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Dolore cronico: colpiti circa 600.000 piemontesi. Lotta alla sofferenza tra gli obiettivi del nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale

Con l’inserimento nel PSSR 2012-2015 del progetto di riordino dei servizi predisposto dalla Commissione regionale di , il Piemonte si conferma tra le realtà italiane più attente al problema. La dr.ssa Marzi, Coordinatrice della Commissione: “Vogliamo assicurare ai cittadini piemontesi la migliore assistenza possibile e le cure più appropriate, secondo percorsi diagnostico-terapeutici condivisi con tutte le figure professionali a vario titolo coinvolte nella gestione della ‘malattia dolore’”.

Torino, 7 Maggio 2012 – Riorganizzazione dei servizi, impiego più diffuso e corretto di farmaci oppioidi, una campagna informativa per i cittadini, volta a promuovere una vera cultura contro la sofferenza; ma anche percorsi formativi specifici per gli addetti ai lavori, riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso e potenziamento della continuità assistenziale ospedale-territorio. Sono questi gli importanti obiettivi che si pone il nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2015, per garantire ai malati di dolore cronico una migliore qualità di vita e un equo accesso alle cure, così come sancito a livello nazionale dalla Legge 38/2010.

La , che per prima aveva recepito la nuova normativa pochi mesi dopo il suo varo, ribadisce così la volontà di essere un punto di riferimento in Italia per la lotta alla sofferenza; il Piano, recentemente approvato dalla Giunta Cota, prevede infatti un progetto di riordino dei servizi di terapia antalgica, sulla base dei dati forniti dalla Commissione di coordinamento della rete piemontese di terapia del dolore.

“Il primo obiettivo che ci siamo posti è tutelare il diritto del cittadino ad accedere alla terapia del dolore attraverso l’organizzazione in rete dei servizi”, spiega la dottoressa Rossella Marzi, Coordinatore della Commissione regionale di Terapia del Dolore e Direttore della struttura di Algologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Novara. “Siamo partiti da una mappatura delle attività esistenti, per poter attuare il progetto ministeriale che mira a un modello integrato nel territorio, nel quale l’assistenza si scompone in tre nodi complementari: il centro di riferimento di terapia del dolore (Hub), l’ambulatorio di terapia antalgica (Spoke) e il presidio territoriale con competenze di terapia antalgica gestito da un team di medici di medicina generale, opportunamente formati. I pazienti potranno così essere curati in una prima fase dal loro medico di famiglia, che poi invierà ai centri specialistici solo i casi più complessi. Questo modello razionale di continuità assistenziale cui dobbiamo tendere ci consentirà di ridurre le prestazioni intraospedaliere non necessarie, ottimizzare la spesa per i farmaci analgesici attraverso un impiego più appropriato dei farmaci oppioidi ed indirizzare a tecniche interventistiche maggiori solo pazienti selezionati, che potranno contare su strutture certificate da indicatori quali-quantitativi in cui operano algologi di comprovata esperienza”.

Si calcola che in Italia 15 milioni di cittadini siano affetti da dolore cronico, solo il 10% su base oncologica: una “malattia” a tutti gli effetti, che produce disabilità e notevoli costi socio-sanitari. “Anche in Piemonte, l’impatto del problema è rilevante”, dichiara la dottoressa Marzi. “Nella nostra Regione, su circa 4,6 milioni di abitanti, si stima che i potenziali utenti dei servizi di terapia antalgica siano circa 600.000”.

Un esercito di persone sofferenti, con un dolore il più delle volte dovuto a patologie vertebrali, artrosi, cefalea, neuropatie periferiche e, come già detto, direttamente o indirettamente a forme tumorali. Grazie alla ricerca farmacologica, abbiamo a disposizione armi efficaci per combattere il problema. “Oggi si fa molto meno ricorso ad interventi invasivi rispetto al passato. La ricerca farmacologica ci ha consentito di curare con più semplicità i pazienti e di limitare le prestazioni di neuromodulazione e neurolesione ai casi super selezionati, evitando inutili dispendi di risorse. Gli analgesici oppiacei, in particolare, rappresentano i farmaci di riferimento per il trattamento del dolore cronico moderato-severo ma sono sottoutilizzati; si commettono ancora diversi errori, perseverando nell’abuso di FANS, gli antinfiammatori non steroidei. Per questo motivo la Commissione, tra i suoi primi atti, ha avviato il monitoraggio del consumo di oppioidi in tutte le farmacie ospedaliere e territoriali, che avrà cadenza annuale e ci darà il polso della situazione”.

Fondamentale, per una maggiore appropriatezza terapeutica, è anche l’adeguata preparazione dei clinici: un aspetto che la Commissione regionale guidata dalla dottoressa Marzi non ha trascurato. “Promuoveremo pochi eventi di alto profilo scientifico – prosegue la coordinatrice – iniziando proprio da corsi finalizzati alla formazione delle varie figure professionali circa il corretto uso dei farmaci oppioidi. Stiamo definendo progetti formativi per i medici di medicina generale, per gli specialisti ospedalieri, ma anche per i farmacisti. Per quanto riguarda il personale infermieristico, segnalo che l’AISD (Associazione Italiana Studio del Dolore) ha dato vita da Gennaio 2012 ad una rivista online, ‘Pain Nursing Magazine’. Infine, un progetto che abbiamo particolarmente a cuore riguarderà il bambino con dolore, quando ricoverato in una struttura sanitaria per adulti”.

Il medico di famiglia, in particolare, è una figura che deve acquisire un ruolo centrale nella rete assistenziale, perché rappresenta il primo riferimento per il paziente con dolore: diventa pertanto prioritario fornirgli gli strumenti culturali e metodologici necessari per la pratica clinica.

“Per supportare il generalista nell’impostazione del corretto percorso diagnostico-terapeutico – conclude la dottoressa – la struttura che dirigo presso l’AOU di Novara ha attivato su base sperimentale nel 2008 un servizio di teleconsulto, che offre tutti i giorni ai colleghi la possibilità di richiedere la valutazione di un caso e un consiglio clinico. Un servizio apprezzato, considerato l’aumento costante degli accessi, che inoltre ha permesso di ridurre una serie di prestazioni improprie e di curare prima e meglio i cittadini”.

Per dare piena attuazione alla Legge 38, infine, occorre anche promuovere un cambiamento culturale e una maggiore informazione tra la popolazione, affinché nessuno si rassegni più a convivere con un dolore inutile. Un obiettivo, questo, che il nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale si prefigge di raggiungere attraverso una campagna di comunicazione promossa dall’Assessorato alla Sanità, in accordo con l’Ufficio competente per la materia del Ministero della Salute: iniziativa in occasione della Giornata nazionale del Sollievo (27 maggio 2012), volta a diffondere tra i cittadini piemontesi la consapevolezza dei diritti che la nuova normativa garantisce a chi soffre.

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One Response to Dolore cronico: colpiti circa 600.000 piemontesi. Lotta alla sofferenza tra gli obiettivi del nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale

  1. bellini roberto

    25 maggio 2012 at 22:21

    siamo in attesa di decisioni tecniche per dare il via alla rete di terapia del dolore ;penso che ulteriori dilazionamenti nell’iter approvativo non facciano altro che ridurre le elevate potenzialita’ contenute nel testo legislativo … speriamo che tutto si realizzi a breve e che il Piemonte possa offrire al cittadino una rete di terapia del dolore di elevato livello prestazionale , tarata sulle reali esigenze del paziente con sindrome dolorosa e sulle caratteristiche geografiche e logistiche della nostra regione .

    Bellini Roberto
    Algologia – Casale Monferrato

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