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Elezioni e permessi. Vademecum

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Le elezioni sono ormai prossime e, oltre a votare, molti italiani saranno impegnati nelle operazioni di seggio e scrutinio. Italiani che, essendo anche lavoratori dipendenti, non potranno quindi stare in ufficio e svolgere la propria ordinaria prestazione lavorativa. In tal senso è utile capire cosa dice la legge a proposito di permessi elettorali accordati in occasione delle consultazioni politiche.

Innanzitutto, coloro che possono beneficiare di detti permessi sono tutti quei lavoratori privati e pubblici, a tempo indeterminato e determinato, che eseguono funzioni presso gli uffici elettorali, e cioè: segretari e presidenti di seggio, scrutatori, rappresentanti di lista o di gruppo di candidati e, nel caso dei referendum, i rappresentanti di partiti (o gruppi politici) e dei promotori del referendum stesso. Tali soggetti possiedono il diritto di non presentarsi a lavoro per l’intera durata delle predette operazioni preliminari, di voto e di scrutinio, le quali possono riguardare le elezioni del Parlamento, sia nazionale che europeo, le elezioni comunali, provinciali, regionali, e appunto quelle referendarie. L’assenza viene considerata come attività lavorativa a tutti gli effetti e ad essa equiparata, così come disposto dall’art. 119, del TU 361/1957 e dall’art. 11 della Legge n. 53/1990. Secondo poi un orientamento della Corte di Cassazione contenuto nella sentenza n. 14949 del 2002, le assenze assumono valore in funzione della maturazione dell’indennità di presenza, qualora essa sia connessa alla semplice presenza in servizio. In generale, dunque, il dipendente risulta essere pienamente presente al lavoro e quindi per i giorni trascorsi al seggio riceve la normale retribuzione a lui dovuta. Inoltre, il datore di lavoro non può richiedere prestazioni nei giorni che coincidono con le operazioni elettorali, neanche se in orari di servizio diversi da quelli di impegno presso i seggi.

Il dipendente ha poi diritto ai c.d. riposi compensativi retribuiti per recuperare le giornate festive (come la domenica) o non lavorative (come nel caso del sabato quando l’orario di lavoro prevede la settimana corta dal lunedì al venerdì) impiegate nelle attività elettorali. La fruizione di tali riposi deve avvenire nel periodo immediatamente successivo alle operazioni di seggio, salvo accordi diversi; se quindi il sabato è non lavorativo, lo “stacco” avverrà nei due giorni che seguono le operazioni, mentre se il sabato è lavorativo, la pausa avrà luogo nel giorno che segue le stesse. In alternativa ai riposi, al lavoratore può essere accordata una retribuzione specifica, cioè una maggiorazione sul salario ordinario percepito nei giorni lavorativi.

In merito agli “orari” di seggio – ad esclusione delle elezioni europee che impegnano solo la domenica – le attività di voto si svolgono dalle 8.00 della domenica fino alle 15.00 del lunedì, a cui possono sommarsi operazioni preliminari di preparazione delle schede effettuate dalle 16.00 del sabato, e procedure di scrutinio protratte fino alle 14 del martedì successivo. In particolare, per quest’ultima circostanza è previsto che se lo scrutinio richiede la presenza al seggio anche solo per alcune ore del martedì (cioè dopo la mezzanotte del lunedì), tutta la giornata è ritenuta come interamente lavorata; il riposo verrà quindi disposto per il mercoledì o il giovedì.

Infine, a livello pratico, i lavoratori interessati devono giustificare la propria assenza presentando all’azienda specifici documenti: scrutatore e segretario, certificato di chiamata e successiva firma da parte del presidente del seggio che confermi la presenza e indichi giorni e orari; rappresentanti di liste di candidati, dichiarazione del presidente di seggio che attesti l’esecuzione dell’incarico ricevuto con traccia dei giorni e degli orari di partecipazione

Laura Giulia Cerizza
Redazione Global Publishers

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