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Legambiente Creazzo espone le sue perplessità sui lavori progettati lungo il Retrone

 

Il progetto Retrone

”Il Retrone… compreso tra il ponte sulla S.P. Peschiera dei Muzzi, in località Molini, e la zona degli impianti sportivi di Creazzo è interessato da un progetto di riqualificazione promosso dalla Provincia di Vicenza… questo tratto… scorre attraverso zone a coltura annuale intensiva, con un significativo impatto antropico, ed ha sponde, ad esclusione della parte più prossima a località Molini che risulta particolarmente spoglia, in cui è presente solamente la componente erbacea mentre mancano quelle arbustiva ed arborea. L’area in oggetto è adiacente ai siti SIC del “Torrente Valdiezza” e dei “Colli Berici” appartenenti alla Rete Natura 2000.
Quest’area ha una notevole importanza naturalistica per la presenza della lampreda padana (Lethenteron zanandreai) in quanto specie endemica del bacino padano.
Le opere in progetto per ridare il corretto riassetto al territorio circostante il fiume Retrone si suddividono, fondamentalmente, in tre aree di intervento: opere idrauliche, opere di riqualificazione fluviale e opere per la costruzione di un percorso paesaggistico.
Per mitigare il rischio idraulico nel territorio del Comune di Creazzo e, allo stesso tempo, ridare un beneficio a scala di bacino all’intero fiume Retrone, la Provincia di Vicenza, con tale progetto, prevede la realizzazione di invasi temporanei in cui le piene possono espandersi laminando, così, i picchi di portata…
La realizzazione delle zone di invaso temporaneo richiede, inoltre, la costruzione di argini in terra per definire le zone esondabili e garantire la sicurezza idraulica delle aree contigue. Sarà, poi, realizzata una pista di servizio che si snoda per 2090 metri, dalla zona degli impianti sportivi di
Creazzo fino al ponte sulla Strada Provinciale che collega Creazzo con Sovizzo; questa pista avrà una sezione larga 2,5 metri e un fondo composto da pietrisco a granulometria fine… Infine, per collegare la sponda destra con quella sinistra si realizzerà una passerella in legno, circa 250 metri a monte della confluenza tra il Retrone e la roggia Casalina.
Per migliorare le caratteristiche dell’ecosistema fluviale si intende recuperare parte delle dinamiche naturali e creare zone adatte alla vita e alla riproduzione delle fauna ittica e dell’avifauna.
L’intervento più consistente riguarda il recupero di alcune anse dell’originale tracciato del fiume riaprendo, attraverso opere di pulizia ed, eventualmente, di aumento della sezione, alcuni tratti ancora visibili e con presenza di acqua stagnante. Così facendo si persegue il duplice obiettivo di
valorizzare e proteggere gli habitat dei boschi perifluviali e creare zone di relativa calma ad alto valore biologico.
Verranno realizzati piccoli interventi diffusi di movimentazione dell’alveo come il posizionamento di massi e la creazione di buche e raschi, con l’obiettivo di variare il profilo dell’alveo e permettere l’instaurarsi di dinamiche morfologiche naturali. Per quanto riguarda la vegetazione, si intende
preservare le specie autoctone e realizzare nuove aree boscate che si collegano a quelle esistenti dando, così, continuità alla vegetazione ripariale ed aumentando la biodiversità.
La messa in opera del progetto, quindi, comporterà un miglioramento della qualità del fiume Retrone, aumentandone la biodiversità, con possibili effetti benefici anche all’interno delle aree SIC contigue; le alterazioni della qualità dell’aria sono trascurabili e, comunque, paragonabili con quelle legate alle normali pratiche agricole. L’alterazione del suolo è temporanea ed interessa un’area esterna a quella dei SIC; inoltre, presenta caratteristiche e dimensioni tali da non influenzare la situazione all’interno del sito.”Da sito http://www.vicenzanatura.org/
dell’Assessorato ai beni ambientali della Provincia di Vicenza

LAVORI IDRAULICI LUNGO IL RETRONE, UN BEL LAVORO?

Ci rendiamo conto che molte persone, sicuramente la maggioranza (ci è stato giustamente detto che rappresentiamo una minoranza), a veder quell’ordinato e pulito lavoro lungo il Retrone sarà soddisfatto però è bene sapere che un modo sbagliato di rapportarsi con il territorio. Sono condivisibili, in assoluto, gli interventi per la prevenzione del rischio idraulico e per la realizzazione della pista ciclo-pedonale ma è il modo con cui sono state realizzate queste opere che stride. E ci spieghiamo meglio.
E’, in apparenza, un bel lavoro ma in realtà la stessa funzione che persegue – cioè la prevenzione del rischio idraulico – poteva essere realizzata in maniera più consona e attenta (come indicato nel progetto originario) al rispetto dell’ambiente fluviale e del paesaggio anche perché certi fattori, che non sono stati considerati, contribuiscono alla mitigazione del rischio idraulico, se ben veicolati. Tutto questo senza spendere soldi in più ma solo avendo le giuste attenzioni.
Qualcuno, a questo punto, dirà tra sé e sé “guarda te quanto casino per tre piante”, ma se quel qualcuno provasse a fare qualche approfondimento capirebbe che non è per niente banale (si tratta, appunto, di andare un po’ oltre l’apparenza ed addentrarsi nella conoscenza).
Il lavoro che possiamo ammirare lungo le sponde del Rettone rappresenta lo stesso modo di pensare e agire che ha portato il nostro Veneto e la nostra Italia ad essere consumati e semplificati irrimediabilmente. Detto così si può capire tutto o niente ma se andiamo a vedere un po’ di dati tecnici c’è da far accapponare la pelle. Dal 1950 al 2000 nella Provincia di Vicenza, per esempio, c’è stato l’aumento demografico pari al 32% mentre l’aumento del territorio urbanizzato è stato del 342%. Lo possiamo ammirare tutti! Addio campi coltivati (Andrea Zanzotto ha ben espresso come la mentalità dei campi di sterminio ha portato allo sterminio dei campi), addio alberi isolati, addio salici, addio filari alberati, addio percorsi fluviali naturali, addio sicurezza idraulica, addio “Bel Paese!”
Se pensiamo che spianando e alzando gli argini, togliendo piante e costruendo ancora saremo indenni da futuri “disastri naturali”, che di naturale hanno ben poco, beh, allora siamo proprio degli sciocchi perché non abbiamo ancora capito la lezione.
Solleviamo questa questione non per spirito disfattista o di critica gratuita bensì per amore della nostra terra. E amare la propria terra significa conoscerla. Perchè se la conosci la ami e la rispetti, altrimenti no.
Caratteri dell’identità veneta sono anche il fosso, il salice, la siepe, gli arativi arborati vitati, la lampreda padana… sapete di che cosa stiamo parlando?
Se vi viene qualche dubbio e non volete fermarvi alle apparenze, alle vostre convinzioni, ai vostri pre-giudizi, cliccate su un motore di ricerca nel web “riqualificazione fluviale”oppure “Manuale per la riqualificazione fluviale della regione veneto” .
Se invece vi è più facile additarci come “esagerati ambientalisti” significa che, probabilmente, condividete ciò ch’è successo al territorio veneto e italiano negli ultimi 60 anni.
Ciò che rattrista è che se non avremo un cambio di mentalità (si tratta prevalentemente “solo” di cambiare quella – in realtà le mentalità sono dure a morire) saranno giusto inutile tante belle parole e documenti tra PAT, PUT, Governo del territorio…ecc.
“Fatti, non spugnette…” dice un simpatico comico (anche se c’è poco di comico nella nostra vicenda) e i fatti si vedono.
Creazzo-OvestVicentino

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