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Una via per un gentiluomo: Giorgio Almirante

Una strada del comune di intitolata a Giorgio . È questa la proposta presentata nei giorni scorsi, al primo cittadino Stefano Giacomin, da Annalisa , capogruppo de “Il Popolo di Creazzo”, che in consiglio comunale siede sui banchi dell’opposizione.
La richiesta, avanzata anche a nome di altri cittadini oltre che della lista rappresentata da Farinello, intende essere «un tributo ad un grande statista che ha avuto la capacità di intravedere il futuro – afferma Farinello – e che parlava alla gente di valori e di patria e che anche gli avversari politici rispettavano e oggi ne rispettano la memoria».
E aggiunge: «Sono 150 i comuni d’Italia che hanno intitolato una via o una piazza ad Almirante; la stessa proposta è stata fatta a Roma dal sindaco Alemanno, anche per altri politici», sottolinea la consigliera Farinello.
Da qui quindi l’idea di intitolare la strada: «La volontà non è tanto quella di dedicargli una strada in quanto rappresentante d’una forza politica – conclude -, ma come uomo politico».
Fonte Giornale di Vicenza

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21 Responses to Una via per un gentiluomo: Giorgio Almirante

  1. giuseppe rigoni

    29 gennaio 2010 at 23:16

    La Farinello farebbe bene farsi un giro in macchina per le zone industriali del paese, e ad osservare la fine del nostro mito industriale, un tempo si faceva una lotta per allargare le zone industriali e dar spazzio al nostro sviluppo, che sembrava non finisse mai, poi si è passati dal modello del dialogo politico, all’avvio del despotismo ad oltranza, e per mantenerlo in piedi si è inventato anche un nemico immaginario (IL DEFUNTO COMUNISMO). Ebbene da quando i despoti sono andati al potere, in ITALIA si è mossa la frana della DEINDUSTRIALIZZAZIONE,che alla fine porterà il nostro stato alla rovina. Altro che Almirante, a lui va imputata la responsabilità della conservazione del seme, della pianta nefasta del Fascismo dispotico, con tutto il male che questo sta portando con se, con lo spirito di rivalsa che lo accompagna, e che mina il dialogo, ed erode lo spirito di collaborazione che aveva caratterizzato l’epoca del grande sviluppo in Italia. Almirante è stato il progenitore dei despoti come Sgarbi, dei fanfaroni che anche a Creazzo si sono ingrassati sgovernando di recente il paese, e calandoci sopra una colata di appartamenti che ora sono in gran parte invenduti, una via alla memoria degli imprenditori che hanno perso tutto a causa delle loro fobiche figure, e che hanno sempre usato la politica al solo fine di vivere senza lavorare. Rigoni Giuseppe

  2. Pingback: “Giorgio Almirante ha sempre parlato di valori…” | Il Colle Informa

  3. gmeneghetti

    30 gennaio 2010 at 18:22

    Sig.Rigoni, il nostro Paese ha vissuto momenti di odio e forte contrapposizione politica, intitolando una via a Giorgio Almirante “forse” si ha la possibilità di dare un segnale di rinnovamento culturale per le generazioni future.
    Cordialmente.
    Giorgio Meneghetti

  4. giuseppe rigoni

    23 giugno 2010 at 21:51

    Caro Meneghetti, il signor Almirante e vissuto di politica, mentre il sottoscritto difendeva con onore l’Italia all’estero, screditata dal ventenno infamante del dominio fascista, Almirante non à fatto nulla per il paese di Creazzo. Se può vada a visitare il parco Doria, ebbene quelle proprietà erano nostre, risparmiate con anni di emigrazione, ed espropriate a suo tempo dal comune di Creazzo pagandole 28.000.000 di vecchie lire. Neanche il prezzo di un appartamento, più tardi ne dovetti ricomprare un piccolo relitto, rimasto inutilizzato della nostra proprietà, ebbene per quel relitto ò dovuto sborsare tanto quanto mi avevano pagata l’intera proprietà.
    Cosi il parco nei fatti ci è stato legalmente estorto, ed ora quando osservo gli anziani a passeggio ed i ragazzi a giocare, mi chiedo come mai alle famiglie che hanno dato cosi tanto, non venga dedicata una via, AA… dimenticavo la nostra famiglia è sempre stata antifascista, peccato. RIGONI GIUSEPPE

  5. Giovanni Savignano

    22 agosto 2010 at 11:59

    Si verifichi cosa scrivevano i fascisti diventati antifascisti in due secondi (tra cui, per esempio, il fascistissimo littorissimo Pietro Ingrao e tanti opportunisti trasformisti (comunisti e democristiani codardi come e peggio di lui).

    La menzogna dei preti e dei cattocomunisti è come quella di Almirante alla rovescia: si dice A e si fa B.

    Si predica “giustizia, uguaglianza e comunanza dei beni” e poi si fa morire nelle foibe e nei gulag.

    Io non non mai incontrato un comunista regalare una spilla ai poveri.

    Proprio come Almirante alla rovescia: giovane volontario in trincea per difendere l’Italia dal capitalismo americano e dalla barbarie rossa per un verso e per l’altro nascondeva alla vista dei tedeschi intere famiglie ebree nelle cantine o negli scantinati.

    Inoltre.

    Non si confonda la difesa della razza con la difesa delle identità e tradizioni patrie nel rispetto di quelle altrui.
    L’Italia non è una prostituta da vendere alla plutocrazia d’oltreoceano e alla barbarie comunista.

    Questo fu il senso della Repubblica Sociale.

    Inoltre.

    Ma si sa chi era Giorgio? Si sa che Giorgio è nato, è vissuto, ha patito la povertà e la negazione della libertà personale e politica perché non ha mai piegato le spalle per accaparrrarsi il potere come hanno fatto gli ex fascisti, i partigiani che sparavano alle spalle, i traditori, i firmatari della costituzione: democristiani e comunisti?

    Inoltre.

    Si sa che Lui non tradì anche di fronte alla fucilazione?

    Si sa che per Lui contava solo la dignità e l’onore?

    Inoltre.

    Si sa cosa vuol dire rischiare la pelle in una guerra consapevolmente persa per pura fedeltà o per un idea (giusta o sbagliata che sia)?

    Questo fu Almirante, questa era la Repubblica di Salò che contava anche ragazzini di 15 o 16 anni.

    A chi dobbiamo dedicare le strade della Patria Italiana: al capitalista americano e al suo alleato comunista (invasori e distruttori e negatori della nostra grande e inimitabile TRADIZIONE STORICO-CULTURALE)?

    A chi? A Stalin, a Tito o a qualche altro boia comunista?

    O ad un giovane che firmò un bando in un piccolo paesino presso Grosseto con nome e cognome stampato?

  6. giovanni savignano

    7 novembre 2010 at 00:59

    non la penso come Voi.
    COMUNQUE ognuno puo’ esprimere opinioni diverse.
    approfitto per chiede notizie su questo altro Giovanni Savignano . dove opera e vive ‘

  7. Enzo

    7 marzo 2011 at 16:01

    Una via per Almirante: diciamo qualcosa di lui.

    Giorgio Almirante: figlio d’arte, figlio del regista di Eleonora Duse.
    Nato a Salsomaggiore nel 1914, a Torino conseguì la licenza liceale e alla Sapienza di Roma il dottorato in Lettere Classiche. Fu giornalista e redattore capo del quotidiano romano “Il Tevere”. Partecipò alla seconda guerra mondiale sul fronte nord africano come tenente di fanteria e fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu segretario personale di Fernando Mezzasoma. Dall’aprile del 1945 al settembre del 1946 fu latitante per sfuggire alle persecuzioni dei CLN e per vivere fece anche il venditore ambulante. Con alcuni reduci fondò nel 1946 il Movimento Sociale Italiano e ne fu il primo segretario nazionale. Fu eletto deputato nel 1948 e da allora ha sempre lasciato al Partito metà dello stipendio come lasciò tutto ciò che ereditava anche personalmente. Quel giovane che rifiutò la droga badogliana, che rifiutò la droga partigiana, quel ragazzo coraggiosamente volontario a Salò dove poteva solo perdere e morire per onore e fedeltà a un’dea, a una grande idea (non consegnare mai la Patria Italiana al capitalismo plutocratico d’oltreoceano e alla barbarie comunista, a quel materialismo bruto o capitalismo oligarchico di Stato ancor più feroce) seguì una concezione spirituale della vita e la socializzazione delle imprese in economia (cogestione e partecipazione degli operai agli utili).

  8. Enzo

    15 marzo 2011 at 16:48

    Una via per Almirante: diciamo qualcosa di lui.

    Giorgio Almirante: figlio d’arte, figlio del regista di Eleonora Duse.
    Nato a Salsomaggiore nel 1914, a Torino conseguì la licenza liceale e alla Sapienza di Roma il dottorato in Lettere Classiche. Fu giornalista e redattore capo del quotidiano romano “Il Tevere”. Partecipò alla seconda guerra mondiale sul fronte nord africano come tenente di fanteria e fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu segretario personale di Fernando Mezzasoma. Ingiustamente accusato di razzismo per un articolo scritto sul “Tevere”, salvò dai nazisti intere famiglie di ebrei nascondendole dove poteva e proprio a Salò: al contrario di gente come Bocca ed Eugenio Scalfari che scrissero di razzismo per viscido ossequio al Fascismo. Dall’aprile del 1945 al settembre del 1946 fu latitante per sfuggire alle persecuzioni dei CLN e per vivere fece anche il venditore ambulante. Con alcuni reduci fondò nel 1946 il Movimento Sociale Italiano e ne fu il primo segretario nazionale. Fu eletto deputato nel 1948 e da allora lasciò al Partito il suo guadagno come lasciò quel che ereditava anche personalmente. Quel giovane che rifiutò la droga badogliana, che rifiutò la droga partigiana, quel ragazzo coraggiosamente volontario a Salò dove, con il nemico di fronte e il traditore alle spalle, poteva solo morire per onore e fedeltà a un’dea, a una grande idea (non consegnare mai la Patria Italiana al capitalismo plutocratico d’oltreoceano e alla barbarie comunista, a quel materialismo bruto o capitalismo oligarchico di Stato ancor più feroce) seguì una concezione spirituale della vita e la socializzazione delle imprese in economia (cogestione e partecipazione degli operai agli utili).

  9. Enzo Saldutti

    17 marzo 2011 at 09:18

    A chi dobbiamo intitolare una via?
    A Stalin, A Tito, al comunismo che siede sopra una montagna di ossa umane torturate e massacrate?

    Ai partigiani che sparavano alle spalle i ragazzini di Salò (15 o 16 anni) solo perché volevano difendera l’Italia dal capitalismo plutocratico americano e dal capitalismo di Stato sovietico ancora più ferovce?

    Ai partigiani (delinquenti comuni assoldati dai catto comunisti) i quali torturavano e assassinavano donne e bambini?

    Badate che la storia non è quella che hanno dettato a scuola e tutti acchiappavano a bocca aperta.

    Una via ad Almirante? Mai. Per carità: era fascista e razzista.

    Prima dell’8 settembre tutti fascisti e razzisti, dopo: tutti santi e verginelli.
    Per citarli tutti: occorre un libro (leggete quello di Nino Tripodi dal titolo “Italia fascista in piedi”.

    Ecco un verginello che vale per tutti.
    Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, sparò a zero contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza).

    Almirante ha rischiato la vita per fedeltà ad un’idea, ha combattuto a Salò una guerra già persa ed oltretutto ha salvato anche intere famiglie di ebrei nascondendoli ai nazisti e proprio a Salò.

    Almirante rischiò la vita per onore e fedeltà e non si vendeva per un piatto di fagioli come i politici di oggi.

    Giorgio era un grande uomo.

  10. Enzo Saldutti

    17 marzo 2011 at 10:35

    Vorrei che qualcuno mi citasse il nome di un ebreo (dico: uno solo) perseguitato e torturato e assassinato da Almirante.
    Poi mi deve conteggiare quanti ebrei (mi basta un solo nome) furono vittime assassinate dai fascisti.
    Poi mi deve conteggiare quanti milioni di vittime sulle cui ossa siede il comunismo fino alla fucilazione degli omosessuali praticata a Cuba dall’eroe Guevara.
    A me risultano in totale: 95 milioni.
    E, se mi sbaglio, esigo correzione.
    Poi mi deve conteggiare quante vittime (ivi compresi donne e bambini) sono state torturate e assassinate dagli assoldati delinquenti comuni (ossia: dai cosiddetti “partigiani”).
    Se non lo fa (o meglio: se non lo sa perché non glielo hanno dettato) dimostra che la vittima dell’ignoranza bruta nonché asinina è proprio costui.
    Perciostesso rilegga la storia seriamente, onestamente e intelligentemente.
    Poi, se è capace, mi proponga un discorso sui concetti di Patria, Tradizione, Identità (nei loro rapporti con le ideologie imperialiste, omologanti e internazionaliste espresse dalla plutocrazia anglo americana e dal comunismo marxista o marxiano che dir si voglia).
    Infine mi descriva le conseguenze letali a cui hanno condotto l’umanità intera (e si vede benissimo oggidì) codeste ideologie.

  11. Enzo Saldutti

    17 marzo 2011 at 10:56

    No ad Almirante perché razzista?
    Non confondiamo.
    V’è modo e modo nel parlare di razza. Difendere non significa discriminare. Difendere significa salvare le proprie radici storiche, sociali e di cultura, significa impedire che un popolo stravolga un altro, significa vivere dove si è nati e cresciuti, vivere come in famiglia (nel proprio luogo di natura, secondo le proprie abitudini, la propria identità, sentirsi a proprio agio, dove si è compresi e si comprende amandosi, aiutandosi). Non c’è esistenza più triste che quella di un popolo sradicato dalle sue origini, dalla sua tradizione e portato altrove o in esodo altrove. E ovvio che da ciò non può nascere che odio, violenza, incomprensioni devastanti. Se così non fosse, perché esistono determinate parole che esprimono determinati concetti: Patria, Nazione, Tradizione. La caratteristica di una popolo è il forte legame all’ambiente in cui si vive, alle costumanze: è cosmos (ordine) che riunisce gli intenti, accoglie l’armonia, espelle, rifiuta l’emarginazione del singolo. Non v’è posto per la solitudine, l’individualismo apolide, per l’angoscia dello spazio universale, ampliato, smisurato, desolato. Un popolo è comunità, è appartenenza, è come un cerchio sacro dove si è protetti da chi si conosce e si riconosce, dove tutto è sempre identico a se stesso e diverso da ciò che esiste altrove. Ogni comunità possiede una cultura, un patrimonio spirituale proveniente dagli antenati, un luogo determinato. Permane nella distinzione con altre. E poi: quale idea migliore c’è se non quella di aiutare un popolo lì dove si trova? Di qui l’ipocrisia pretestuosa nelle accuse di razzismo. Il Duce altrove ha portato soltanto benessere: ha portato benessere (non violenza e odio razziale o discriminatorio).

  12. Enzo Saldutti

    19 marzo 2011 at 22:02

    Inoltre, vorrei chiarire perche` non potevo essere io quello visto a Napoli in compagnia di un transessuale, come asserito dal Sig Gennaro Perillo:
    Non sono contrario all’omosessualita` in senso assoluto (come potrei?), ma, da fascista, provo estremo ribrezzo per gli effemminati ed i travestiti. La mia e`, infatti, un’omosessualita` maschia, pura e virile, lungi dai profumi frou frou e dalle chirurgie plastiche. Io elevo l’atto penetrativo equiparandolo all’eroismo della battaglia: muscoli, sudore e sangue. Adoro Mussolini, Balbo e Almirante: veri uomini, portatori di maschia potenza fascista. Amo gli emblemi piu` alti del fascismo e della poesia dannunziana proprio perche` pregni di simbologia omosessuale e carichi del piu` forte erotismo: potenza, rigidita`, erezione, corpi muscolosi e braccia tese, spade, gladi, pugnali ed altre armi di vigorosa penetrazione, gagliardamente brandite da maschie formazioni d’assalto, brigate, squadriglie e falangi!
    …A proposito di falangi, mi permetto una breve digressione: quando ero piu` giovane…altro che falange! Tutto un pugno m’entrava: il dolore mi portava a raggiungere il culmine dell’eroismo e della sublimazione sessuale! Ma ora, purtroppo, che sono vecchio ed ho perso elasticita`, mi accontenterei pure d’una carotina.

  13. Enzo Saldutti

    21 marzo 2011 at 12:36

    A chi studia sui manualetti di terza media o, a bocca aperta, acchiappa quel che gli dettano i professorucoli di sinistra laureati con il 18 politico.

    La sorte degli ebrei italiani

    In ogni città vi furono esponenti e funzionari della RSI che si giocarono la vita per salvare gli ebrei. Valga per tutti la storia del Dott: Giovanni Palatucci, funzionario della Questura di Fiume durante la Repubblica Sociale Italiana. Alla vigilia della seconda guerra mondiale a Fiume vivevano circa 1.500 ebrei i quali, malgrado le “leggi razziali” del 1938, avevano continuato nella più assoluta tranquillità a svolgere le loro normali occupazioni senza subire restrizioni di sorta. Ma la situazione degli ebrei fiumani cambiò bruscamente dopo l’8 settembre, allorché, con la creazione del “Litorale adriatico” e con l’arrivo delle truppe germaniche di occupazione, si determinarono i presupposti per una violenta repressione. Ormai si profilava, in tutta la sua agghiacciante realtà, la deportazione in massa della comunità ebraica nei lager della Polonia.
    Per evitare n simile provvedimento, le autorità repubblicane, spronate e sostenute continuamente dalle massime autorità della RSI, si organizzarono subito in difesa della comunità ebraica. Protagonista principale di questa difficile e delicata operazione di salvataggio fu il commissario capo di P.S. dottor Giovanni Palatucci che, per le sue funzioni ufficiali e la sua esatta conoscenza del problema ebraico giuliano in quanto era stato per diversi anni responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura, era la persona più indicata per opporsi con efficacia ai propositi delle SS.

  14. fantonini

    22 marzo 2011 at 17:24

    Certe persone più vanno avanti con l’età più evidentemente si rimbecilliscono certi commenti faziosi, clamorosamente diffamatori e scandalosi meriterebbero di essere sbugiardati con vigore da chi la guerra l’ha fatta, e l’ha fatta in Italia e non fuggendo come quei partigiani che alle spalle sparavano ai tedeschi in fuga(a nemico che scappa porte aperte . . . .) come testimonia la lapide alle “Maddalene”.
    L’unico errore del fascismo sono state l’approvazione al programma sulle leggi razziali.
    Poi persa la guerra sono ovviamente stati imposti magistratura e istruzione di nota provenienza per de-formare chi la storia l’avrebbe appresa gli anni avvenire.
    Non ci sono altre parole che meritino di essere spese.

  15. Enzo Saldutti

    24 marzo 2011 at 12:47

    Davvero non si capisce cosa voglia dire l’espresione “apologia di Fascismo” che circolava negli anni settanta quando l’invidiato Almirante in tutte le piazze d’Italia comiziava e, con la sua inimitabile classe oratoria, enunciava i principi del Movimento Sociale Italiano e denunciava i crimini del comunismo internazionale (95 milioni di vittime torturate e massacrate) e quelli compiuti in Patria ai militanti missini assassinati o bruciati vivi come i fratelli Mattei. Si dovrebbe quindi parlare anche di “apologia del Comunismo”? E si dovrebbe parlare anche di “apologia del sistema più corrotto e mafioso del dopoguerra o Democrazia Cristiana”? In breve: dovrebbero essere arrestati tutti (nessuno escluso). Un altro cretino luogo comune è quello di chiamare “fascista” ogni persona che “prevarica”, “impone”, “agisce con severità”, un docente che boccia chi non studia, un carabiniere o un poliziotto che arresta un drogato o un delinquente. Insomma: luoghi comuni, cretinate e ignoranza. Ecco il punto: ignoranza storica.
    Il Fascismo da San Sepolcro a Salò (in una definizione storicamente e scientificamente fondata) è un modello politico italiano che basa la sua dottrina social nazionale su 5 punti cardini:
    1) difesa della tradizione e della identità patria contro ogni internazionalismo;
    2) anticapitalismo plutocratico di stampo americano o liberista;
    3) anticapitalismo oligarchico di Stato o sovietico;
    4) socializzazione delle imprese o partecipazione degli operai alla cogestione e all’equa distribuzione degli utili con abolizione del lavoro dipendente o salariato: gli operai sono al tempo stesso padroni responsabilizzati dell’azienda;
    5) concezione spirituale della vita contro ogni riduzione materialistica della vita e dell’uomo: a ciò per ovvia consegenza si aggiungono quei valori (onore, fedeltà, coraggio) enunciati negli anni della Repubblica Sociale Italiana cui aderirono anche giovani di 15 o 16 anni in una guerra già persa e perciostesso con la morte in agguato per difendere la Patria dalle ingerenze straniere.
    La dottrina fascista è riassunta nell’idealismo gentiliano e nei 18 punti del Manifesto di Verona o nel pensiero di Nicola Bombacci (uno dei fondatori del PCI e fucilato a Dongo insieme al Duce gridando: viva il socialismo).
    E questo non è nostalgismo: è nostalgia di grandi ideali in una società sempre più serva del potere mercantilistico della grande finanza mondiale dove tutto (umanità compresa) è mercificato. Cioè: dove tutto (in nome del profitto) è proteso verso la malattia fisica e morale dell’uomo e del cosmo.

  16. Nico

    26 marzo 2011 at 14:23

    Il bando di fucilazione (Grosseto anno 1944)

    Questo bando riguarda un paesino sperduto nella provincia di Grosseto: è un bando di amnistia o di “perdono” che dir si voglia: in sostanza dice che saranno fucilati quei partigiani che non si presenterannno entro una data prestabilita.
    Il bando riporta la firma “stampata” di Giorgio Almirante per conto del suo Ministro a Salò Fernando Mezzasoma. Almirante, come sua coraggiosa abitudine, non si nasconde e adisce le vie legali.
    Ebbene:
    1) sono stati fucilati quei partigiani nominati?
    2) per il ruolo che ricopre a Salò (collaboratore di Mezzasoma) non può firmare neanche un manifesto di propaganda: immaginate se può firmare un bando di fucilazione riservato rigorosamente a Mussolini, al maresciallo Graziani e al Ministro della Giustizia Pisenti
    3) la firma è stampata (ripeto: stampata e non autografa)
    4) Almirante, benché possa non farlo, adice le vie legali
    5) ottiene tre sentenze favorevoli dal Tribunale di Reggio Emilia e poi è assolto dal Tribunale di Roma per inautenticità di firma e documento
    6) la notizia esce a una distanza di quasi 30 anni: il 21 giugno 1971 e, vedi caso, dopo otto giorni da un clamoroso successo elettorale del MSI e con epiteti come “fucilatore”, “assassino”, “massacratore”.
    7) l’Unità scrive letteralmente: non ci siamo mai sognato di affermare che Giorgio Almirante fosse un fucilatore
    8) siamo agli inizi degli anni settanta, proprio quando i partiti dell’arco costituzionale tentano in ogni modo (non ci riescono) di sciogliere il MSI (ripeto: i “partiti”, non il popolo elettore cui compete sciogliere democraticamente)
    9) proprio nel tempo in cui morivano assassinati e bruciati vivi giovani del MSI
    10) e perché nulla si diceva dei partigiani stessi che fucilarano senza pietà e con processi sommari anche ragazzini d 15 e 16 anni volontari a Salò perché rei di proteggere l’Italia dalle ingerenze straniere per fedeltà all’idea fascista?

  17. Gianni

    27 marzo 2011 at 23:36

    Tante vie dedicate a Togliatti Palmiro che era sempre a Mosca a prendere ordini (informatevi).

    Mentre Almirante era un gerarca sanguinario dei campi di concentramento nazisti: tanto è vero che lo votava anche Borsellino (informatevi) e chissà perché.

  18. Tonios

    28 marzo 2011 at 19:26

    Si chiedono cosa ha fatto Almirante?
    Ha fatto ( da volontario) 5 anni di guerra e due di latitanza dormendo nei vagoni dei treni abbandonati per non rinnegare il suo credo: i partigiani lo cercavano per fucilarlo.
    Ha aderito alla Repubblica Sociale perché era un uomo di grande fedeltà e dignità.
    Poteva solo morire perché combatteva una guerra già persa.
    Ha rischiato la morte per le sue idee: non mai consegnare l’Italia al capitalismo americano e alla barbarie comunista o capitalismo oligarchico di Stato.
    Credeva nella Patria libera dalle ingerenze straniere e nella socializzazione delle imprese (gli operai sono padroni: cogestione e distribuzione equa degli utili e non lavoro subordinato o salariato).
    Nel dopo guerra è stato sempre segregato ed emarginato.
    Non si è piegato mai a compromessi o cedimenti: ONORE.
    Lasciava al Partito gran parte del guadagno da parlamentare e anche ciò che ereditava personalmente.
    Era onestissimo e non non sapeva nemmeno cosa significasse la parola RUBARE.

  19. Gino

    30 marzo 2011 at 21:32

    In Italia ci sono tante vie dedicate a Togliatti Palmiro che era sempre a Mosca a prendere ordini e denaro per il PCI: connivente con i barbari rossi, assassini, massacratori di 95 milioni di vite umane. Il comunismo siede sopra una montagna di ossa umane.

  20. Edoardo

    31 marzo 2011 at 14:11

    Si discute per una via a Giorgio Almirante: alcune riflessioni. Si dice che sia il nemico della democrazia. Tutto dipende dai punti di vista: ad esempio si dice che Aldo Moro ha lottato per la democrazia, ma intanto risulta fascista fino all’8 settembre e scrivendo qualcosa sulla razza (come altri fascisti che nel Ventennio erano egualmente scrivani razzisti: Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca). E fascisti furono Pietro Ingrao, Giovanni Spadolini, Nilde Iotti, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti eccetera. Si dice che Togliatti e Berlinguer lottarono per la democrazia: intanto erano del PCI (partito che prendeva ordini e denaro da Mosca e non credo che il comunismo sia un modello di democrazia con 95 milioni di vittime torturate e massacrate). Almirante da volontario ha combattuto sul fronte africano e poi, per “fedeltà” a un idea (giusta o sbagliata che fosse), aderì (volontario) alla Repubblica Sociale per combattere una guerra già persa e quindi rischiando la morte e poi (latitante) perché i partigiani lo braccavano per fucilarlo. E perché aderì alla Repubblica di Salò? Perché, come tanti ragazzini anche di 15 e 16 anni, non volle consegnare la Patria al capitalismo plutocratico americano e al capitalismo di Stato (sovietico) ancora più feroce. Fu accusato per un bando di amnistia (durante la guerra non in tempo di pace) per alcuni partigiani: dovevano presentarsi, “altrimenti” (ripeto: “altrimenti”) sarebbero passati per le armi. La notizia del bando esce quasi 30 anni dopo (nel 1971 dopo un clamoroso successo elettorale del MSI). Almirante non si nasconde, adisce le vie legali, il bando non lo poteva firmare, la firma risulta stampata e non autografa, tre sentenze del tribunale di Reggio Emilia gli sono favorevoli e il Tribunale di Roma lo assolve per firma e documento falso. L’Unità, dopo l’assoluzione, smentisce quello che aveva precedentemente detto. Poi: non risulta che i partigiani fossero verginelli quanto a torture, fucilaziioni con processi sommari. E se tutto dipente dai punti di vista: dov’è la verità? Chi ha combattuto per la causa giusta? Chi è stato un uomo di fede, onore e coraggio?

  21. rubel

    14 maggio 2012 at 16:14

    Non è una strada a far cambiare la memoria storica, Almirante è stato
    un uomo coerente con le sue scelte, anche se per me sbagliate ovvero:
    era facista prima del 25 luglio ’43 lo è rimasto dopo l’8 settembre e
    dopo il 25 aprile ’45.
    Per quanto riguarda il “tradimento” dell’8 settembre e la conseguente
    nascita della RSI, il vero tradimento e stato fatto dalla Germania, che
    dal 25 luglio, in circa 40 giorni ha quasi totalmente occupato il territorio nazionale con truppe non richieste e con forte atteggiamento contrario del nostro Stato Maggiore Generale.
    (Praticamente entravano senza formale autorizzazione e con prepoten-za)

    Rubel

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