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Primavera fredda in busta paga: nuove addizionali. Beffa per i lavoratori dipendenti


ROMA – In attesa della maxistangata di giugno con il ripristino dell’Ici (che adesso si chiama Imu) sulla prima casa, si comincia a pagare già questo mese con uno stipendio, o una pensione, che si prospettano più leggeri. Come se non bastassero i continui aumenti del prezzo della benzina che si avvicina sempre più pericolosamente ai due euro al litro, a fine marzo scatterà per tutti l’aumento delle addizionali regionali e per molti anche quelle comunali: le prime peseranno in media qualcosa come 62 euro all’anno; le altre varieranno da Comune a Comune, e se in qualche caso più fortunato non sono state ancora decise dall’amministrazione comunale, non entreranno nello stipendio di questo mese ma sarà soltanto questione di tempo. E la ministangata verrà così soltanto rinviata.

(Ansa)
TRATTENUTE – Il Caf-Cisl nazionale (Centro assistenza fiscale della Cisl) ha studiato nel dettaglio quanto tutto questo peserà sulle tasche degli italiani che percepiscono stipendio o pensione. E il risultato è che l’aumento del prelievo scatterà per tutti sulle addizionali regionali e sarà dello 0,33 per cento. Questo vuol dire, spiegano al Caf-Cisl, che chi percepisce un reddito di 1.200 euro lordi al mese (15.600 all’anno) si vedrà trattenuti ulteriori 51 euro in un anno, a partire dallo stipendio di marzo, e se il Comune ha già stabilito l’aumento dell’Irpef comunale, la trattenuta potrà arrivare fino a 98 euro, sempre annui. Per fare due esempi concreti, sempre il percettore di stipendio di 1.200 euro mensili lordi, si vedrà trattenuti 51 euro di addizionale regionale annua in più e se vive a Catanzaro, dove l’amministrazione comunale ha deciso già per un aumento dell’Irpef comunale dello 0,30 per cento, ulteriori 47, per un totale appunto di 98 euro di addizionali in più all’anno, già a partire da questo mese. A Chieti, dove il Comune ha deciso per un più 0,135 per cento (21 euro), la trattenuta complessiva sarà di 73 euro.

DIFFERENZE REGIONALI – Naturalmente le cifre crescono al crescere del reddito. Per un lavoratore con reddito basso, 1700 euro lordi al mese, 22.100 all’anno, l’aumento annuo dell’addizionale regionale sarà di 73 euro e con un eventuale incremento massimo, come a Catanzaro, dell’Irpef comunale, si arriverà fino a 139 euro annui in più. A Chieti sarà di 103 euro. Se la busta paga arriva a 2.200 euro lordi, 28.600 all’anno, la tassa regionale sarà più alta di 94 euro in 12 mesi, con l’Irpef comunale si arriverà a 133 euro a Chieti e a 180 a Catanzaro. I percettori di redditi mensili pari a 3.200 euro, 41.600 all’anno, dovranno pagare in più 137 euro di addizionale regionale e a Chieti arriveranno fino a 193 euro, a Catanzaro la somma s’impenna fino a 262. Sempre, naturalmente, in un anno.

I COMUNI – Tutto questo già a partire dal mese di marzo, cioè dallo stipendio che sta per arrivare. Fortunatamente non tutte le amministrazioni comunali hanno deciso di utilizzare la leva dell’aumento dell’Irpef comunale per aumentare i propri introiti, così come concesso dalla manovra di Ferragosto firmata da Tremonti-Berlusconi che ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di deliberare, a partire dal 2012, quindi dall’inizio di questo anno, aumenti fino ad un livello massimo dello 0,8 per cento. Nessuno dubita comunque che prima o dopo tutti, o quasi tutti i Comuni faranno ricorso a questa possibilità, visti i bilanci sempre più in negativo delle città italiane, anche quelle più piccole. Una buona notizia c’è, comunque, ma non si sa fino a che punto sia davvero buona, considerato che riguarda soltanto i percettori di redditi bassissimi. Solo i pensionati e i dipendenti con introiti talmente sottili da non dover pagare neppure l’Irpef principale, non dovranno subire aumenti di addizionale regionale e comunale. I pensionati che prendono fino a 7.535 euro all’anno e quelli oltre i 75 anni con reddito fino a 7.785. E i lavoratori con stipendio fino a 8.030 euro lordi all’anno.

ALIQUOTA BASE – Importante è precisare che quello di cui si sta parlando, e che diviso per dodici mesi sembra questione di pochi euro al mese, almeno per i redditi più bassi, è soltanto l’aumento dell’addizionale regionale deciso nei mesi scorsi. L’aliquota base, infatti, è stata portata dallo 0,9 per cento all’1,23 per cento ma i governatori potranno incrementarla fino all’1,73 per cento e addirittura fino al 2,03 per cento nelle Regioni come la Campania, il Molise e la Calabria, che hanno i conti della sanità fuori linea. Considerando la trattenuta nel suo complesso e quindi non soltanto l’aumento che scatterà da questo mese, la trattenuta è piuttosto elevata. In Campania, dove l’aliquota regionale è ad un livello massimo, un contribuente con un reddito di 30 mila euro lordi all’anno pagherà 609 euro, quasi il doppio di un cittadino veneto (369 euro). Anche nel Fisco, molto cambia da Regione a Regione.

Fonte Corriere.it

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