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Sanita’ Zaia a Vicenza inaugura Cyberknife e RMN “3 tesla”; “con le sue eccellenze il Veneto pronto alla sfida europea del 2014 sulla mobilita’ dei pazienti”


Il presidente della Regione del Veneto , alla presenza di numerose autorità tra le quali il Prefetto Melchiorre Fallica, il Sindaco Achille Variati, il Presidente della Provincia Attilio Schneck, il Direttore Generale dell’Ulss 6 , parlamentari e amministratori locali, ha inaugurato oggi all’ospedale due modernissimi nuovi apparecchi: una potentissima risonanza magnetica modello Skyra 3 tesla ad alto campo (unica in Italia autorizzata in un ospedale generale e non in un centro specialistico) ed il secondo che entra in attività nella struttura berica. Si tratta di una macchinario avveniristico, dotato di un braccio robotico con acceleratore lineare, che bombarda il tumore con radiazioni da 1200 posizioni diverse e che rende possibile aggredire neoplasie non trattabili con tecniche chirurgiche tradizionali, senza minimamente intaccare le cellule sane dell’organo interessato. Il primo in Europa era entrato in funzione a Vicenza nel 2003; con quello inaugurato oggi, Vicenza è il secondo ospedale al mondo, con il centro medico universitario di San Francisco (Usa), a disporre di due apparecchiature di questo tipo. “Abbiamo i conti sanitari in ordine – ha detto Zaia – siamo gli unici in Italia a non avere l’addizionale Irpef regionale sulla sanità, ma riusciamo ugualmente ad offrire nuove eccellenze come queste del San Bortolo. Che sono particolarmente importanti per curare sempre meglio i nostri pazienti – ha aggiunto – ma che hanno anche un grande rilievo nell’ottica dell’entrata in vigore nel 2014 della libertà di movimento dei pazienti nell’Unione Europea. Allora ogni cittadino Ue sarà libero di andare a curarsi dove vorrà: i veneti altrove e gli stranieri in Veneto. Le molte eccellenze che ci sono nei nostri ospedali, come queste di Vicenza, sono di fatto l’arma che abbiamo per trattenere in Veneto i nostri pazienti e per fare attrazione dall’estero, con evidenti benefici non solo di prestigio, ma anche economici”. Nel suo intervento, Zaia ha fatto riferimento anche al nuovo Piano Sociosanitario Regionale. “Era atteso da 16 anni – ha detto – e tra poco, appena concluso il lavoro del Consiglio regionale al quale lo abbiamo trasmesso in estate, sarà realtà. La sanità è un’azienda da 8 miliardi e mezzo di euro l’anno – ha aggiunto – e come in ogni azienda che si rispetti è fondamentale programmare. Noi l’abbiamo fatto sin dall’inizio: siamo partiti accendendo la luce nella stanza, abbiamo risolto con un accordo di rateizzazione con il Ministero delle Finanze il problema degli ammortamenti non sterilizzati per 1 miliardo 312 milioni; abbiamo i bilanci delle Ullss certificati ed ora andremo avanti con le idee chiare, programmando dove sostenere una crescita delle strutture, dove riconvertire, dove chiudere se sarà necessario. La filosofia che ci guida – ha aggiunto il governatore – parte dal presupposto di garantire cure di qualità in pari modo a tutti i veneti, da Rocca Pietore a Badia Polesine, con le cure più immediate, come i pronto soccorso, la diagnostica, la specialistica e la medicina territoriale il più vicine possibile alla gente e con una serie di nodi di eccellenza dove curare le patologie più gravi e complesse con le migliori attrezzature e professionalità”. Zaia ha ribadito la sua personale convinzione che nel dibattito in corso si possa ragionare anche di una riorganizzazione territoriale delle Ullss per creare un sistema più snello e meno dispendioso. “Ho posto la questione con il massimo rispetto dell’autonomia del Consiglio, che è sovrano – ha detto – ma credo sarebbe utile discuterne”. Visitando i due macchinari inaugurati oggi, illustratigli dai primari di neuroradiologia Vittore Pinna e di neuroradiologia stereotassica Federico Colombo, Zaia ha anche rivolto un “profondo ringraziamento a tutto il personale, dal più importante primario all’ultimo amministrativo, che lavora quotidianamente con impegno e sacrificio nella sanità veneta” ed ha raccomandato “la massima attenzione possibile all’aspetto umano nei rapporti con i pazienti”. “Siamo i più bravi a curare e chi entra nei nostri ospedali esce guarito – ha detto – ma possiamo ancora migliorare sul fronte dell’umanizzazione. Tante volte – ha concluso – una parola ed un sorriso in più rivolti a chi è in un momento di difficoltà e di paura, sono utili come una medicina”.

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