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Arrivano i parlamentari del M5stelle a Roma. Non piu’ case ed alberghi di lusso ma appartamenti collettivi e cene spartane

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In tre anni, scoprirono i finanzieri nel ’93, Gianni De Michelis (o meglio, il Psi) lasciò nelle casse del Grand Hotel Plaza, dove soggiornò per 17 anni di seguito, la bellezza di 400 milioni di lire. Non tutti spesi in pernottamento. Pare difficile, oggi, che l’esercito di grillini in arrivo scelga di soggiornare tra gli stucchi dorati degli hotel del centro, emulando l’opulenza socialista d’antan. Difficile anche che decidano di sostare alla Rosetta, il lussuoso ristorante di pesce del Pantheon, spendendo la bellezza di 180 euro per uno spaghetto al caviale, come fece il cassiere della Margherita Luigi Lusi. Tempi duri per speculatori immobiliari, hotel e ristoranti di lusso. Molti dei 163 deputati e senatori a 5 Stelle, in omaggio al credo anti casta, stanno cercando alloggi di fortuna da condividere. Modello Comune, come si diceva una volta. O in «cohousing», come si dice oggi. E se alla frugalità dei consumi, antidoto alla corruzione dei Palazzi, si uniscono solide convinzioni vegetariane, come accade per diversi, addio alle aragoste agonizzanti di Fiorito e ai conti a tre zeri.

L’avvocato Mario Giarrusso, neoeletto di Catania, si appresta a vivere a Roma in maniera spartana: «Alcide De Gasperi, un padre della patria, non come questi miserabili, a Roma divideva l’appartamento con due parlamentari. Avevano un solo cappotto buono e se lo prestavano». Leggenda vuole che se lo fece prestare dal ministro Attilio Piccioni per andare alla Casa Bianca. Anche Bettino Craxi, all’inizio, era morigerato: un giorno fu rispedito indietro, all’hotel Raphael, da un inviperito Sandro Pertini perché si era presentato al Quirinale in jeans. Più tardi, la «casta» politica ha imparato ad apprezzare i tessuti di Cenci e l’eleganza ostentata.

«Un hotel a 4 stelle costa in media 230 euro a notte – spiega l’ad di «immobiliare.it» Carlo Giordano – Un residence 800 a settimana. L’affitto di un immobile di pregio di 120-150 metri quadri, da 4.000 a 5.500 euro al mese». Troppo, per chi ha scelto di autoridursi lo stipendio a 2.500 euro netti. Paolo Bernini, bolognese smanettone di 25 anni, già pony express, si prepara: «Stiamo cercando un appartamento collettivo. Una cosa che costi poco, per dare il buon esempio». Per ora vive con i suoi a San Pietro in Casale. E ripassa: «Dovrò studiare bene la Costituzione. La politica l’ho scoperta con il documentario Zeitgeist». Di che parla? «È il più visto della rete: parla di tutto quello di cui non si scrive mai, la massoneria, l’11 settembre, le religioni. Quando l’ho visto ci sono rimasto male: mi ha fatto vedere la realtà in un altro modo». Bernini, appassionato di karate, è vegano: «Ostriche? Ma va’, non sono mica come la Brambilla che fa finta di fare la vegetariana e poi ha un’azienda ittica». A Roma, però, ci si nutre di trippa e coda. E di ristoranti vegani ce ne sono pochini: «Mi cucinerò della roba a casa. Però a Roma ho visto un bar che faceva panini veggie». Sulla stessa linea il friuliano Walter Rizzetto: «Andrò ad abitare fuori dal centro, mi serve pace per studiare. Quanto al cibo, sono vegetariano e antispecista».

Tra crisi, austerity e «decrescita felice», i margini di guadagno sono a rischio. Se prima si andava ad abitare in via del Corso, ora si andrà a Testaccio, se non al Pigneto. Dai Due Ladroni e Quinzi e Gabrieli, si passerà a Eataly o al Porto Fluviale, se non da Baffetto. Fortunato al Pantheon non teme crisi: «I leghisti sono sempre venuti. E nella gallery degli ospiti celebri, vicino alle foto di Reagan, Clinton e Gheddafi c’è quella di Grillo». Per festeggiare la vittoria, però, i «neobarbari» hanno scelto il bar del Fico, trendy ma non costoso. Se Fiorito spese da Pasquino la bellezza di 9.900,5 euro, loro (ma erano un centinaio) hanno speso 1.841 euro a frittelle, pizza e vino della casa: 16,74 euro a testa.

Alessandro Trocino

fonte corriere della sera.it

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