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La Gabanelli Presidente della Repubblica e Robin Hood Presidente del Consiglio… Finisce un sogno

Gabanelli
Di Caterina FRANCHINA

Con tutta la simpatia che provo per la Gabanelli non riesco a giustificarla ed il suo “no” non mi piace affatto.
Ci sono dei momenti in cui, come questo che storicamente sta vivendo l’Italia, non ci si può tirar indietro, tutti siamo chiamati a fare qualcosa di speciale, d’importante e di unico in prima fila senza “se” e senza “ma”.
Grillo sta cercando con fatica e qualche ruzzolone di dare l’impulso ad un nuovo sistema paese, anzi, errore, di azzerare il sistema, iniettando nello stesso gente nuova, sebbene inesperta, che sappia dare quella svolta necessaria alla Nazione per rimettersi in piedi ma c’è qualcosa che periodicamente si inceppa.
La democrazia viene data in mano come una pistola carica alla gente comune ma quando questa, da seduta, viene responsabilizzata ed eccezionalmente, perchè spesso troppo pigra, risponde all’appello in modo corale, cosa accade? Che la Scelta, quella con la “S” maiuscola, punta il dito su chi non ha il coraggio di osare e rifiuta di diventare capo-popolo per defilarsi al ruolo di cantastorie. E allora che senso ha quando anche i modelli di onestà dicono “no, grazie”? Meglio rimanere in pantofole sul divano ad aspettare gli eventi perchè se quando l’entusiasmo sembra prendere il sopravvento subentra sempre l’amara realtà ed allora è più facile, più che sperare in un Governo del cambiamento, in perchè giustifico tutto ma la mancanza di coraggio proprio no ed allora chiudo gli occhi: almeno la favola nessuno me la potrà togliere.
Ad maiora!!!
Di seguito la lettera della Gabanelli pubblicata su Corriere.it

“Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro provo a cambiare le cose”, scrive la conduttrice di Report in una lettera pubblicata da Corriere.it, che riportiamo integralmente qui di seguito.

Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese. Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.

Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità. Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.

Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.

Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.

Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.

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