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Renato Accorinti sindaco, ovvero “Cambiamo Messina dal basso”

Micol Centorrino

Di Micol CENTORRINO

“ O uomini, tra di voi è sapientissimo chi, come Socrate, si è reso conto che, per quanto riguarda la sua sapienza, non vale nulla ” (Apologia di Socrate, 23D).
Nell’Apologia di Socrate, scritta da Platone nel IV sec. A.C., Cherefonte, amico di gioventù di Socrate, interrogò la Pizia, sacerdotessa dell’oracolo di Apollo a Delfi, per sapere se ci fosse qualcuno più sapiente del filosofo ateniese. E la Pizia rispose di no.
A quel punto, Socrate non volle credere all’oracolo e cercò (prima tra i politici, poi tra i poeti, infine tra gli artigiani) qualcuno che fosse più sapiente di lui. Alla fine, Socrate si rese conto di essere veramente il più sapiente, perché era l’unico a sapere di non sapere.

I rapporti gerarchici istituiti dalla classe politica negli ultimi decenni hanno instaurato una crisi profonda e l’uso della “delega” ha esasperato la sensazione di impotenza dei cittadini di fronte ai problemi quotidiani, quelli economici, ma anche quelli sociali: la sfiducia nei confronti di autorità corrotte e incapaci di governare e, contemporaneamente, l’individualismo causano alienazione, isolamento, disperazione.
Al sud questo meccanismo è condizionato anche da politiche feudali, da rapporti di convenienza e dalla mafia.
Qualcuno, però (non so dire se con consapevolezza o per genialità!) improvvisamente a Messina ha capito che è possibile trasformare condizioni apparentemente negative in opportunità, coinvolgendo ciascun cittadino, in particolare i più deboli e gli emarginati, in un processo che “parte dal basso”, preserva la realizzazione di ognuno, ma le conferisce responsabilità sociale, la “compatta” in una comunità urbana, in cui ciascuno è diverso dall’altro ed in quanto tale può offrire un contributo originale ed indispensabile.
Lo stesso – mi sembra – avviene nello sport: in ogni squadra ciascuno svolge un ruolo diverso, ma tutti perseguono lo stesso obiettivo, sono legati da rispetto reciproco e da senso di appartenenza.
Questo Renato lo sa meglio di chiunque altro, perché ha trascorso tutta la sua vita accanto ai giovani, sui campi di atletica, nelle scuole, ad insegnare, a fare il preparatore con un’energia contagiosa. Ed era questo che serviva ad una città come Messina, dove sino ad ora le vere intelligenze sono rimaste frustrate, emarginate, impotenti ed aspettavano di poter emergere, di essere esortate a dare il meglio di sé, a farlo insieme agli altri, per riscattare la propria condizione e per cambiare la storia della propria città.
A dimostrazione che con la volontà si possono abbattere i muri più resistenti, anche quelli della diffidenza, tante persone hanno condotto Renato alla poltrona di sindaco, con tenacia e fatica, non andando a chiedere il voto, ma un aiuto per portare avanti una lotta comune per i diritti fondamentali della cittadinanza, specialmente delle classi meno agiate e delle categorie più vulnerabili: bambini, anziani, disabili.
Da qui il successo, inaspettato, prorompente di un sindaco “a piedi scalzi” e con i jeans, un uomo che tutti in città conoscono, perché lo incontrano in bici per strada, in una città in cui tutti usano la macchina, di un uomo che sa vivere con poco, perché è sempre tra la gente, di un “solitario”, che sa tenere unite le persone.
Soprattutto, il successo della democrazia, di un movimento socialista pacifista e non violento, che vuole progredire consapevolmente offrendo per il bene comune quanto di meglio è in grado di produrre.
Messina ha, finalmente, un sindaco! Non è un politico, ma è il migliore che potesse capitare!

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