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Quando l’inno nazionale non emoziona più. L’Italia passa il turno agli europei ma non rappresenta gli italiani

Di Caterina Franchina

Ecco qua, italiani pizza sole e mandolino ieri tutti davanti alla tv pronti a registrare la disfatta dell’undici di Prandelli a base di biscotto. Io con mia figlia in braccio, all’Inno in piedi, a cercare di trasmetterle entusiasmo per le vicissitudini di una nazionale che ha sempre unito i cuori e le menti dello Stivale tutto, c’è Buffon, che scherza con un bimbo prima del fischio di inizio, un bimbo algido nei confronti delle smorfie del numero uno azzurro (mah, sarà), c’è Di Natale, non c’è Balotelli. Capisci che c’è qualcosa che non va dopo i primi 30 minuti e capisci che le lacrime che non scappano come sempre all’intonazione delle note di Mameli erano ben più di una premonizione: la Nazionale non c’è, manca quel cuore che si sperava scendesse in campo, manca la voglia di credirci e più che l’incubo biscotto, il sospetto è che si speri nel biscotto, così tutti in vacanza e chi si è visto si è visto.. Invece ci pensa Don Antonio al secolo Cassano a rimettere in gara per le qualificazioni l’, la Spagna svolge il suo compitino per casa senza accordi e sotterfugi e Balotelli suggella il 2 a 0, senza esultare, con un velo di polemica non celata ai più. Questa è la Nazionale che non infiamma, che non ha nessuno spirito patriottico, la Nazionale dei viziati che rappresentano se stessi e le proprie opportunità contrattuali e non i colori azzurri, che tra scommesse e promesse si irrita ad ogni critica e si spezza ad ogni difficoltà.
Eppure tutti speravamo in un sogno, nel trascinanti entusiasmo per undici eroi, che ci portasse fuori per poco dall’incubo di un orrido quotidiano: disoccupati, esodati, terremotati, disperati di ogni ordine e grado, ma non si riescono, i ragazzi di Prandelli ad emozionare più per una maglia che rappresenta il sogno coronato di bambino ed ora strozzato dall’onda lunga dei soldi che annebbiano gli ideali ed i valori che aiutano a vivere una vita degna di essere vissuta. Allora in piedi, noi tutti, suona l’inno: non importa nel campo di calcio, è la partita per la vita che ci vuole, bisogna sia, per tutti noi, vincente. Ad maiora!

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