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CONTE (FLI): Direzione Investigativa Antimafia, garantire autonomia e risorse adeguate.


Futuro e Libertà ha illustrato, nella seduta odierna della Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati, una risoluzione -primo firmatario l’on. , con i colleghi Di Biagio, Granata e Menia- per impegnare il Governo a garantire alla Direzione Investigativa Antimafia e ai suoi operatori adeguate risorse finanziarie, che rischiano in questi giorni di essere cancellate dalla scure dei tagli lineari e dalla nota “spending review”.

“Vent’anni fa la mafia attaccava lo Stato con gravissimi attentati, ma lo Stato reagiva anche con l’attività degli inquirenti e delle forze di polizia. Quei successi investigativi, coronati poi da importanti pagine giudiziarie, sono un merito innanzitutto della , fortemente voluta da Giovanni Falcone.

In questo quadro si inseriscono alcune scelte non condivisibili e neppure comprensibili. È stato operato un taglio al trattamento economico aggiuntivo (TEA) per il personale e sono messe in discussione le spese per il mantenimento e il funzionamento delle sedi, che hanno esigenza di autonomia rispetto alle strutture territoriali delle forze dell’ordine proprio per garantire efficacia e sicurezza alla lotta alla criminalità organizzata.

Il possibile depotenziamento rischia altresì di compromettere il raggiungimento di un obiettivo primario del Governo -la lotta alla criminalità- più volte richiamato nel garantire crescita e sviluppo in un contesto di legalità.

La dovrebbe essere, a nostro avviso, una sorta di FBI in grado di contrastare non solo i gravi reati di sangue, ma anche il dilagante ampliarsi di un’area grigia in cui affari e criminalità stringono d’assedio le amministrazioni dello Stato.

Le risorse ci sono: la sequestra ogni anno beni e liquidità in misura ben superiore ai suoi costi di funzionamento. Crediamo sia necessario un supplemento di impegno da parte del Parlamento e del Governo, con un chiaro sostegno a chi è chiamato a un’azione quotidiana per contrastare e reprimere le mafie. Lo dobbiamo innanzitutto, riconoscenti del lavoro e del sacrificio di molti servitori dello Stato, ai magistrati e operatori delle Forze dell’Ordine, caduti per mano della criminalità organizzata.”.

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