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Confronto Marini – Claps: due modi diversi di vivere “la maternità”

elisa claps
Di Caterina FRANCHINA

Due notizie mi hanno colpito particolamente in questi giorni: la mamma di che siede accanto a Danilo Restivo durante il processo per l’omicio della figlia e Valeria Marini che abortisce per poter non rinunciare ad andare in barca con Cecchi Gori.
Cosa passa nella testa di una madre e sopratutto, cosa avrei fatto, mi chiedo io, nei panni di queste due donne dopo le vicissitudini drammatiche e tragicomiche che hanno attraversato le loro vite? La mamma delle povera giovane uccisa in quel di Potenza ha avuto un lungo periodo per abituarsi all’idea che la propria creatura fosse stata strappata dalla vita, la giovane (ormai non più tanto) Valeriona, icona di coraggio accanto a Cecchi Gori nel momento più difficile delle sue vicissitudini con la giustizia, non conosce le precauzioni (evidentemente) ed abortisce per non rinunciare alla vacanza. Esempi di vita vissuta al contrario: , mamma di Elisa Claps, in Tribunale spiazza tutti sedendo accanto al presunto omicida della sua creatura, mostrando lui la foto, cercando un confronto, un perchè, una giustificazione al suo gesto. Immensa nella sua ferrea volontà di colmare un vuoto crudele ed insopportabile questa mamma disarma nella sua psicologia d’azione difficile e quasi impossibile da contestualizzare, più della mamma della piccola Sara Scazzi al centro delle cronache nel caso Avetrana, al limite tra fredda ed impietrita nel suo agire e che si fa forte con la religione nel nome di Geova. Valeria fa outing ed ora, che non ha un compagno, vorrebbe prendere un bimbo in adozione ma trova l’ostacolo della burocrazia italiana, che non lo concede ad una donna single. Nel libro “Lezioni intime” scritto dalla Marini, si sfoga pensando così di colpire in un momento di tenerezza il lettore o…. non si rende proprio conto del gesto compiuto? Difficile a dirsi: anche lei è impenetrabile tra il fine gioco teatrale del “ci fa o ci è” e quindi facendo spallucce doniamo all’indifferenza un gesto senza ragioni ma con tanto futilità di contorno a cornice del nulla di chi vive per avere e non per essere. In questo ping pong tra l’umano ed il disumano, torna come un loop nella testa il caso Claps:  Signora Iemma, per favore, rimanga a casa e non abbia il rimorso nella sua scelta di lasciare, solo in Tribunale, al suo destino la giovane Elisa ma conservi un ricordo, quello dolce e delicato che caratterizza il sentimento unico di una mamma verso una figlia e non lo deturpi vivisezionando la crudezza del gesto insano, come sembra, di un uomo malato, che la sorte maledetta ha voluto si accanisse contro la sua creatura. Abbandoni il pensiero del cercare giustizia e percorra l’unica via, quella del perdono che le darà la leggerezza per non cercare il volto della mano che ha tolto la vita a sua figlia ma per ritrovare nel cuore il diritto ad un abbraccio pieno d’amore di una ragazza che non urlerà più di terrore stretta dal calore di chi più non l’ha potuta amare in vita e mai la potrà dimenticare. Signora mi ascolti: la storia ricorda molti grandi uomini ma pochi veri essere umani, come lei sola potrà essere, balzando via dalla cronaca e tornando ad una privacy, un’intimità che sa di gesto di vero e infinito amore di madre da insegnare anche a gente senza perchè come Valeria Marini. Amen.

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