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Pontida. Le sorti dell'”Itaglia” rette da due simpatici vecchietti: quando Bossi parlò in italiano

Di Caterina FRANCHINA

Si è consumato ieri il vertice popolare padano a . Dopo i proclami dei giorni scorsi ci si aspettava di tutto: vento, tuoni e fulmini. Bersani incrociava le dita, Di Pietro ci sperava: era pronta la “botta” finale necessaria alla caduta del Governo e invece? Niente di fatto!
La truppa verde cachi si è presentata come sempre in sintonia con il prato locale imbrumato dalla pioggia del giorno precedente. Ci sono tutti, dal rubicondo Calderoli, al sempre delirante Borghezio. Non pervenuto Salvini che, memore della recente figuraccia da “stadio” frutto, forse, di una bella bevuta, ha preferito, sembrerebbe, l’anonimato.
Maroni, in giacca e cravatta, a differenza di tutti gli altri, fa le prove da premier. La gente lo vuole e lo acclama a gran voce come un beato Giovanni Paolo II della politica:”subito Presidente del Consiglio”.
E ? “Can che abbaia non morde” dice il vecchio adagio. La sua gente, il suo popolo si aspettava parole di fuoco ed invece ci mancava solo che concludesse con un “chiù pilu pi tutti” all’insegna del bonaccione “Cetto Laqualunque”. Parla di tutto e di più, ma, soprattutto, lancia l’iniziativa più importante per il partito leghista.”Itagliani” del Nord ecco a voi come direbbero “Le iene” il moralizzatore; Tremonti tenga stretti i cordoni della borsa perchè, se è vero come è vero che di soldi non ce n’è più per nessuno, abbiamo trovato la soluzione per la crisi: nuove sede istituzionali estirpate da Roma… Così tutto quello che viene definito come il popolo delle partita iva, dei lavoratori dipendenti, dei precari non dovrà fare un lungo viaggio per gridare ai quattro venti la rabbia di essere governati da due “simpatici vecchietti”.
Dio salvi l’Italia, quella vera.

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