nostro

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Anche la Conferenza Episcopale Francese ha “aggiornato” il Padre Nostro. Nessuna riscrittura, sia chiaro, né tantomeno l’obbligo di imparare una nuova preghiera: si tratta solo di una semplice modifica alla traduzione della parte finale della preghiera, introdotta per l’uso liturgico durante la Santa Messa.

Un cambiamento, effettivo dal 22 novembre e autorizzato dalla Santa Sede riferisce “Le Matin”, che cambia la traduzione di alcuni testi e in particolare del Padre Nostro, che passa da “Non c’indurre in tentazione” a “Non ci lasciar cadere in tentazione”. Una traduzione più chiara – discussa a suo tempo anche in Italia, nell’ormai lontano 2004, quando si propose: “Non ci abbandonare alla tentazione” – perché la prima versione è stata “accusata” di minimizzare il libero arbitrio dei fedeli. La traduzione, seppure dentro la nuova edizione del Messale in lingua francese, non sarà comunque utilizzata immediatamente nelle parrocchie, ed è pensata per incoraggiare l’ecumenismo con ortodossi e protestanti.

È tutta colpa di quel verbo, “inducere”, usato da San Gerolamo nella Vulgata, la traduzione latina della Scrittura fatta dal Santo, che assunse su di sé l’immane fatica di tradurre la Parola dal greco antico al latino di Roma imperiale. Tradotto come “indurre” in tentazione, è più chiaro come “non ci abbandonare/non ci lasciar cadere” nella tentazione. Si tratta insomma di una modifica alla traduzione che non cambia il testo della preghiera e che rassomiglia molto a quella modifica voluta da Benedetto XVI quando nell’aprile 2012 ha autorizzato i vescovi tedeschi alla modifica della preghiera Eucaristica (cioè la consacrazione del Pane e del Vino) portando la traduzione da “per tutti” a “per molti”. Una semplice modifica della traduzione, che non intaccava la Tradizione. Oremus. Antonino D’Anna

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