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Wifi nelle scuole, nel 2012 non si può dire di no.


Di Veronica Rigoni, Coordinatrice Generazione Futuro .
La preside dell’Istituto Lampertico, Lina Anoardi, vieta l’utilizzo del all’interno della propria , impedendo così agli studenti di accedere alla rete, oramai universalmente riconosciuta come pre-requisito alla crescita e allo sviluppo, ma anche alla formazione e alla libertà di informazione.
Crediamo che la Preside dell’istituto Lampertico, come tutti i suoi colleghi dirigenti scolastici, debba forse fare un giro nella vita reale, prendendo esempio dalle aziende, visto che e’ proprio quello il primo dovere della scuola: preparare i ragazzi alla vita professionale e civile.
La scuola deve essere certamente severa nelle conseguenze dell’utilizzo di internet non consono alle attività scolastiche, ma deve essere anche all’avanguardia e innovativa: una scuola moderna, al passo con i tempi.
Se internet e’ diventato il principale strumento di ricerca, comunicazione e cultura per tutto il mondo, crediamo lo debba essere anche per le scuole superiori e le università. E il vicentino può fare da apripista.
Prendiamo l’esempio del Liceo Quadri che oramai da qualche anno consente il libero accesso, tramite password, alla rete wifi nei 3 laboratori di informatica, in tutti i laboratori di lingue, disegno, fisica, chimica e biologia nonché nell’aula insegnanti, in biblioteca, nei corridoi e in un’area dedicata al libero uso da parte degli studenti. Lo diciamo non per fare pubblicità ad un istituto piuttosto che un altro, ma perché e’ questa l’idea di formazione che abbiamo: con delle regole, certamente, che evitino e puniscano gli abusi ma che consentano l’utilizzo del più potente strumento di democrazia e dialogo del mondo. I dirigenti, i professori e tutto il sistema della formazione devono adeguarsi all’evoluzione tecnologica, facendo tesoro e insegnamento della parte positiva che questo nuovo mezzo può dare. Generazione Futuro chiede con forza l’estensione delle reti wifi pubbliche, a partire anche dall’interno degli edifici scolastici superiori e delle università. Il “divario digitale” si deve superare anche nelle scuole.

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