
di Aldo SANTORO e Caterina FRANCHINA.Oggi la sinistra ha mostrato alla Nazione il suo volto più imbarazzante con una dichiarazione a dir poco sconcertante di Nichi Vendola che ha definito Carlo Giuliani (nella foto con l’estintore in mano pronto a lanciarlo contro la camionetta dei carabinieri), il giovane attivista no-global ucciso nel 2001 durante gli scontri del G8, eroe al pari di Falcone e Borsellino; Carlo Giuliani l’«eroe ragazzino», così lo definisce, ucciso da un carabiniere a Genova, quando «una generazione perse l’innocenza e fece i suoi conti con la morte». La sinistra politica è destinata ad un limbo eterno se questi sono gli uomini che vogliono venire fuori dall’ombra e candidarsi addirittura a sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi, dopo aver ”sparigliato i giochi” nel suo campo, quello di un centrosinistra appunto, definito «asfittico, che non ha saputo interpretare la crisi del mondo, dell’Europa e dell’Italia». Chiunque fosse sulla soglia di una scelta di campo, dopo cotanto scivolone, non avrebbe dubbi da che parte stare, non avrebbe dubbi che ad una scelta diversa forse è meglio il meno peggio o il non scegliere del tutto, optando per l’ indifferenza mettendo nel cassetto il senso civico sopraffatto da un ribrezzo e da una nausea asfissianti. Poi c’è Elena Donazzan, la conclamata “figlia del Veneto”, che diffonde un comunicato entusiasmante nei suoi contenuti, dove sembra di sentire la sua voce in uno dei suoi tete-a-tete con la gente che l’ama, la segue e l’ha riportata, sospinta da una marea di voti, in Consiglio Regionale. Leggere queste parole ci rende orgogliosi di essere italiani, lontani anni luce, dagli sproloqui di Vendola, dal lerciume di Roma, da una questione morale vilipesa e sperando che cotanto faro di una politica di valore, di passione, di cuore non lasci mai i nostri confini per renderci almeno per una volta orgogliosi di recarci alle urne.
“Per chi fa politica a sud, come a nord d’Italia,
sentirsi impegnati in una battaglia per la legalità nel
pubblico come nel privato, per il rispetto delle istituzioni
nella forma e nella sostanza, avere coraggio della coerenza
tra le cose dette e quelle da fare, non piegarsi al potere
ma piegarlo alle regole ….Oggi a Palermo i giovani del Popolo della
Libertà porranno rimedio allo sfregio compiuto contro le
da diversi anni, proprio i giovani della destra
palermitana, hanno deciso di fare proprio il monito che
Borsellino lasciò, quasi un testamento spirituale ai
ragazzi, dicendo che la mafia avrà il suo colpo mortale
solo quando i giovani non le daranno più il proprio
consenso……Quei giovani scelsero anni
fa, immediatamente dopo la strage di via D’Amelio, di
prendere Borsellino, con una militanza nella destra
universitaria, uomo di Stato e per lo Stato e farlo
diventare il proprio eroe…..Quei ragazzi, da Palermo, ci hanno chiesto di
non lasciare che la mafia fosse il principale segno
distintivo della loro terra, ci hanno raccontato che mafia
è un sistema, che non ha confini geografici, né
politici, che non guarda in faccia nessuno, che si annida in
ogni luogo dove ci sia il potere da gestire, e ci ha
insegnato che la mafia elimina chi le si pone contro,
certamente con il tritolo, come è successo a Falcone e
Borsellino, ma anche con maniere meno evidenti ma certamente
pericolose…..I messaggi mafiosi, i
pentiti a tempo, la disaffezione verso lo Stato, la
disillusione verso tutto e tutti, la disperazione e lo
sconforto che prendono spesso chi combatte contro questo
male sono i pericoli e quei giovani lo sanno e la
fiaccolata che annualmente ricorda il sacrifici di
Borsellino serve a tenere accesa la speranza….E’la speranza di chi
crede che dalla Sicilia fino in Veneto la battaglia per la
legalità sia un dovere di ciascun cittadino,sia un segno
di civiltà, sia rispetto per chi ha perso la vita e per
chi vuole costruire una società diversa da quella in cui
troppo spesso ci troviamo a vivere…..A quei ragazzi-
che oggi riaccenderanno la fiaccola nel
segno di Borsellino, il ringraziamento che al di là dei
luoghi comuni, delle facili strumentalizzazioni, della
bandiera della legalità spesso sbandierata solo a parole,
c’è il rigore della costanza di quanti, magari in
silenzio, certamente fuori dal clamore sanno dare senso ad
un impegno civico in politica….E’il voler essere
protagonisti nell’affermazione di uno
stile in politica, come nell’impresa, nella magistratura,
come nel giornalismo dove purtroppo, proprio in queste ore
si lanciano strali ed accuse, ma che avrebbero bisogno solo
di un rigoroso silenzio, quello degli occhi e delle rigorose
parole di un grande siciliano: Paolo Borsellino”.
Elena Donazzan
PR: 0
Tags:
Carlo Giuliani,
Elena Donazzan,
Giovanni Falcone,
Paolo Borsellino,
Vendola
Credo che con le dichiarazioni di Vendola abbiamo toccato il fondo… Paragonare un teppista da strada come Carlo Giuliani ( con tutto il rispetto per la pietà dei defunti) a Falcone è Borsellino è aberrante. Due eroi di cui bisogna farne tesoro e soprattutto prendere come esempio per le loro gesta, ma il povero Carlo Giuliani non ha nulla da insegnare se non ad affrontare le Forze di Polizia travisati e con un estintore in mano pronto per fare una strage. Caro Vendola pensi ad aggiustare la sanità Pugliese e a far arrestare tutti coloro che ne hanno fatto un business famigliare.
ma come fà poveretto dovrebbe autodenunciarsi anche se attualmente è ancora in vigore il dovere della procura di indagare …meditate se per caso Vendola (e tutti i trans pugliesi)(come si chiama? o si fa chiamare) facesse rima con BERLUSCONI & c.